Ricchezza: in Italia è in mano a pochi. Ma all'estero va anche peggio

Secondo la Banca d'Italia, il 10% delle famiglie più ricche detiene il il 46% del patrimonio nazionale. Ma i dati non sono una novità e sono migliori di quelli di altri paesi

(Credits: Oliver Berg/ Ansa)

Andrea Telara

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Pochi ricchi e moltissimi poveri. E' il quadro che emerge, secondo una "vulgata" giornalistica un po' sbrigativa, dai dati appena diffusi  dalla Banca d'Italia sul patrimonio immobiliare e finanziario in mano ai nostri connazionali. Il 10% delle famiglie di tutta la Penisola, secondo le statistiche, possiede ben il 45,9% della ricchezza complessiva del paese. Il restante 90% della popolazione, invece, è costretto a spartirsi a fatica poco più della metà del patrimonio nazionale.

ECCO TUTTI I DATI DI BAKITALIA

E così, molti commentatori di ogni ordine e grado si sono subito affrettati a commentare questi numeri, traendo la solita conclusione: l'Italia è diventato un paese pieno di diseguaglianze, che si sta impoverendo alla velocità della luce. Per fortuna, però, le statistiche vanno lette bene e rivelano una realtà un po' più complessa di quella che appare a prima vista. E' vero che la ricchezza totale degli italiani sta diminuendo (-3,4% in un anno) ma il nostro paese , per quel che riguarda le diseguaglianze, non se la passa poi tanto peggio di altre nazioni industrializzate.

IL CALO DELLA RICCHEZZA DEGLI ITALIANI

Si prendano per esempio gli Stati Uniti: secondo molte rilevazioni internazionali (citate spesso dalla Fondazione Edison e dal suo vicepresidente Marco Fortis ), il 10% degli americani più ricchi possiede addirittura il 70% dell'intera ricchezza nazionale. Stesso discorso per l'opulenta Svizzera mentre nella vicinissima Francia la quota è attorno al 60%, almeno 10 punti superiore a quella italiana. La media mondiale, comprese le nazioni in via di sviluppo, oltrepassa invece l'80%. Non va dimenticato, poi, che il valore mediano della ricchezza delle famiglie italiane è di ben 156mila dollari, contro i 120mila dollari circa della Gran Bretagna, i 90mila della Francia e i 57mila della Germania. Tradotto dai termini tecnici della statistica, ciò significa che quasi la metà dei cittadini della Penisola possiede un patrimonio di oltre 150mila dollari a testa, grazie soprattutto a un'ampia diffusione delle proprietà immobiliari.

Inoltre, secondo l'ultimo rapporto sulla ricchezza nel mondo realizzato da Credit Suisse Research, l'8% degli abitanti di tutto il pianeta con un patrimonio superiore a 100mila dollari abita proprio in Italia, contro il 6% del Regno Unito e della Germania, che però ha una popolazione ben superiore alla nostra (per oltre 20 milioni di persone)

Non va trascurato, poi, un altro particolare importante: secondo i dati di Bankitalia, quel 45,9% di ricchezza nazionale detenuto da appena il 10% dei cittadini italiani più abbienti, non è affatto una novità di oggi. Questa percentuale, infatti, è inchiodata più o meno sugli stessi livelli da almeno 14 anni. Anzi, nel 1998 era addirittura più alta, cioè pari al 46,5%. Poi è salita al 47,5% nel 2000 ed è scesa al 42,9% nel 2004. Dal 2006 in poi, la quota è tornata sopra il 44%, per sfiorare il 46% lo scorso anno.

COSI' I RISPARMI SI ASSOTTIGLIANO

Naturalmente, le statistiche diffuse dall'authority di palazzo Koch non vanno prese sotto gamba. Sarebbe meglio, però, evitare troppe mistificazioni e citare, in modo completo, tutti i dati e le ricerche a disposizione. Compresa quella pubblicata dalla stessa Banca d'Italia nel febbraio del 2012: un rapporto dettagliato sulla ricchezza e la disuguaglianza nel nostro paese, firmato da Giovanni D'Alessio. Secondo l'autore del report, molte rilevazioni degli istituti di ricerca internazionali sembrano concordi “nell’indicare livelli di disuguaglianza nella ricchezza relativamente moderati nel nostro paese”. Parola di esperto.

LA STANGATA DI MONTI SUI RISPARMI

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