Seat Pagine Gialle: la crisi, i piccoli azionisti e la class action

L'azienda degli elenchi telefonici porta i libri in tribunale e i risparmiatori traditi si mobilitano

(Credits:Scarpiello/ Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Pagamenti sospesi, tonfo del titolo in borsa e invio dei libri al tribunale, per chiedere il concordato preventivo. Così Seat Pagine Gialle, l'azienda che gestisce gli elenchi telefonici, oggi ha gettato definitivamente la spugna: con una delibera decisa nella notte, il consiglio di amministrazione ha congelato infatti il pagamento dei debiti, cioè degli interessi del prestito obbligazionario dovuti entro il 31 gennaio scorso e delle rate del finanziamento bancario senior, in scadenza il 6 febbraio.

LA CRISI DI SEAT PAGINE GIALLE

L'obiettivo dichiarato dagli amministratori è salvaguardare la continuità aziendale. In altre parole, si vuole consentire a Seat di stare in piedi, poiché il business del gruppo (con oltre 900 milioni di ricavi annui) appare di per sé ancora sano. Il problema sono i debiti (circa 1,3 miliardi di euro) che stanno strozzando la società, benché siano già stati dimezzati rispetto allo scorso anno.

LA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO SEAT

A parte i dettagli, però, una cosa è certa: Seat è sull'orlo del baratro e gli azionisti dell'azienda, un tempo regina della new economy italiana, sono stati letteralmente spennati. Circa 10 anni fa, le azioni Seat Pg valevano oltre 150-160 volte il prezzo attuale a Piazza Affari (pari a poco più di un centesimo). Per questo, alcuni possessori del titolo si sono da tempo mobilitati per far valere i propri diritti. A guidarli è un avvocato di Roma: si chiama Ugo Scuro e, attraverso il sito dell'Associazione Nuovo Mille , sta raccogliendo le adesioni di numerosi investitori e sta studiando l'ipotesi di dar vita a una class action, cioè un'azione giudiziaria collettiva per difendere i diritti dei piccoli azionisti di Seat.

L'obiettivo di Scuro è di inchiodare alle loro responsabilità tutti i soggetti che hanno ridotto l'azienda nelle condizioni attuali, dai fondi di private equity alle banche. “C'è una lunga catena di colpe in questa vicenda”, dice Scuro, “che devono essere accertate e portare a un risarcimento ai piccoli azionisti della società”.

CLASS ACTION: COS'E' E COME FUNZIONA

I guai dell'azienda vengono infatti da lontano e iniziano nel 2003, quando Seat Pg viene ceduta da Telecom Italia a un gruppo di fondi di private equity: Bc Partner (poi uscito dal capitale), Investitori associati, Cvc Partner e Permira. L’acquisto da parte dei fondi viene realizzato con il levereged buyout, un’operazione un po’ sofisticata, che si concretizza nella creazione di una società-veicolo, cioè di una scatola vuota che non ha nessuna attività dentro, ma che serve esclusivamente per assumere il controllo dell’azienda-preda.

Questo veicolo, però, viene subito riempito di debiti, che sono poi utilizzati per finanziare l’acquisizione. Una volta formalizzato il passaggio di proprietà, la nuova controllate viene fusa con la controllata, alla quale porta in dote soltanto una cosa:  una montagna di debiti, gli stessi che sono serviti a coprire i costi della scalata. E’ un modo un po’ elegante per comprarsi un’azienda facendole pagare, seppur indirettamente, il prezzo della sua stessa acquisizione. E' proprio ciò che avvenne nel caso di Seat Pagine Gialle. A distanza di quasi un decennio, però,  l’avvocato Scuro e gli azionisti di minoranza ritengono che i problemi della società siano iniziati proprio a causa di questa operazione, basata su un complesso marchingegno finanziario.

Dopo l’acquisizione, infatti, Seat è arrivata a poco a poco sull’orlo del baratro, schiacciata da un indebitamento che ha toccato la soglia di circa 2,7 miliardi. Nel marzo dello scorso anno, è stata eseguita una ristrutturazione delle passività finanziarie, che ha portato alla trasformazione di un prestito obbligazionario di Seat (il bond Lighthouse 8% in scadenza nel 2014) in azioni della stessa società. Il debito si è così ridotto a 1,3 miliardi ma i soci di di minoranza dell’azienda non ne hanno tratto alcun vantaggio: la conversione dei bond in azioni ha infatti ridotto le loro quote, cioè ha fatto aumentare il numero dei titoli in circolazione, il cui prezzo si è ulteriormente inabissato.

Per questo, l'avvocato Scuro adesso vuole vederci chiaro. Attraverso una class action, a detta del legale, potrebbero infatti essere dichiarati nulli alcuni contratti stipulati in passato (come  l'acquisizione con il  levereged buyout del 2003 ma anche un finanziamento concesso da Royal Bank of Scotland), che hanno messo nei guai i piccoli azionisti di Seat. Infine, secondo l'avvocato, non è escluso che venga presa di mira anche per la ristrutturazione del debito, in cui potrebbe nascondersi un patto commissorio: cioè un accordo, vietato dalla legge, che ha avvantaggiato alcuni creditori di Seat (i titolari delle obbligazioni Lighthouse) a danno di altri (i piccoli azionisti).

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