Ricchezza: quella degli italiani come negli anni Novanta

Per Bankitalia la ricchezza media di una famiglia italiana è di 350.000 euro, per un totale di 8.169 miliardi

Euro

Massimo Morici

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La ricchezza media delle famiglie italiane? Per Bankitalia, che ha pubblicato in merito l’ultimo rapporto 2011 (qui la versione integrale in pdf), è pari a circa 350.000 euro, considerando abitazione di proprietà, conti in banca, risparmi investiti in borsa, terreni - per chi ce li ha - ma anche gioielli custoditi in cassaforte.

Si tratta di poco più di 140.000 euro a persona, per un totale di 8.169 miliardi di euro, un livello tra i più alti nei paesi sviluppati, anche se calato negli ultimi sedici anni e destinato a diminuire nei mesi ed anni a venire se il paese non uscirà dalla crisi che erode il valore dei nostri risparmi e dei nostri beni.

Palazzo Koch non a caso segnala come nel primo semestre del 2012 si sia registrato un calo della ricchezza netta della famiglie italiane pari allo 0,5% in termini nominali rispetto alla fine dello scorso dicembre, dopo quello dello 0,7% di fine 2011 (-3,4% in termini reali), un anno segnato anche dalla crescita delle famiglie con una ricchezza netta negativa.

Ma se si tiene conto delle variazioni dei prezzi, il livello di ricchezza per famiglia nel 2011a prezzi costanti torna agli stessi livelli della fine degli anni novanta, anche se fra il 1995 e il 2011 il numero di famiglie italiane è cresciuto di quasi 5 milioni di unità, soprattutto a causa della riduzione della dimensione media dei nuclei, passata da 2,9 a 2,5 individui.

Il dato medio (350.000 euro per nucleo), però, rischia di essere fuorviante. Bisogna considerare, infatti, anche la distribuzione della ricchezza, che in Italia è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: solo il 10% delle famiglie, quelle più ricche, hanno quasi la metà della ricchezza complessiva (45,9%).

Ma da cosa è data alla fine la ricchezza degli italiani? Principalmente dal possesso di un immobile il cui valore dal 1995 è più che raddoppiato e stimato da Bankitalia complessivamente a fine 2011 in 5.000 miliardi di euro (+1,3% rispetto a un anno prima). Si tratta di circa 200.000 euro a famiglia.

Questa crescita però, segnala Via Nazionale, è molto inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995  - 2010 (5,6%), a causa del rallentamento delle quotazioni sul mercato immobiliare: in termini reali, quindi, la diminuzione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2010 è pari all’1,4%. E anche questo, oltre alla riduzione dei capital gains finanziari (la differenza tra i prezzi di vendita e acquisto di un titolo), spiega in parte la riduzione del patrimonio degli italiani negli ultimi anni.

Le attività reali a fine dello scorso anno, infatti, risultano il 62,8% del totale e di queste l’84,1% sono abitazioni, il 5,7% fabbricati non residenziali (capannoni, garage ecc.). Poi terreni (4,1%), impianti e macchinari (4%) e solo il 2,1% oggetti di valore.

E che sia la casa il bene su cui ancora puntano le famiglie italiane, lo dimostrano i dati sulle passività delle famiglie, pari a 900 miliardi di euro nel 2011, che ci danno un’idea dell’ammontare dei loro debiti: quasi la metà (42,5%) infatti è sotto forma di mutui immobiliari, il 19,8% in altri prestiti e il 13,6% in credito al consumo.

Quanto invece gli italiani lasciano in banca o investono in borsa? Se ai 350.000 euro totali togliamo il valore medio della ricchezza abitativa (200.000) otteniamo 150.000 euro in attività finanziarie . Complessivamente si tratta di 3.500 miliardi di euro, quasi una volta e mezzo il nostro intero debito pubblico e pari al 37,2% delle attività totali.

Di questi, circa il 42% è investito in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e quote di fondi comuni di investimento. Contanti, depositi bancari e risparmio postale rappresentano invece il restante 31%, mentre Bot e Btp il 5,2%.

Le riserve tecniche di assicurazione, che sono le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontano al 19,2% del totale delle attività finanziarie.

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