Stiglitz: perché l'intelligenza artificiale dividerà la società

Il Premio Nobel per l’economia invoca nuove leggi per contrastare lo strapotere dei dati

Intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale - 19 settembre 2018 – Credits: iStock - Gremlin

Stefania Medetti

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E’ tempo di concentrarsi sulla politica per regolamentare l'intelligenza artificiale. L’invito, attraverso le colonne del Guardianarriva da Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca Mondiale, Premio Nobel per l’Economia e professore alla Columbia University. “Le preoccupazioni relative all’intelligenza artificiale sono una continuazione di quelle che la globalizzazione e l'innovazione hanno portato con sè. Siamo stati lenti a capire quello che stavano facendo e non dovremmo fare di nuovo lo stesso errore”. 

Perché la riflessione è necessaria

Come ha evidenziato nel suo saggio “La globalizzazione e i suoi oppositori”, il peso delle multinazionali impatta sugli accordi commerciali, anche a danno di lavoratori e cittadini. Con l’esplosione di dati, si ripresenta la stessa dinamica. Infatti, al di là dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavorole aziende tecnologiche possono sfruttare l’intelligenza artificiale per estrarre significato dai dati legati ai nostri comportamenti, quando facciamo ricerche online, quando acquistiamo o scambiamo messaggi con i nostri amici. La Silicon Valley sostiene che questi dati siano utilizzati per personalizzare i servizi, ma esiste un’altra prospettiva e, cioè, che siano utilizzati contro di noi.

Forze insidiose in gioco

L’operato dei giganti della tecnologia sta sollevando questioni molto profonde sulla privacy e sulla possibilità di sfruttare cittadini e consumatori come non è mai successo prima. I monopoli di un tempo avevano la possibilità di aumentare i prezzi. Adesso, invece, con l’intelligenza artificiale possono sfruttare le informazioni sulle persone per indirizzarne i comportamenti di acquisto. Stiglitz pone una domanda che sospetta che le aziende tecnologiche abbiano già affrontato internamente. "Qual è il modo più semplice per fare soldi: realizzare un prodotto migliore o trovare un modo migliore per sfruttare qualcuno?”.

In che modo avviene lo sfruttamento

Le aziende della new economy sanno molte cose di noi e ciò significa che la vita sarà sempre più spiacevole. Acquistare in un determinato negozio, per esempio, potrebbe tradursi in un prezzo più alto. Inoltre, se le persone sono consapevoli di queste dinamiche, il loro comportamento ne esce distorto e cresce il livello di ansia. Quindi, contrariamente a un medico che usa l’intelligenza artificiale per migliorare la vita dei pazienti, le aziende tecnologiche possono avvalersi dell’innovazione per trarre il maggior vantaggio possibile. Non è difficile immaginare come le nuove tecnologie possono accentuare le tendenze più egoistiche del settore privato.

A chi spetta il controllo

Decidere a livello legislativo quali dati possono essere memorizzati dalle aziende tecnologiche è determinante. Secondo l’economista, spetta infatti al legislatore stabilire quali dati possono essere usati dalle aziende, per quali scopi, quale grado di trasparenza devono fornire sull’uso dei dati e se possono attingere a database diversi. Tutte queste variabili devono essere valutate con la consapevolezza del pericolo che le imprese tecnologiche rappresentano: “Non si può consentire ai giganti della tecnologia di farlo da soli”.

Le tasse da sole non bastano

Nuove politiche sono necessarie per limitare i poteri di monopolio e redistribuire l'immensa ricchezza concentrata nelle aziende di intelligenza artificiale. Apple e Amazon, fa notare l'economista, hanno raggiunto una capitalizzazione da mille miliardi e insieme valgono come le prime dieci compagnie petrolifere messe insieme. "Quando hai così tanta ricchezza concentrata nelle mani di pochi, hai una società più iniqua e questo danneggia la nostra democrazia”. Il sistema fiscale esistente non è stato disegnato per affrontare una sperequazione di queste dimensioni. E’ solo cambiando le leggi, dunque, che i frutti dell’innovazione potrebbero essere divisi in maniera più equa, migliorando la vita di tutti i cittadini. Perché questo avvenga, però, è bisogna cominiciare a riflettere sui rischi connessi allo sviluppo della tecnologia. 

Per saperne di più:

- Nel mondo cresce la disuguaglianza e nuoce gravemente alla salute

- Così le aziende sfruttano la tecnologia per indebolire i lavoratori


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