Squinzi: "Renzi mantenga le promesse su crescita e lavoro"

Sul numero di Panorama in edicola dal 4 dicembre, il presidente di Confindustria sollecita il premier su fisco e sostegno alle imprese

Giorgio Squinzi

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi – Credits: Imagoeconomica

Redazione Economia

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"La Flat tax andrebbe nella direzione giusta. Io sono un imprenditore globale, lavoro con 48 Paesi. Dov’è stata introdotta la flat-tax ho constatato che ha avuto risultati straordinari: dalla Polonia all’Ungheria a quasi tutti i principali Paesi dell’ex blocco comunista il gettito fiscale s’è impennato". È quanto sostiene Giorgio Squinzi, presidente  della Confindustria, in un’intervista pubblicata sul numero di Panorama in edicola da  giovedì 4 dicembre.

"Tuttavia penso che, prima di arrivare a questa soluzione, il cammino sarà molto lungo. Intanto però si può fare molto altro. Da subito", aggiunge Squinzi, "chiedo semplificazione e certezza del diritto, che sono i capisaldi di un sistema fiscale  moderno che punti alla crescita. Penso alla delega fiscale, una riforma che può avere un impatto rilevantissimo. Rimangono però solo 4 mesi per la sua attuazione. In Italia serve un fisco diverso, che elimini situazioni al limite del paradossale tipo l’Imu sui  macchinari imbullonati. È come se la rendita di un’abitazione fosse calcolata tenendo conto anche dei mobili di arredo. È una follia".  

"Le imprese vogliono tornare a crescere e a creare occupazione. Un Paese che ha il 13 per cento di disoccupazione e, in particolare, il 44 di quella giovanile, non ha futuro. Noi imprenditori siamo pronti a fare tutto il possibile perché questa situazione venga ribaltata, ma anche gli altri devono fare la loro parte". "Il governo Renzi ha iniziato bene, ora però deve proseguire senza perdere impulso con le altre riforme improcrastinabili. A partire da fisco e giustizia. Renzi" ha aggiunto Squinzi, "davanti a noi imprenditori si è impegnato su proposte precise: ha chiaro che la ripresa del Paese può nascere soltanto dalla crescita, e solo dalla crescita la ripresa del lavoro. Ho fiducia che mantenga la sua parola. Magari fosse  già stata compiuta tutta la strada delle riforme necessarie".  

"A fronte di un debito pregresso stimato in circa 75 miliardi, finora sono stati erogati  alle imprese ancora poco meno di 33 miliardi". "Certo, Renzi è in una situazione difficile di liquidità, ma dobbiamo  puntare i piedi in Europa perché, almeno, ci lascino fare investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca senza conteggiarli nel famoso tetto del 3 per cento del rapporto tra  deficit e Pil".  "Non mi ha mai convinto la presenza diretta dello Stato nell’economia del Paese. Oltre  alle regole del mercato, è proprio il concetto in sé che non appartiene agli industriali. L’assistenzialismo di Stato non deve più ingrassare le imprese. Con la stessa franchezza  dico però che i poteri dello Stato non devono neppure mettere i bastoni tra le ruote  delle imprese. Mi riferisco a quanto è accaduto a Taranto". Secondo il presidente della Confindustria, "dobbiamo considerare che, al di là della proprietà e delle sue eventuali responsabilità penali, l’Ilva è un gruppo industriale di rilevanza strategica per il nostro Paese. Se chiudesse, usciremmo da un altro settore, la siderurgia, dove deteniamo importanti quote di mercato e che è essenziale per numerose  produzioni industriali italiane: vorrebbe dire perdita di Pil e di altre migliaia  di posti di lavoro".

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