Lo spread torna a salire: i mercati temono l'addio di Monti o il ritorno di Berlusconi?

L'annuncio di una nuova discesa in campo del Cavaliere e le imminenti dimissioni del premier mandano in tilt i mercati. Secondo gli operatori ci aspettano almeno 2 mesi di volatilità

Il premier Mario Monti, di spalle, e l'ex premier Silvio Berlusconi (LaPresse)

Massimo Morici

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Sui mercati torna la paura dello spread in seguito alla nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi e all'annuncio delle dimissioni del premier Mario Monti subito dopo l'approvazione della legge di Stabilità, prevista entro il 21 dicembre.

Lo spread a metà mattinata è schizzato oltre i 360 punti, mentre Piazza Affari dopo le prime ore di scambi era già sotto il 3%. Un disastro.

Colpa dell'addio di Monti o del ritorno di Berlusconi? Secondo il presidente del Parlamento Ue Martin Schultz (destinatario di quel kapò rivoltogli da Berlusconi) non ci sono dubbi: L'Europa ha bisogno di stabilità e non del suo contrario, ossia del Cavaliere, ha tagliato corto in un'intervista all'Ansa.

Il Financial Times, invece, che è una sorta di Bibbia per gli operatori della finanza, è di diverso avviso: stamane in prima pagina ha pubblicato una foto di Monti con il capo chino, spiegando nel titolo che le sue dimissioni "sconvolgono i mercati dopo mesi di stabilità".

Da che punto la si vedi, comunque, di certo c'è che la situazione politica italiana sta diventando sempre più imperscrutabile per gli operatori sui mercati.

Lo dimostra, del resto, l'andamento stesso del differenziale tra i rendimenti dei nostri titoli di Stato decennali e gli analoghi tedeschi - parametro di riferimento dell'Eurozona - salito di oltre 20 punti sopra la chiusura di venerdì, a quota 323.

E pensare che soli pochi giorni prima Monti aveva brindato la discesa sotto i 300 punti, facendogli pregustare una possibile discesa a 287 nei prossimi mesi, la metà del valore raggiunto quando si insediò a Palazzo Chigi un anno fa.

Ma è bastata la discesa in campo del Cavaliere a fagli cambiare idea: nel weekend, a mercati chiusi, ha preannunciato il suo imminente passo indietro.

Così la discesa sotto i 300 punti, costataci un anno di fatica e di sacrifici, resta ormai un sogno. Anche perché ormai la maggior parte degli operatori ritiene probabile il contrario: la salita a breve oltre 400 punti.

I broker di Borsa si attendono di sicuro due mesi di volatilità. Difficile, invece, che le vette toccate nell'autunno 2011 saranno di nuovo raggiunte, anche se non tutti gli operatori sono pronti a metterci la mano sul fuoco, almeno per quanto riguarda i mesi della campagna elettorale.

L'unica protezione dagli attacchi speculativi, infatti, sarà quella fornita dalla Bce di Mario Draghi che potrà attivare lo scudo salva – spread comprando titoli sul mercato. Ma potrebbe non bastare.

A preoccupare gli investitori (la percentuale di debito pubblico italiano detenuta da creditori stranieri dal 35% è tornata al 41% lo scorso giugno), soprattutto i gestori di fondi ed hedge fund, è soprattutto la crescente incertezza politica del paese rispetto alle sue reali capacità di portare a termine le riforme avviate nel 2012 dal governo tecnico sul versante del lavoro, delle pensioni e dei tagli ai costi della spesa pubblica.

A proposito di programmi, stamane il segretario del Pd e futuro candidato premier per la coalizione, Pier Luigi Bersani, compare non a caso in un'intervista, pubblicata nell'edizione europea del Wall Street Journal (qui la traduzione).

Bersani ha cercato di rassicurare i mercati, spiegando che non è sua intenzione rivoluzionare la riforma del lavoro (semmai il tema è rendere più conveniente per le imprese assumere) e che non sarà ostaggio di Vendola.

Il segretario ha ammesso però che l'austerità non può essere l'unica via, anche se il compito di cambiare rotta spetta all'Europa. Un punto, quest'ultimo, che preoccupa e non poco gli investitori internazionali, soprattutto da USA e Regno Unito, per i quali Bersani rischia di trasformarsi in un doppione di Hollande, il presidente socialista francese che ha introdotto per primo la Tobin tax in Europa e che non gode certo di buona fama in borsa.

Un primo test sull'Italia e i suoi titoli governativi italiani, comunque, sarà quello di mercoledì, con un'asta di Bot annuali da 6,5 miliardi e quello di giovedì con un'asta di Btp con ammontare da definire.

Non saranno i soli: in tutto entro fine febbraio (mese in cui sono previste le elezioni: si parla di una data compresa dal 10 al 24) il Tesoro dovrà piazzare oltre 140 miliardi di euro tra Btp e Bot a breve scadenza.

Tuttavia la fine della legislatura era già prezzata dai mercati: ora "occorre  quindi capire quale sarà l’impatto non tanto del cambio di governo,  quanto i toni sui quali si imposterà questa anticipata campagna  elettorale", si legge in un recente outlook di Deutsche Bank, la prima banca privata in Germania e tra i big del credito in Europa.

E se in campagna elettorale il tema più caldo (e in grado di spostare voti) a destra come a sinistra sarà quello di smarcarsi dagli impegni presi in Europa, a perderci saranno anzitutto i nostri titoli di Stato: si deprezzeranno facendo schizzare in alto i rendimenti, per la gioia degli speculatori, rendendo però il costo del finanziamento più oneroso per le casse dello Stato.

Senza contare che ad essere penalizzate saranno soprattutto le banche italiane che hanno in portafoglio miliardi di titoli di Stato . Staremo a vedere.

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