Economia

Stati Uniti: alloggi condivisi per ridurre le spese e sentirsi meno soli

Millennials, anziani e giovani famiglie: perché sempre più americani scelgono le comunità intenzionali

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Una giovane mamma – Credits: Matt Cardy/Getty Images

Vivere "insieme" in America va sempre più di moda. Per risparmiare ma anche per sentirsi meno soli. Ecco come hanno guadagnato attenzione e popolarità le "case condivise", appartamenti che di solito non superano i 30/35 metri quadrati ma dotati di bagno e cucina autonomi che permettono a chi ci abita di condividere la giornata in un contesto da "villaggio", con tutti i benefici che ne derivano.

Case condivise per combattere la solitudine

La solitudine è senza dubbio una delle piaghe della società moderna, che si fa sentire soprattutto fra chi appartiene a categorie deboli, come gli anziani, e fra chi vive in agglomerati urbani che, per un motivo o per l'altro, non offrono molte occasioni di interazione umana. E non è solo questione di disagio: la solitudine si traduce spesso in affezioni psicologiche come la depressione e altrettanto spesso in patologie del corpo: numerosi studi hanno confermato che la mancanza di relazioni sociali è collegata a maggiori rischi di malattie dell'apparato cardiovascolare.

I vantaggi delle "comunità intenzionali"

Dagli Stati Uniti arriva una risposta al problema che parte dal basso: le cosiddette "comunità intenzionali", ovvero gruppi di persone che decidono di vivere insieme attraverso formule che garantiscano sì di interagire, ma che allo stesso tempo permettano di preservare la privacy.

Non si tratta più, come avveniva negli anni Settanta, di comuni ispirate a filosofie solidaristiche, ma di organizzazioni gestite in maniera professionale, in modo da evitare eccessi e da contenere le inevitabili frizioni che possono sorgere nella vita insieme. Le comunità intenzionali americane sono collocate in complessi residenziali strutturati sulla base di gruppi di piccoli appartamenti in cui ritirarsi con aree comuni dove incontrarsi. A volte, vengono organizzate anche attività comuni, come cene sociali o attività ricreative, per cementare lo spirito di gruppo.

Quanto costa vivere in comunità

I prezzi di un appartamento in una comunità intenzionale oscillano a seconda dello stato, ma in generale gli affitti vanno dagli 800 ai mille dollari, mentre per gli acquisti si oscilla dai 175 ai 430mila. Le pulizie in genere sono incluse, così come una parte delle spese. Poi ci sono i "vantaggi extra". Se gli anziani approfittano della possibilità di intrattenersi con i vicini e di aiutarsi a vicenda nella preparazione dei pasti o nella gestione della spesa, sono tante anche le giovani famiglie che decidono di trasferirsi nelle comunità intenzionali. Essenzialmente perché il senso di appartenenza è talmente forte che oltre a sentirsi al sicuro insieme ai loro bambini, possono anche contare sul sostegno, rigorosamente gratuito, e molto spesso premiato con un gradevole pasto caldo da consumare "in famiglia", di decine di nonni sempre a disposizione quando capitano imprevisti sul lavoro.

Quante sono le comunità intenzionali

Il fenomeno è in crescita: secondo la Fellowship for Intentional Community, nel territorio degli Stati Uniti si contano già più di 1500 comunità di questo genere, anche se ciascuna ha caratteristiche specifiche. Ci sono gruppi di persone che si sono creati sulla base di interessi o esperienze condivisi (artisti e veterani di guerra ne sono un esempio), altri che invece sono nati per fronteggiare difficoltà oggettive di partecipare alla vita sociale (è il caso di quelle nate negli Stati più settentrionali, dove il clima è particolarmente rigido), altri ancora per fornire servizi reciproci (come quelli che si occupano della cura comunitaria dei bambini piccoli). E non mancano i problemi: come nei vecchi condomini di provincia, non è sempre facile gestire il rispetto delle regole comunitarie, specie laddove queste si estendano anche ad aspetti in passato confinati esclusivamente alla sfera privata.

Vita di comunità e social network

Studi empirici su questa nuova formula di convivenza non sono ancora stati fatti, ma la sensazione generale è che siano piuttosto validi perché creano armonia, rilassatezza, fiducia e un senso di appagamento diffuso all'interno della comunità. I primi studiosi che hanno iniziato ad occuparsi di questo fenomeno hanno rilevato anche un tasso di interesse per l'interazione sui social network più basso rispetto alla media. Forse proprio perché, potendo interagire nella realtà, il mondo virtuale diventa superfluo.

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