Stiglitz: se il sogno americano diventa un incubo

Nessun progresso per i giovani. Minato il motore economico del Paese

L’economista americano e Premio Nobel Joseph Stiglitz ritratto durante una conferenza sul tema dell’austerità tenutasi lo scorso dicembre a Barcellona (Josep Lago/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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A sette mesi di distanza dalla pubblicazione del suo saggio “Il prezzo dell’ineguaglianza ”, il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz torna nuovamente sull’argomento dell’equità. E dal blog degli economisti Economist’s View ribadisce che negli Stati Uniti, nonostante il recente discorso inaugurale del Presidente Obama, l’uguaglianza sia ormai un mito e non più un sogno raggiungibile. “La distanza fra le aspirazioni e la realtà non potrebbe essere maggiore. Oggi, gli Stati Uniti offrono meno uguaglianza e meno opportunità di quasi qualsiasi altro Paese industrializzato”.

Le ragioni? Stiglitz elenca una costante discriminazione che agisce ancora prima della nascita. “I bambini delle famiglie ricche sono maggiormente esposti alla lettura e meno ai rischi ambientali. Le loro famiglie gli possono offrire esperienze che li arricchiscono, hanno accesso a migliore alimentazione e cure che, a loro volta, migliorano le loro capacità di apprendimento, direttamente e indirettamente”. E le cose non cambiano per chi, pur partendo da umili origini, arriva all’università: “Gli studenti sono schiacciati da debiti da cui è quasi impossibile liberarsi. Secondo le ultime cifre, i prestiti d’onore superano un triliardo di dollari , ovvero un undicesimo del debito pubblico americano, senza contare che, per ottenere un lavoro, i laureati devono attraversare una lunga trafila di stage molto spesso non retribuiti”, prosegue l’esperto. Per chi è al vertice, invece, sono le famiglie che organizzano le opportunità precluse a chi è in mezzo o in fondo alla scala sociale. Basta un dato per capirlo: solo l’8% degli studenti dell’élite universitaria (dove si entra per merito e non per capacità di pagare la retta) proviene dalla metà inferiore delle classi sociali. Da qui l’invito del Premio Nobel al Governo per: “Fare in modo che il campo da gioco abbia regole uguali per tutti”

La conclusione è amara. Secondo Stiglitz, che è anche professore alla Columbia University , il sogno americano non è più raggiungibile. Negli ultimi trent’anni, infatti, la quantità di richezza detenuta dall’1% degli americani è raddoppiata. Per lo 01% è addirittura triplicata, ma la distanza delle classi più povere , alle attuali condizioni, è destinata ad allargarsi ulteriormente in futuro. Andreas Schleicher, consigliere speciale all’educazione per l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo certifica che gli Stati Uniti siano ormai l’unica grande economia in cui le generazioni più giovani non avranno un’educazione migliore di quelle che le hanno precedute. Addirittura, uno su cinque giovani americani sono considerati vittima di una mobilità che va all’indietro e, pur essendo figli di laureati, non metteranno a loro volta piede in università.

Una variabile non da poco, considerato che la maggior parte del potere economico degli Stati Uniti risiede nelle mani di persone molte colte. “Queste capacità sono il motore dell’economia americana e il motore sta perdendo i colpi”, aggiunge Schleicher. Gli Stati Uniti, ha fatto notare recentemente il Segretario all’Educazione Arne Duncan, sono passati dal primo al 14° posto per numero di laureati nello spazio di una generazione. Se il problema non verrà preso in considerazione, avverte Stiglitz, porterà inevitabilmente gli Stati Uniti a diventare una società fatta di due classi, proprio come avviene con i Paesi del Terzo Mondo, dove l'ineguaglianza impatta sull'economia, limitando la concorrenza e aumentando la corruzione. “Alla fine della china, c'è una società in cui le persone vivono in comunità recintate, protette da guardie armate. E' una brutta immagine, fatta di sconvolgimenti politici, economici e sociali”.

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