Bonus 80 euro: perché produce disuguaglianze

Uno studio della Cisl dimostra come, a parità di reddito tra 10 e 26 mila euro, un pensionato paga il 5% in più di Irpef di un dipendente

Manifestazione di pensionati contro il governo – Credits: Ciro Fusco/Ansa

Redazione Economia

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A parità di reddito, "un pensionato che percepisce dai 10 ai 26 mila euro, sopporta in media un'aliquota Irpef del 5% più alta rispetto a quella pagata da un lavoratore dipendente". Lo afferma una ricerca della Cisl, che sottolinea come il bonus fiscale di 80 euro produca disuguaglianze: "tra lavoratori dipendenti da un lato, pensionati e autonomi dall'altro", ma anche "tra lavoratori dipendenti con reddito al di sotto, o subito al di sopra, della soglia di 26 mila euro".

"Anche i lavoratori dipendenti con reddito immediatamente a ridosso dell'area bonus (classe di reddito 26-29 mila euro) - continua la ricerca - pagano un'aliquota il 5% maggiore di coloro i quali rientrano nell'ultima classe dell'area bonus".

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In questo modo, tra i lavoratori dipendenti si produce "una disuguaglianza verticale", sottolinea lo studio della Cisl, solo in parte eliminata dall'abolizione della Tasi sulla prima casa. Quest'ultima misura, "volta a ridurre la pressione fiscale per quei soggetti altrimenti tagliati fuori dal bonus", è in grado solo in parte di attenuare "le differenze. Infatti favorisce i contribuenti a reddito medio e medio alto (in particolare, quelli che superano i 35/40 mila euro l'anno) e i pensionati".

Crea un effetto ridistributivo "importante ma parziale, perchè alla collettività viene destinato un beneficio di ammontare pari a poco più di 1/3 di quello destinato tramite il bonus fiscale". Il costo del bonus 80 euro - puntualizza la ricerca della Cisl - è di "circa 10 miliardi di euro e riguarda 10 milioni di soggetti (lavoratori dipendenti), mentre l'abolizione della Tasi sulla prima casa costa allo Stato 3,5 miliardi di euro, coinvolgendo una platea di quasi 20 milioni di contribuenti".

Su 25,2 milioni di famiglie italiane - secondo i calcoli fatti dal sindacato sui dati dei contribuenti che si sono rivolti al Caf della Cisl - quelle interessate in qualche modo dal bonus "sono 8,2 milioni (32,5% del totale) e di queste, 6,7 milioni (l'81,7%) contano un solo percettore di bonus al proprio interno, 1,4 milioni (il 17,1%) due percettori, mentre le restanti 100 mila famiglie tre o piu' percettori".

Per il 2016, la conferma del bonus, la sterilizzazione degli aumenti Iva e l'abolizione delle imposte sulla prima casa "andranno indubbiamente a favorire una ripresa dei consumi interni", conclude il sindacato.

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