Soldi

Arriva il Grande Fratello per Regioni e Comuni

Il meccanismo, simile a uno "spesometro", permetterà di stanare gli enti pubblici che pagano beni e servizi a un prezzo più alto di quello di riferimento

EURO

Massimo Morici

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Le operazioni del popolo delle partite Iva non saranno le uniche ad essere spiate dalle autorità. Anche la Ragioneria dello Stato, infatti, nei prossimi mesi metterà in scena il suo "Grande Fratello".

Obiettivo: passare al setaccio le spese per beni e servizi dei Comuni, dalle Regioni, dalle Asl e dagli altri enti pubblici, eliminando così gli sprechi e le inefficienze e permettendo un risparmio allo Stato di circa 7 miliardi di euro nel 2015.

Il progetto, i cui dettagli sono stati anticipati dal quotidiano romano il Messaggero, nasce all'interno del piano di revisione della spesa pubblica (spending review) e potrebbe prevedere, in futuro, persino una norma per obbligare gli enti locali a programmare annualmente gli acquisti, come richiesto da Domenico Casalino, a.d. della Consip, la società di consulenza governativa per gli acquisti delle amministrazioni pubbliche.

Nel mirino delle autorità, questa volta sono finiti i contratti di fornitura, i quali non di rado vengono sottoposti a continue proroghe, magari informando sindaci e assessori pochi giorni prima della scadenza, anche se l'offerta non è più a buon mercato.

Ma come funzionerà lo "spesometro" degli enti locali?

Analogamente ai nuovi strumenti in dotazione del Fisco per stanare chi fa acquisti sproporzionati al reddito dichiarato, il nuovo meccanismo della Ragioneria dello Stato potrà contare su un enorme mole di dati che provengono dall'Authority di vigilanza sui contratti (Anac), dalla Consip, dal Siope (la banca dati del Tesoro, di recente consultabile online da tutti i cittadini) e dal Sicoge, l'altro database che registra tutti i giorni quanto spendono i ministeri, il Consiglio di Stato, Tar e la Corte dei conti

In questo modo sarà più facile per le autorità individuare quell'ente che paga un bene o un servizio a un prezzo più alto di quello stabilito dalla Consip, che controlla 40 miliardi della spesa pubblica di cui 16 miliardi di gare in corso, o a un prezzo più alto del benchmark, che presto sarà stabilito dall'Anac.

Individuato l'errore, la Pa di turno sarà costretta a rinegoziare il contratto e ad adeguarlo ai prezzi di riferimento.


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