Stipendi, alti i più colpiti

Nel 2004 un direttore generale guadagnava quanto 30 operai. Oggi il rapporto è sceso a 23. È l’effetto della crisi, come rivela un’indagine esclusiva

Guido Fontanelli

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Sorpresa: negli ultimi anni la forbice tra gli stipendi dei top manager e quelli degli operai non si è allargata, ma si è ridotta. E di parecchio. È il risultato di un’indagine condotta in esclusiva per Panorama dalla Od&m, società specializzata in politiche retributive facente capo al Gi Group. La ricerca prende in esame un campione di circa 400 direttori generali di altrettante aziende con ricavi superiori a 700 milioni di euro, messi a confronto con gli operai di 500 imprese grandi, medie e piccole.

Nel 2004, mediamente un direttore generale guadagnava in tutto 572 mila euro lordi all’anno, più di 30 volte lo stipendio di un operaio (18.687 euro). Un anno dopo la forbice si era allargata a quasi 32 volte, con la busta paga del direttore generale che sfondava i 600 mila euro. Poi, fra alti e bassi, la retribuzione dei top manager ha iniziato a scendere e nel 2012 i direttori generali del campione prendevano 513.448 euro, 22,7 volte lo stipendio di un operaio (frattanto salito a 22.600 euro). In pratica, nei nove anni presi in considerazione il pacchetto retributivo dei direttori generali si è asciugato del 10,3 per cento, mentre quello degli operai è cresciuto del 20,9. E la forbice tra i due si è ridotta quasi di un terzo. La tendenza riguarda anche gli amministratori delegati (sui quali sono disponibili meno dati), la cui retribuzione oggi viaggia intorno ai 650 mila euro. «Questo calo» spiega Simonetta Cavasin, direttore generale della Od&m, «è un effetto della crisi e si avverte soprattutto a partire dal 2008: con il peggiorare della congiuntura si è ridotta la parte variabile della retribuzione dei dirigenti, legata ai risultati aziendali».

Appurato che il divario tra base e vertice della piramide aziendale si è abbassato (almeno nel campione preso in esame), il fatto che un direttore generale guadagni più di 20 volte di un operaio è tanto rispetto alle medie internazionali? «Non direi, siamo in linea con SpagnaFrancia, probabilmente al di sotto degli Usa» risponde Cavasin. Questo però non vuol dire che l’Italia sia messa bene: se da un lato i dirigenti hanno pagato il prezzo della crisi, dall’altro gli operai continuano a essere remunerati poco e in questi anni i loro stipendi non sono riusciti a coprire l’inflazione. Perciò le aziende stanno cercando di aumentare la parte variabile di retribuzione anche per i ruoli operativi, crisi permettendo. 

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