Titoli di Stato italiani: perché sarà un autunno caldo

A settembre e ottobre tre agenzie di rating rivedranno il giudizio sull'Italia. Moody's minaccia una bocciatura che potrebbe scatenare le vendite di Btp

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L'andamento dello spread durante la crisi dell'euro 25 luglio 2012. – Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Massimo Morici

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Preparatevi a un altro autunno "bollente" per i titoli di Stato italiani. Anzi, peggio. A settembre i mercati daranno il via al "bombardamento atomico" sull'Italia. A usare questa metafora, secondo un retroscena pubblicato nei giorni scorsi dal Corriere della sera, sarebbe stato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti (Lega), l'unico esponente dell'attuale esecutivo giallo-verde autorizzato a dare del tu a Draghi, scrive sempre il quotidiano di via Solferino.

Giorgetti (che era dato in pole position per il ministero dell'Economia, passato poi a Tria) avrebbe confidato ai colleghi dell'esecutivo che "se già sappiamo che tra fine agosto e inizio settembre i mercati si metteranno a bombardare, facciamoci trovare pronti". Ma cosa preoccupa il sottosegretario?

Le agenzie rivedono il rating

Le tre principali agenzie di rating, che si esprimono sul merito di credito dei paesi, hanno messo in calendario, come impone la normativa europea, le date in cui pubblicheranno la revisione dei loro giudizi sull'Italia. Il 31 agosto inizierà Fitch. Poi sarà la volta di Moody's, il 7 settembre, per chiudere il 24 ottobre con S&P. Ad oggi la pagella dell'Italia è la seguente: tripla B per Fitch e S&P, Baa per Moody's, che la scorsa primavera ha annunciato di aver messo sotto osservazione il nostro debito in vista di un imminente declassamento.

Siamo due gradini sopra la discarica dei titoli spazzatura, i junk bond, come sono dette in gergo le obbligazioni ad alto rendimento che, in quanto più rischiose, pagano interessi più alti. Dalla doppia B in giù, infatti, si scende nella zona in cui si è considerati dal mercato un "investimento speculativo", in compagnia di molti paesi asiatici, africani e sudamericani: titoli che scottano e che non sono buoni per i cassettisti (che li tengono fino a scadenza), ma solo per i trader, che li comprano e li rivendono in poco tempo, guadagnando sulla differenza di prezzo.

Il rischio numero uno per gli investitori

Il rischio numero uno per un obbligazionista, infatti, è quello di perdere parte o l'intera somma investita alla scadenza del bond. Ecco perché un paese con un rating basso viene subito bollato come inaffidabile: l'agenzia ritiene che abbia una maggiore probabilità di fallire e, quindi, di non riuscire a rimborsare gli investitori. Ad esempio, il Bund tedesco - benchmark per l'Eurozona - ha la tripla A, il voto più alto: è l'emittente più affidabile.

La Francia, che bene non se la passa, può sempre contare su una doppia A, lo stesso giudizio che aveva dato all'Italia l'agenzia Fitch nel 2002. Da allora, bocciatura dopo bocciatura, in dieci anni siamo rotolati verso il ciglio del burrone: alla tripla B ci siamo arrivati a inizio 2012, dopo il picco toccato dallo spread nell'autunno del 2011, che portò alla nascita del primo governo tecnico guidato da Mario Monti.

L'avvento del governo giallo-verde

Nel 2014 S&P ha abbassato ancora l'Italia: un gradino sopra la spazzatura, la tripla B seguita dal segno meno. Da quel giorno in poi, lo Stato ha vissuto per tre anni con una pistola puntata sulla tempia, fino all'upgrade arrivato a fine 2017, quando S&P ha deciso di togliere quel meno, per la gioia dell'allora ministro Padoan. L'avvento del governo giallo-verde rischia però di cambiare le carte in tavola. Un'altra volta.

A maggio i rendimenti dei titoli italiani sono aumentati di oltre 100 punti base, con lo spread che ha raggiunto circa i 250 punti base rispetto al decennale tedesco, in occasione della prima versione del programma di governo Lega - M5S, in cui si parlava esplicitamente di introdurre meccanismi in Europa che permettessero agli stati di uscire dall'unione monetaria, e della nomina di alcuni ministri chiaramente euroscettici, come l'economista Paolo Savona.

Le conseguenze di una bocciatura

Cosa accadrebbe, dunque, in autunno nell'ipotesi peggiore? Una bocciatura da parte di un'agenzia potrebbe spingere i grandi investitori a vendere i Btp in portafoglio, facendo schizzare di nuovo lo spread in alto. Un film già visto, la scorsa primavera (o nell'autunno del 2011, se siete ancora più pessimisti).

Finché si ha la tripla B, infatti, sono i gestori a decidere se tenere i nostri titoli governativi in portafoglio o venderli; con il rating a doppia B (spazzatura), invece, la faccenda si complica e gran parte delle vendite scattano in modo automatico, per via dei regolamenti nella gestione dei fondi di investimento e nella redazione dei bilanci di banche e assicurazioni.

Ma anche l'idea di tornare a un passo dalla "spazzatura" non è il massimo: i Btp saranno sempre più descritti come una sorta di bomba a orologeria in pancia agli istituti che a loro volta potrebbero essere costretti ad alleggersi di tale peso per evitare perdite. La vendita in massa di Btp, ovviamente, farebbe poi salire i rendimenti (e scendere i prezzi) dei nostri titoli governativi, aumentando il costo di rifinanziamento del debito. Il declassamento del debito si ripercuote, inoltre, su quello di tutte le banche, che incorporano il rischio paese.

La view dei gestori

Non è un caso che l'Italia rappresenti per molti investitori la principale mina sul mercato, accanto alla guerra dei dazi innescata da Trump. La pensa così Yves Longchamp, responsabile della ricerca del fondo lussemburghese Ethenea. "Per soddisfare alcune delle sue promesse elettorali - spiega l'esperto - è prevedibile che il governo di M5S e Lega metterà in atto parte del suo programma. Ciò indebolirà ulteriormente la posizione fiscale italiana, perché i fondamentali del paese restano deboli, come ricorda la combinazione di debito pubblico elevato, bassa produttività e crescita lenta".

Dello stesso avviso è Andrew Bosomworth, uno dei responsabili della gestione dei fondi di PIMCO (società californiana controllata dall'assicuratore tedesco Allianz), che è uno dei più grandi investitori in bond al mondo. Di recente ha ricordato che i governi dell'Eurozona non potranno contare a lungo sulla Bce. Primo, il programma di acquisti sta per terminare. Secondo, il mandato di Draghi scade fra un anno (al suo posto è in pole position un tedesco).

"Terzo, non sarebbe facile per la Bce sedare gli stress del mercato tramite l'acquisto di titoli di stato qualora tale stress provenisse da governi euroscettici e da azioni fiscalmente irresponsabili". Governo avvisato mezzo salvato.

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