Quanto si può risparmiare con il petrolio ai minimi

La caduta dei prezzi alla pompa di benzina fa felici gli americani, ma non tutti hanno motivo di festeggiare. Ecco perché

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Stefania Medetti

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Per i consumatori americani, ci sono due buone notizie. La prima è che il prezzo del carburante alla pompa di benzina è sceso in alcuni stati sotto i due dollari al gallone, ovvero un terzo in meno rispetto al picco dello scorso aprile. La seconda è che un greggio più economico, secondo le stime dell’American Automobile Association riportate da Usa Today, si traduce in un risparmio di 450 milioni di dollari al giorno per le tasche dei consumatori. Ma non tutti gli americani ne traggono lo stesso beneficio, ricorda Business Insider, che cita i dati del Dipartimento del commercio e Wells Fargo Security. Il vantaggio, infatti, è incrementale in funzione del reddito. Infatti, per i redditi più bassi, il risparmio si attesterà su una media di 246 dollari l’anno a fronte di una spesa media per il carburante di poco superiore ai mille dollari, mentre chi appartiene al 20% più ricco della popolazione potrà risparmiare oltre 800 dollari l’anno, visto che il consumo di carburante annuo si aggira sui quattromila dollari.

Sono proprio le famiglie dal reddito più alto, emerge dai dati Ubs, quelle che spendono di più in carburante. Un terzo del consumo privato, infatti, fa capo al 20% più ricco della popolazione, seguito dal successivo quintile responsabile per un 25% aggiuntivo dei consumi. Ma per il quinto più ricco della popolazione, la spesa energetica rappresenta una percentuale molto bassa del proprio reddito familiare. Viceversa, nel caso delle famiglie più povere, a cui fa capo il 9,5% del carburante acquistato, la spesa pesa invece proporzionalmente di più sul bilancio. Considerato che le famiglie più ricche hanno meno bisogno spendere quanto risparmiano alla pompa di benzina, è molto possibile che il risparmio andrà a incrementare la ricchezza personale, invece che tradursi in consumi, come avviene nel caso delle famiglie più povere. 

Secondo uno studio della think tank Resources for the future di Washington ripreso da Cbs, i prezzi più bassi del petrolio hanno un effetto eterogeneo sull’economia. Se da un lato rappresentano uno stimolo per l’economia, in quanto aumentano il reddito disponibile per le famiglie, nell’equazione bisogna considerare anche il fatto che gli Stati Uniti producono i due terzi del greggio che consumano. Il conto, dunque, è a carico soprattutto dei lavoratori e delle aziende che operano nel settore del petrolio. Stati come il Texas, l’Alaska, il New Messico, l’Oklahoma sono fra quelli colpiti negativamente dal ribasso dei prezzi del greggio e alcuni analisti prevedono un taglio di 15mila posti fra gli addetti del settore energetico. Al conto, inoltre, va aggiunto il fatto che il carburante più economico riduce la necessità di passare a mezzi di trasporto più efficienti e questo potrebbe impattare negativamente sull’ambiente, mentre è assodato che un greggio più economico influenza negativamente sullo sviluppo di nuovi pozzi, riducendo conseguentemente gli investimenti di capitale.

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