Starace (Enel): "Un futuro senza combustibili fossili è possibile"

Intervista all'amministratore delegato del gruppo elettrico: "Entro il 2020 ridurremo le emissioni di anidride carbonica del 25 per cento"

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Francesco Starace – Credits: Olycom

Guido Fontanelli

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Una grande occasione per salvare l’ambiente. Ma anche una sfida da far tremare i polsi per chi produce energia, come l’Enel. Dal vertice Cop21 di Parigi, che si è concluso venerdì 11 dicembre, non saranno emersi molti impegni vincolanti, ma un messaggio forte, quello sì: dobbiamo ridurre drasticamente l’uso di combustibili fossili per rallentare l’aumento della temperatura del pianeta. Parole che diventano maledettamente concrete per uomini come Francesco Starace, 60 anni, amministratore delegato dell’Enel, che guidano le aziende su cui poggia il funzionamento delle nostre industrie e delle nostre città grazie al gas e al carbone.


Intanto condivide l’appello dei Grandi a consumare meno prodotti fossili per salvare il pianeta?
Sin dall’inizio il negoziato di Parigi si è distinto per il forte mandato politico supportato dai quasi 150 tra capi di Stato e di governo presenti alla cerimonia d’apertura. La Cina e gli Stati Uniti, i primi due Paesi per emissioni, sono oggi in prima linea nel dibattito con obiettivi concreti di riduzione delle emissioni climalteranti. La Cina si avvia ad implementare nel 2017 il più grande sistema di «Emission trading» del mondo, supportato da standard di efficienza sul parco di generazione convenzionale sempre più ambiziosi che le permetteranno di ridurre le emissioni. E poi ci sono gli Stati Uniti che hanno triplicato la produzione da fonte eolica e aumentato di 20 volte l’energia prodotta dal solare. Ormai un futuro senza combustibili fossili quindi non è solo pensabile, ma è anzi indispensabile e possibile. La domanda pertanto diventa: saremmo in grado di decarbonizzare ad una velocità sufficiente per contrastare il cambiamento climatico? Per dare una risposta adeguata c’è bisogno del supporto dei governi e di chiarezza a livello internazionale sugli obiettivi climatici di lungo periodo. Più in generale, chiediamo un sostegno alla creazione di una cornice che faciliti gli investimenti necessari alla transizione energetica. Faccio alcuni esempi: assenza di interventi regolatori retroattivi, chiarezza nei segnali di prezzo di lungo termine dell’energia, determinazione nella trasformazione delle infrastrutture energetiche.


Oggi l’Enel produce elettricità nel mondo utilizzando per prime, con il 34 per cento, le fonti rinnovabili: ma al secondo posto con il 29 per cento c’è il carbone. E gli ambientalisti di Greenpeace ricordano che l’Enel è il primo produttore di Co2 in Italia e il quarto in Europa. Come si fa a modificare in tempi ragionevoli questa situazione?
 Come gruppo ci siamo impegnati a sostenere il percorso globale di decarbonizzazione, in linea con gli obiettivi di Cop21, e a giocare un ruolo attivo su questo fronte con le nostre attività industriali. Per questo, ci siamo prefissati obiettivi stringenti: ridurre le emissioni di Co2 del 25 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli registrati nel 2007; arrivare a zero emissioni di Co2 entro il 2050; focalizzare la ricerca e sviluppo su nuove tecnologie «low carbon» e sviluppare la produzione da fonti rinnovabili con investimenti ingenti. A questo proposito, il nuovo piano strategico 2016-2019 prevede che la produzione da fonte rinnovabile passi dal 38 per cento del 2014 al 52, con più di 9 miliardi di investimenti in questo settore. Il nostro impegno è stato anche recentemente riconosciuto da Greenpeace che considera Enel come l’unica azienda leader tra le utility elettriche nella promozione e sviluppo delle rinnovabili.

Come cambierà il parco-centrali in Italia?                                                                                                                                                                   Già dallo scorso anno abbiamo avviato il progetto Futur-e che prevede la riqualificazione o la chiusura  in Italia di 23 centrali termoelettriche per un totale di circa 13 gigawatt, pari a circa la metà dell’intero parco di generazione convenzionale di Enel nel Paese, che sono da tempo inattive o obsolete dal punto di vista industriale.

Il gas è un’alternativa credibile al carbone?
In una economia matura e di grandi dimensioni ogni esclusione rappresenta di per sè un errore. Non capisco quindi l’alternativa tra gas e carbone. Il gas, il cui contenuto di carbonio non è trascurabile, benché minore di quello del carbone, presenta problemi maggiori per quanto riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti e la stabilità  del costo di acquisto. La transizione energetica va verso le fonti rinnovabili e in questo periodo transitorio un mix bilanciato di fonti fossili tra gas e carbone ad alta efficienza rappresenta la migliore garanzia di stabilità.
 

Nel 2008 l’Enel ha concentrato le attività nel settore delle rinnovabili in una nuova società, la Enel green power, quotata poi nel 2010. Perché ora viene tolta dalla Borsa e rientra nel gruppo?  Con quali vantaggi per gli azionisti?
Oggi le aziende rinnovabili operano in un contesto di mercato molto diverso da quello che lo caratterizzava nel 2010. Grazie anche al ruolo determinante giocato dalle rinnovabili nei mix energetici sia nei mercati maturi che in quelli emergenti, si sta attualmente delineando un nuovo modello di business in cui fattori come generazione distribuita, efficienza energetica, mobilità elettrica, sistemi di accumulo e gestione attiva della domanda richiedono una forte integrazione con le reti e la generazione convenzionale. In questo contesto operare uno sviluppo integrato permette maggiore creazione di valore rispetto ad operare come esclusivo produttore di energia. Penso che l’operazione proposta potrà creare valore per gli azionisti di Enel e per quelli di Enel green power rendendo più semplici le dinamiche di crescita del gruppo nel settore.

Quale secondo lei sarà la tecnologia per la produzione di energia verde più promettente?
Ancora una volta, non vediamo «una» soluzione ai problemi energetici del futuro, ma un continuo avvicendarsi di miglioramenti tecnologici su piu fronti. Noi puntiamo ad avere un mix equilibrato di tutte le tecnologie, tenendo sempre conto delle specificità delle risorse naturali delle aree geografiche dove andiamo ad investire. Lo sviluppo delle rinnovabili deve inoltre essere sempre più connesso alla realizzazione di sistemi di accumulo di energia. Le batterie permettono infatti di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso, durante le fase di massima produzione, e di utilizzarla in un secondo momento quando la domanda è più elevata. Un esempio di questa tecnologia, in grado di aumentare la flessibilità di gestione e l’uniformità dei flussi energetici, è il nostro impianto di Catania, il primo storage integrato alle rinnovabili realizzato in Italia.   

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