La Svizzera contro le liquidazioni d'oro

Troppi super bonus anche per i cattivi manager, come insegnano i casi di Novartis, Swissair, Ubs. E il 3 marzo un referendum potrebbe mettervi la parola 'fine'

Proteste contro Ubs (Credits: FABRICE COFFRINI/AFP)

Franca Roiatti

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È un referendum che ha tutto il sapore di una vendetta che, come è noto, è un piatto che va servito freddo. Il 3 marzo la Svizzera andrà alle urne per votare un’iniziativa di legge popolare che intende porre limiti alle retribuzioni dei top manager e vietare le liquidazioni d’oro. Il padre dell’iniziativa è un imprenditore di Sciaffusa, Thomas Minder . All’apice della bufera finanziaria che rischiò di travolgere l’Ubs nel 2008, Minder si scagliò (letteralmente) contro Marcel Ospel, l’allora numero uno della banca elvetica, la sua banca. “Signori, siete responsabili per la peggiore perdita nella storia delle aziende svizzere” tuonò il produttore di dentifricio sciaffusano all’assemblea degli azionisti Ubs. Venne fermato dalle guardie del corpo di Ospel. Ma non si arrese e iniziò la raccolta delle 100 firme necessarie per l’iniziativa contro le retribuzioni eccessive. Diventando anche parlamentare.

La proposta di legge prevede che i consigli di amministrazione delle società per azioni quotate in borsa decidano ogni anno, in modo vincolante, l’ammontare totale delle retribuzioni (stipendi, bonus e altro) dei consiglieri di amministrazione e alti dirigenti. Vieta i premi in entrata per i manager e i paracadute dorati in uscita. Obbliga le casse pensionistiche e assicurative, azioniste delle spa a votare “nell’interesse” dei loro assicurati e a rendere pubblico il voto. Per chi trasgredisce sono previsti fino a tre anni di carcere e pene pecuniarie fino a 6 volte lo stipendio annuo. In altri paesi già esistono forme di consultazione degli azionisti in merito alle remunerazioni, ma non si tratta di un vincolo.

La questione ha suscitato un enorme dibattito: “era dal 2009 quando si votò sul divieto di costruzione dei minareti, che la Svizzera non si divideva così ” osserva Thomas Milic, docente di politica svizzera all’Università di Zurigo. Sono schierati per il sì socialisti e verdi, per il no i liberali, l’Udc si è diviso, i sindacati pure. Gli ultimi sondaggi dicono che il 65 per cento degli svizzeri è favorevole anche per questo Economie Suisse , la confindustria elvetica, ha investito 8 milioni di franchi (oltre 6 milioni di euro) per affossare l’iniziativa: “Capiamo che non sono più tollerabili le retribuzioni esagerate” conviene Angelo Genninazzi, portavoce di Economie Suisse, “ma lo stato non può limitare in questo modo la libertà delle imprese, ne va della competitività che è sempre stata fondamentale per la Svizzera” Gli imprenditori sponsorizzano con vigore il controprogetto governativo, meno stringente su alcuni punti, che entrerà in vigore se l’iniziativa sarà bocciata. “È perfino più incisivo” osserva Geninazzi, “perché prevede l’obbligo di restituzione dei salari e bonus eccessivi”.

“Il controprogetto è una cattivissima copia dell’originale. Altrimenti non si capisce perché i suoi fautori abbiano investito così tanto per contrastare l’iniziativa” replica Paolo Bernasconi, avvocato ticinese e membro del comitato che sostiene l’iniziativa lanciata da Minder.

Non ritiene che debba esistere la libertà di contrattazione nel campo delle retribuzioni? Ovvero non esiste il diritto per un buon manager di essere ben pagato e per un'impresa di offrigli il possibile per trattenerlo?
“L’iniziativa chiede soltanto che siano gli azionisti a decidere le retribuzioni milionarie dei supermanager, che oggi le auto decidono. In Svizzera pochi manager delle prime cento imprese quotate in borsa incassano all'anno circa un miliardo e mezzo di euro. Gli azionisti devono poter stabilire se questo fiume di soldi vada investito diversamente. Il mercato vive con la trasparenza, che oggi non c'è. Daniel Vasella, che ha appena lasciato la presidenza di Novartis, ha incassato 200 milioni di franchi (quasi 162 milioni di franchi) in 13 anni. A suo favore, Novartis, ha firmato un accordo che gli assicura ancora metà del suo salario, ma le altre condizioni sono segrete. Nel mirino non ci sono i buoni manager, bensì quelli che dissanguano le imprese e poi se ne vanno con le tasche piene: Mario Corti, Swissair, cacciato con 12 milioni di franchi, Oswald Grübel, Ubs, cacciato con 2 milioni di franchi, Percy Barnevik, Abb, liquidato con 140 milioni. In un’economia di mercato sana, assieme ai bonus ci sono anche i malus.

Siete convinti che l'iniziativa sarà utile per contrastare il fenomeno delle retribuzioni abusive e dei super bonus? In fondo non si indicano tetti massimi. E neppure obbligo di restituzione
Proprio perché si tratta di un’iniziativa liberale non si prevede un tetto massimo, come vuole invece una prossima iniziativa socialista. Obbligo di restituzione: quando mai si conferisce il premio prima di vederne il risultato? Nel paese di Bengodi! E comunque la restituzione dei premi milionari, delle indennità di liquidazione milionarie può essere resa impossibile trasferendo il proprio domicilio all’estero.

I detrattori dell'iniziativa sono convinti che questo eccesso di regolamentazione diminuirà la competitività delle aziende svizzere. Non pensa che potrebbe penalizzarle? E ridurre la forte capacità di attrazione della piazza svizzera?
Gli investitori esteri scelgono la Svizzera anzitutto per ragioni strutturali, fiscali e di mercato del lavoro. E poi gli imprenditori stranieri saranno ben felici di poter avere opportunità d’investimento che non vengano indebolite da parassiti che incassano molto di più di quanto avviene all’estero. Raymond Bär incassa all’anno 2,6 milioni di franchi, ossia 7 volte di più del Presidente della Bank of America, che è 30 volte più grande della Banca Bär. Anche Vasella ha incassato 13 volte di più del suo corrispondente nel colosso britannico Glaxo.

È fiducioso riguardo all'esito del referendum?
A favore dell’iniziativa giocano le notizie continue sui bonus, i premi e le liquidazioni milionarie che continuano ad essere votati anche dalle assemblee degli azionisti sull’esercizio 2012, semplicemente perché banche e casse pensioni si limitano ad approvare le proposte dei manager d’oro, i quali poi approveranno quelle dei loro omologhi di banche e casse pensioni.
Bernasconi conclude citando Barack Obama che recentemente ha affermato “Il libero mercato funziona quando ci sono regole intelligenti per prevenire i comportamenti irresponsabili”.

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