Titoli di stato: che fare con lo spread in discesa

Il differenziale Btp/Bund è sotto controllo e, per alcuni analisti, può arrivare a 250 punti. C'è ancora fiducia sui Buoni del Tesoro, ma è bene non esagerare

(Credits:Carlo Carino/Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Una leggere risalita, nell'ambito di un trend orientato comunque al ribasso. E' l'andamento odierno dello spread Btp/Bund, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi che, nel giorno in cui Enrico Letta ha ricevuto l'incarico di formare il nuovo governo, si è attestato attorno a 275 punti base (2,75%), dai 267 di ieri.

Sembrano ormai lontani i giorni immediatamente successivi alle elezioni di febbraio quando, a causa dell'incertezza politica, il differenziale Btp/Bund era tornato pericolosamente sopra i 350 punti. Oggi, gli investitori internazionali non mostrano dunque grandi preoccupazioni riguardo ai nostri Buoni del Tesoro (la cui rischiosità è misurata proprio dallo spread), anche se l'economia italiana non scoppia certo di salute e, nel 2012, il deficit del governo di Roma si è attestato attorno al 3%, un po' sopra gli obiettivi fissati dal governo Monti.

LO SPREAD E LA POLITICA

I BOT, I BTP E LE ELEZIONI ITALIANE

Per gli esperti delle case d'affari, il rischio di un brusco scivolone dei prezzi dei Btp  è adesso abbastanza improbabile. “Continuiamo ad essere positivi sui titoli di stato italiani”, dice per esempio Armando Carcaterra, direttore investimenti di Anima Sgr, “ poiché, nell'ultimo anno, il nostro paese ha fatto grandi passi avanti nel  riordino dei conti pubblici e ha avviato un programma delle riforme che il futuro governo avrà il compito di completare”. Abbastanza ottimisti sono anche gli esperti della casa d'affari statunitense Jp Morgan che, dopo la rielezione di Napolitano alla presidenza della Repubblica, hanno previsto una discesa dello spread fino a 250 punti base, entro il prossimo mese di giugno.

Tuttavia, nel loro ultimo report mensile, gli analisti di Anima hanno usato anche parole di prudenza: pur rimanendo positiva sul nostro paese, la casa di gestione milanese non nasconde di avere comunque “qualche riserva in più”, rispetto ai mesi scorsi. “Il rischio principale per l'Italia è ancora rappresentato da una scarsa crescita economica ”, dice ancora  Carcaterra”, il quale, tuttavia, intravede i primi segnali di ripresa in alcuni paesi europei, che riducono il rischio di attacchi speculativi verso le nazioni periferiche, come quelle dell'area mediterranea.

Mentre lo scenario di fondo sui mercati sembra oggi meno burrascoso rispetto ai giorni del dopo-elezioni, gli investitori che puntano sui Buoni del Tesoro si trovano però di fronte a non poche difficoltà nel selezionare i titoli giusti. I bond meno rischiosi (cioè quelli di scadenza più breve come i Bot) adesso non sono certo un buon affare visto che, dopo la discesa dello spread, rendono poco o nulla: attorno a mezzo punto percentuale su base annua al netto delle tasse, che rappresenta circa un terzo dell'attuale saggio d'inflazione (rilevato a marzo).

Gli investitori che vogliono ottenere qualche manciata d'interessi in più, devono dunque spostarsi necessariamente sui titoli di durata un po' più lunga. I Btp a 3 anni, per esempio, garantiscono un rendimento netto di poco superiore all'1,5%, mentre i buoni con scadenza quinquennale (rimborsabili a giugno 2018) arrivano al 2,55%.

Per incassare invece un interesse annuo del 3,5% (sempre al netto del prelievo fiscale), bisogna  acquistare i titoli decennali (che verranno rimborsati a metà del 2023). Soltanto Btp di durata lunghissima (in scadenza nel 2033) oltrepassano  la soglia del 4%. E' bene ricordare, però, che le emissioni di questo tipo sono anche molto più rischiose di quelle brevi, poiché sono piuttosto volatili nei prezzi, in caso di nuove turbolenze sui mercati.

I BUONI POSTALI: L'ALTERNATIVA AI TITOLI DI STATO

COME SONO CAMBIATE LE TASSE SUL RISPARMIO

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