Spending review, ecco dove Cottarelli può tagliare 20 miliardi

Le proposte del commissario per la revisione della spesa, che obbligheranno i ministeri a limare i costi del 3%

Il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli – Credits: Alessandro Di Meo/Ansa

Andrea Telara

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Tagliare del 3% i costi di ogni ministero. E' l'obiettivo per il 2015 fissato ieri nella riunione convocata a Palazzo Chigi dal premier Matteo Renzi, con il commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Presenti al summit anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, e il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld. Con le sforbiciate alle spese di ogni dicastero, i risparmi per lo stato sarebbero nell'ordine di diversi miliardi anche se, sulle cifre esatte, c'è un po' di confusione.

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Ecco, in sintesi, il quadro dei possibili tagli. Innanzitutto, il punto di partenza sarà l'obiettivo fissato a suo tempo nel piano di Cottarelli, che aveva individuato una riduzione potenziale della spesa pubblica di 18 miliardi di euro già nel 2015, cifra salita poi a 20 miliardi nei mesi successivi, per volontà dello stesso premier. Non tutti i tagli, però, riguarderanno le spese dei ministeri, poiché il commissario alla spending review ha presentato un programma molto articolato, con diverse linee di azione che coinvolgono anche (e soprattutto) gli enti locali.

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Tra le voci di costo da limare, per esempio, c'è ben 1 miliardo di euro di spese per le società partecipate dalle Regioni e dai Comuni. Si tratta di un tema che doveva essere già affrontato con il decreto Sblocca Italia e che, all'ultimo momento, è slittato alla presentazione della prossima Legge di Stabilità. Sempre nel piano di Cottarelli, vengono conteggiati per il 2015 circa 300 milioni di potenziali risparmi derivanti dall'abolizione delle province, altri 200 milioni ottenuti con i tagli all'illuminazione pubblica e così via, con una lunga sfilza di voci che interessano appunto gli enti periferici dello stato .

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Quali tagli, allora, potranno essere effettuati direttamente dai singoli ministeri? Secondo molte stime, se si toglie le prestazioni sanitarie, gli stipendi del personale e gli assegni pensionistici (che Renzi non sembra intenzionato a toccare) la spesa realmente aggredibile si aggira sui 250 miliardi. Limandola del 3%, dai ministeri potrebbe arrivare dunque un risparmio non superiore a 7-7,5 miliardi. Con quali misure? Al responsabile di ogni dicastero, spetterà il compito di individuare nello specifico i provvedimenti, in modo da evitare i cosiddetti tagli lineari, cioè una riduzione indiscriminata delle spese che non tiene conto della loro qualità e necessità.

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Nel Piano di Cottarelli presentato nei mesi scorsi, però, ci sono comunque alcune voci che non lasciano molti margini di manovra ai ministri. Tra le misure ipotizzate dal commissario, per esempio, sono inclusi ben 1,8 miliardi di tagli alla difesa, un risparmio di 800 milioni ottenuto con le sinergie tra le varie le forze di polizia e un minor costo per lo stato di 200 milioni, grazie razionalizzazione delle prefetture, delle capitanerie di porto e delle caserme dei Vigili del Fuoco. Altri 800 milioni dovrebbero invece essere ottenuti con l'adozione dei costi standard nella sanità e ben 1,6 miliardi con il taglio a quei trasferimenti pubblici alle imprese giudicati inefficienti. Il piano di Cottarelli, insomma, sembra già abbastanza dettagliato. Spetterà ai ministri, il prossimo anno, riuscirlo ad applicare davvero.

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