Benzina, prezzi in salita ma piange anche il fisco

L’aumento delle accise ha portato ad una riduzione dei consumi e, per una volta, anche del gettito fiscale

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Giuseppe Cordasco

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I prezzi della benzina ricominciano a salire e questa volta a dispiacersi non ci sono solo gli automobilisti, ma anche lo Stato. A differenza infatti di qualche tempo fa , quando grazie all’effetto del pesante aumento delle accise, seppur a fronte di consumi in calo, l’erario poteva festeggiare aumenti cospicui del gettito, ora invece le conseguenze sono di tutt’altro segno. Ma andiamo per ordine, segnalando innanzitutto agli automobilisti che si metteranno in viaggio per il weekend, che oggi, secondo le periodiche rilevazioni di Staffetta Quotidiana, prosegue il rialzo del prezzo della benzina che ormai sfiora 1,86 euro presso i distributori di molti marchi. In particolare numerose sono le compagnie che stanno ritoccando verso l’alto i propri listini, con Ip a 1,855 euro al litro, Q8 a 1,859, Shell a 1,858 e Tamoil a 1,857.

Qualche piccola consolazione arriva per chi invece viaggia con motori a gasolio, visto che sul diesel c’è invece un ritocco al ribasso per quasi tutte le compagnie, con prezzi che calano di circa un centesimo. E in effetti a far lievitare il costo dei carburanti in questo periodo è stato soprattutto il prezzo della benzina, che sui mercati internazionali, per ragioni legate alla sua raffinazione, nelle due ultime settimane ha subito un costante incremento. Un’impennata che comunque in queste ore sembra essersi momentaneamente attenuata, con quotazioni che sembrano aver trovato un punto di equilibrio.

In tutta questa girandola di aumenti, come accennato, a rimetterci, per una volta, non sono solo gli automobilisti ma anche il fisco italiano. Evidentemente la corda delle accise è stata tirata fino a spezzarsi , e la conferma arriva dal gettito che l’erario ha raccolto nel mese di dicembre, che è risultato in calo ben del 7,6 % rispetto al mese precedente. Qualcuno ha anche scomodato le teorie economiche, parlando di effetto Laffer, che consiste appunto in un calo del gettito a fronte di una tassazione eccessivamente elevata.

E in effetti tra caro-benzina, aumento dei pedaggi autostradali, e rincari delle polizze assicurative, gli italiani sembrano aver deciso di utilizzare sempre meno l’automobile. A questo proposito infatti nel 2012, i consumi di benzina e di gasolio, in Italia, sarebbero calati del 10,5%. E oggi a rimetterci, per una volta, sono anche le casse del fisco con timori che ora sono tutti rivolti al 2013, visto che se dovesse continuare il trend attuale alla fine dell’anno prossimo potrebbero mancare all’appello dell’erario ben 2,6 miliardi di euro. Come accennato però gran parte delle responsabilità di questo fenomeno sono da ricercare proprio nell’aumento sconsiderato che le accise sui carburanti hanno subito nel corso degli ultimi tempi.

Basti pensare che secondo gli ultimi dati ufficiali, a dicembre, il prezzo italiano della benzina ha superato quello medio europeo di 25,4 centesimi. Una differenza  dovuta, pensate, per 23,1 centesimi a un maggior carico fiscale e solo per 2,3 centesimi a un maggior prezzo industriale. Discorso analogo vale per il gasolio, il cui maggior prezzo alla pompa in Italia è di 26,3 centesimi, derivanti, anche in questo caso, da 24,4 centesimi di maggiori imposte e solo per 1,9 centesimi da maggiori costi industriali. Probabilmente, in un 2013 tutto da ripensare dal punto di vista fiscale se si vorrà davvero rilanciare l’economia del Paese, un ruolo rilevante lo dovrà avere proprio una ridefinizione del carico fiscale sui carburanti, che in questo momento, inutile nasconderselo, rappresenta una vera palla al piede per famiglie e imprese.

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