Trans-Adriatic-Pipeline
Economia

Tap: le motivazioni economiche dietro al gasdotto

La nuova infrastruttura ha l'obiettivo di diversificare le fonti di approvvigionamento energetiche dell'Europa e dell'Italia

Tap sì o Tap no? In questi giorni infiammano le proteste contro il nuovo gasdotto Trans-Adriatic Pipeline (meglio noto come Tap) che porterà in Italia e nel resto d'Europa il gas prodotto nell'area del Mar Caspio, in particolare nell'Azerbaigian. Tra i contrari alla realizzazione dei lavori sulle coste del Salento, ci sono molte persone che concordano comunque sulla necessità di costruire il nuovo gasdotto, anche se da un'altra parte. Per quale ragione c'è bisogno del Tap?


IL PERCHÉ DELL'OPERA

L'obiettivo principale per cui è stato ideato il Tap è quello di consentire all'Europa, tradizionalmente povera di fonti di energia, di diversificare il più possibile gli approvvigionamenti di gas. Se è vero che il Vecchio Continente è l'area geografica che investe di più in energie alternative, non va infatti dimenticato che il processo di conversione alle fonti rinnovabili è ancora in uno stadio relativamente arretrato. Soltanto nel 2030, le energie pulite come l'eolico o il solare riusciranno a coprire il 30% del fabbisogno europeo (oggi siamo  al 20% circa). Dunque, i paesi dell'Ue saranno ancora per molto tempo dipendenti dagli idrocarburi come il gas e in particolare da quello proveniente dalla Federazione Russa.


DIPENDENTI DA PUTIN

Nello specifico, dalla Russia di Vladimir Putin arriva circa il 35% del gas consumato in Europa, meno del 30% proviene dalla Norvegia e più o meno il 10% dall'Algeria (un fornitore molto importante per l'Italia). Una quota residuale di approvvigionamenti, inferiore al 30%, si suddivide tra i paesi arabi come la Libia o il Qatar. Nulle sono invece le importazioni provenienti dall'altra parte dell'Atlantico. Grazie alle tecniche estrattive dello shale gas, gli Stati Uniti stanno diventando una potenza energetica mondiale. Ma portare al di qua dell'Atlantico la loro materia prima cosa troppo, perché occorre renderla liquida, farla navigare per migliaia di chilometri sui mari e rigassificarla poi in appositi impianti sul territorio.


La rotta dal Mar Caspio

Per aggiungere un altro nome ai suoi pochi fornitori di gas, dunque, l'Unione Europea ha deciso di creare una infrastruttura come la Tap che parte dall'Italia, attraversa l'Adriatico, una fetta del territorio dell'Albania e della Grecia. Infine questa infrastruttura si collega al Trans Anatolian Pipeline, un' altra mega condotta energetica che attraversa la penisola dell'Anatolia e porta diretto fino all'Azerbaigian, un paese che già oggi fornisce più di 6 miliardi di cubi all'anno di gas alla Turchia. Con la costruzione del Tap, insomma, il gas azero allungherà di un bel po' i propri orizzonti, per giungere nel Vecchio Continente passando dal Salento.

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