Nuove tasse per le banche: e se a pagare fossero i correntisti?

Le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme: gli istituti di credito potrebbero scaricare sui clienti il peso delle nuove imposte decise da Renzi

– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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E’ stata certamente una delle novità meno pronosticate contenute nel nuovo Def del governo Renzi: l’aumento dal 12 al 26% dell’aliquota che le banche dovranno pagare sulla rivalutazione delle proprie quote in Bankitalia. Certamente una sorpresa molto amara per tanti istituti di credito, che però ora potrebbe trasformarsi in un salasso per milioni di correntisti. A lanciare l’allarme sono Adusbef e Federconsumatori, che dichiarano apertamente di temere che i costi maggiori che dovranno affrontare le banche, possano essere riversati sui clienti, con aumenti indiscriminati delle tariffe bancarie.

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Secondo le associazioni dei consumatori bisogna a tutti i costi evitare “che le banche possano continuare indisturbate a spennare e taglieggiare i correntisti con costi, spese, salati tassi e commissioni proibitive, che portano un conto corrente a costare in Italia 371,20 euro l’anno, contro una media europea di 114 euro”. E per evitare che ciò accada proprio in concomitanza con gli ultimi incrementi fiscali a carico delle banche arriva la richiesta di “un blocco triennale delle tariffe bancarie, per non far addossare con una partita di raggiro, i maggiori oneri valutati in circa 35 euro a correntista”. Questa sarebbe dunque la cifra che mediamente potrebbe essere richiesta dalla banche a ogni cliente per poter coprire le spese aggiuntive imposte dalla nuova tassazione decisa dal governo Renzi.

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Decisione quest’ultima che le associazioni dei consumatori si affrettano comunque a giudicare positiva, ma che come detto, vorrebbero fosse puntellata con il blocco delle tariffe bancarie per evitare appunto spiacevoli ritorsioni nei confronti dei correntisti. D’altronde, si tratterebbe di un timore fondato, se si considera che solo negli ultimi 12 mesi, secondo quanto rilevato sempre da Adusbef e Federconsumatori, i correntisti hanno dovuto fare fronte a “uno stillicidio infinito di aumenti e ritocchi che ha fatto lievitare del 18,7% in media i costi delle operazioni”. E gli esempi a sostegno di certo non mancano, anzi rappresentano una sorta di lista della spesa davvero infinita. Si va dai rincari sulle utenze pagate allo sportello, passate da 2,5 euro a 3, al prelievo contanti allo sportello salito a 2 euro rispetto all’euro e mezzo precedente.

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Oppure il bonifico su un conto della propria banca arrivato a 4 euro contro i 3,5 euro precedenti, che diventano addirittura 4,50, se riferito ad altra banca, contro i precedenti 4 euro. E ancora, la richiesta dell’estratto conto passata da 0,50 centesimi a un euro o il prelievo di contante da sportelli automatici di altre banche arrivato a quota 2,10 euro,ovvero 10 centesimi in più di prima. Per non parlare infine della gestione di un portafoglio titoli il cui costo ha fatto un balzo da 50 a 55 euro. Tutti segnali preoccupanti che da tempo avevano messo le associazioni dei consumatori sul piede di guerra nei confronti delle banche. Ora, la vicenda della tassazione sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia potrebbe riaccendere la miccia dello scontro, e vederemo se il governo vorrà prendere atto delle preoccupazioni che arrivano dal mondo dei correntisti, assumendo qualche ulteriore decisioni nei confronti degli istituti di credito.

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