Economia

Spending review: la Corte dei Conti boccia il Governo

È stata un "parziale insuccesso", è il verdetto pronunciato dal presidente Squitieri. Il motivo? Scarsa conoscenza su contenuti, regole e vincoli

Corte-conti

Redazione Economia

-

La spending review in Italia è stata una "parziale insuccesso" legato alla "rigidità" nelle scelte delle modalità di contenimento della spesa. È quanto ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nella relazione pronunciata in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario in cui ha puntato il dito contro i tagli operati a danno dei servizi alla collettività. Squitieri ha pronunciato la sua relazione alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e tra gli altri, dei ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio e Stefania Giannini, e del capo della polizia, Alessandro Pansa.

 

Squitieri ha ricordato come "nel periodo successivo all'esplosione della crisi mondiale, la dinamica della spesa pubblica in Italia abbia subito una netta decelerazione rispetto alla continua e sostenuta espansione che aveva contrassegnato l'interno arco degli anni 2000". Tuttavia la Corte dei Conti, ha proseguito, "è dell'avviso che il parziale insuccesso o, comunque, le difficoltà incontrate dagli interventi successivi di revisione della spesa siano anche imputabili a una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei proposito di taglio".

Secondo il presidente della magistratura contabile, "ciò ha generato, nel dibattito di politica economica, proposte di razionalizzazione che non offrono più scorciatoie percorribili in direzione di un'efficace spending review e che sembrano porre solo sullo sfondo il tema essenziale dell'interrelazione tra spesa pubblica e qualità dei servizi resi alla collettività, in nome della priorità assegnata all'obiettivo di riequilibrio dei conti".

La flessibilità al limite
Squitieri non ha mancato di puntare il dito anche contro la flessibilità nei conti pubblici. "I margini di flessibilità acquisiti in sede europea sono interamente utilizzati nella manovra di finanza pubblica 2016" ha affermato. "In tal modo si mantiene il profilo discendente del deficit dei conti pubblici, che tuttavia, assume una cadenza più rallentata, restando, comunque, al di sotto della soglia del 3 per cento".

Cosa serve per uscire dalla "fase delicata"
L'Italia vive "una fase delicata" in cui permane un quadro di incertezza a livello internazionale che "si è accentuata" nelle ultime settimane ha aggiunto il presidente della Corte lanciando un monito: "È fondamentale fornire impulso alla crescita economica e all'occupazione, pur nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica".

Ma non solo. "Le illegalità trovano nella complessità e nella moltiplicazione delle leggi spazi più fertili per fare presa piuttosto che presidi od ostacoli al loro diffondersi" ha continuato Squitieri. "L'efficiente funzionamento della macchina della giustizia, quale strumento principe di contrasto delle illegalità, costituisce un elemento decisivo per contribuire allo sviluppo e alla crescita del Paese. Occorrono a tal fine norme chiare e non stratificate in apparati complicati, alla cui mancanza spesso deve supplire l'impegno dei magistrati nell'individuare soluzioni, anche organizzative, atte a rendere più snella e rapida l'applicazione processuale".

E ancora: "Recuperare adeguati livelli di intervento pubblico nel campo delle opere" rappresenta "la condizione per ottenere adeguati livelli di crescita, riassorbendo un ritardo nelle dotazioni infrastrutturali che rischia di incidere sul potenziale competitivo del Paese" ha concluso sottolineando che livelli adeguati di investimenti sono anche "una condizione chiave per il rispetto della clausola europea" richiesta dal Governo.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Due anni di Governo Renzi: cosa non va (e non andrà)

Compleanno pieno di nubi per il premier tra scarsi risultati economici, fragilità nelle relazioni in Europa, tensioni interne alla maggioranza

Due anni di economia del governo Renzi tra flop e riforme

Jobs Act, taglio della Tasi e bonus Irpef. Ma è scomparsa la spending review, la bad bank è deludente e manca ancora la riforma delle pensioni

Renzi chiede flessibilità a un'Europa che non lo ascolterà

Per ora il premier sembra avere un solo estimatore: Martin Schulz, presidente dell'Europarlamento. Ma sono le economie del Nord Europa a comandare

L'affondo del Financial Times contro Renzi

Dopo due anni di Governo, scrive James Politi, la "fortuna" del premier sta scemando: è "autocelebrativo" e "protegge la realtà"

Schulz sostiene Renzi: in Europa serve crescita non rigore

Incontro con il Presidente del Parlamento Europeo che loda Renzi, il Governo "stabile" e la linea tenuta in Europa. Siparietto su Andreotti

Renzi e la battaglia per la flessibilità in Europa

L'Eurozona rivela tutti i suoi limiti soprattutto nei momenti di crisi, e i problemi non sono soltanto quelli dell'Italia

Commenti