Il traghetto italiano costa tanto di più

A parità di distanza coperta, le tariffe in Grecia, Spagna e perfino Francia sono più basse. E la Sardegna lancia l’urlo di dolore

Elaborazione grafica di Stefano Carrara

Alessandra Gerli

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Con l’estate che si avvicina si alza e cresce l’urlo di dolore della Sardegna. Anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo, lo spettro del carotraghetti rischia di produrre un’emorragia di turisti. Dopo gli oltre 2 milioni e mezzo di presenze perdute in due anni, l’assessore regionale al Turismo Luigi Crisponi ha già fatto pronostici a lutto: «Inevitabilmente» ha detto «sarà un’altra stagione di sofferenza». La colpa? Della mazzata sulla traversata, che dopo l’impennata dell’estate 2011 non si è mai arrestata, dichiarano gli operatori turistici, rilevando nuovi incrementi del 10 per cento rispetto alle tariffe dell’anno scorso.

Contro «le tariffe dei pirati», come vengono definite le compagnie di navigazione, divampa la rivolta sulle piazze virtuali. Su Facebook, la bacheca di «Sardegna: protesta anche tu contro il folle rincaro delle navi» ha raggiunto quota 4.500 fan. Su Twitter è intervenuto pure Flavio Briatore, che ai suoi oltre 98 mila follower ha cinguettato: «#sardegna i costi di traghetti e aerei sono fuori da qualunqe logica..». Il re del Billionaire ha fatto di più. Ha comparato i prezzi per navigare tra Sardegna e Livorno a quelli in vigore sui traghetti tra Barcellona e Ibiza: «Ugo» ha twittato al governatore sardo Cappellacci «hai visto le differenze di prezzi, per lo stesso periodo? Dobbiamo fare qualcosa se non vogliamo un tracollo di presenze!».

Il confronto, in effetti, è impietoso. La prova di Panorama fra rotte paragonabili per tempo di traversata e per distanza tra porti d’imbarco e di sbarco conferma le preoccupazioni. Un test che ha prodotto un’istantanea limitata, ma con una costante nel risultato: a parità di date (9 agosto l’andata, 18 il ritorno) e di sistemazione (quattro adulti in cabina quadrupla interna, più un’auto media), viaggiare per mare nel resto del Mediterraneo, Francia compresa, può costare dal 25 al 35 per cento in meno che tra la nostra Penisola, la Sardegna e la Sicilia.

Il paradosso? Per navigare tra Genova e Olbia o Porto Torres capita di spendere quanto tra Ancona e la Grecia, anche se su quest’ultima, assai più lunga traversata, si impiega quasi il doppio del tempo. Il controsenso? Con la stessa compagnia (Gnv) andare da Genova a Tunisi può costare il 28 per cento meno che da Genova a Palermo.

La Sardegna cerca di reagire: per arginare la stangata, il governatore Ugo Cappellacci spera di varare anche quest’estate una flotta low cost sotto le bandiere dell’isola. Intanto è attesa per fine maggio la sentenza dell’Antitrust sulla presunta combine tra quattro compagnie, artefice di rincari fino all’85 per cento. L’oggetto del contendere è sempre lo stesso, i collegamenti marittimi per la Sardegna. Il supposto, spiacevole salasso, però, risale a due anni fa. E nel frattempo i costi alti, come denunciano gli armatori, o la scarsa concorrenza, come sospetta l’Antitrust, anche quest’anno terranno alte le tariffe.

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