Povertà sempre più diffusa, in Italia è allarme sociale

La Confcommercio stima in 4 milioni gli indigenti del nostro Paese. E a livello europeo secondo la Caritas sarebbero 27 milioni

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Il micidiale combinato disposto della crisi economica unita al taglio della spesa pubblica imposta dagli stringenti vincoli europei, sta mettendo sempre in più in ginocchio i bilanci delle famiglie italiane, e più in generale dell’intero continente. L’ennesimo allarme in questo senso è stato lanciato proprio oggi da Cernobbio dalla Confcommercio. Per bocca del presidente dell’associazione dei commercianti Carlo Sangalli è arrivata infatti la fotografia di un Paese nel quale si registra una discesa della domanda interna del 2,4%, un calo degli investimenti del 3%, con un reddito disponibile in caduta libera del 2% e una pressione fiscale che ha toccato punte record, in termini reali, stimabili circa nel 54%. Numeri emblematici che hanno purtroppo come conseguenza diretta l’impoverimento costante e inarrestabile delle famiglie italiane. Negli ultimi anni si sarebbe registrata una triste media di 615 nuovi poveri al giorno, portando il computo complessivo di questa fascia nel 2013 a 4 milioni di unità.

Un dato che diventa ancora più drammatico se si considerano gli individui sulla soglia della povertà che l’Istat ha recentemente stimato addirittura in circa 8 milioni di unità. Una condizione di indigenza che non a caso va a braccetto con la mancanza di lavoro, visto che sempre l’Istat registra in Italia uno dei tassi più elevati in Europa di cittadini inattivi: tra i 15 e i 64 anni ben il 37,8% degli individui risulta in questo stato.

ITALIA, TUTTE LE CIFRE DELLA CRISI

Ma la condizione dell’Italia, e questa non deve certo rappresentare una consolazione, non è,come già ricordato, assolutamente unica nel panorama attuale di un’Europa falcidiata dalla crisi. In questo caso ci ha pensato la Caritas, con una recente indagine, a fornire alcuni numeri eloquenti sul disagio economico e sociale che si vive in altre realtà continentali. Spicca innanzitutto il dato secondo cui nel 2012 in Europa si sia toccato un livello record di disoccupazione, con circa 26 milioni di persone, il 10,2% del totale delle persone attive, che non hanno un lavoro. Un trend negativo che nel 2013 dovrebbe peggiorare, con un aumento stimato di almeno altri due milioni di disoccupati. Quello che colpisce, tra l’altro, è il grande divario esistente tra realtà sostanzialmente in equilibrio e Paesi in grave crisi. Basti dire che tra l’Austria,  che fa segnare il livello più basso di disoccupazione, e la Spagna che invece vanta questo triste primato , passano ben 20 punti percentuali. Sono infatti quasi sei milioni gli spagnoli attualmente in cerca di occupazione.

Valori analoghi, in termini percentuali, si riscontrano soltanto nell’altra realtà europea che attualmente soffre in maniera più devastante gli effetti della crisi e del blocco degli aiuti comunitari: la Grecia . Qui infatti la disoccupazione ha toccato, sempre secondo la Caritas, il livello record del 25,1%. Dati questi che come per l’Italia si riflettono in maniera drammatica sulle condizioni economiche delle famiglie. Al punto che in questo momento, la Caritas stima che a livello europeo ci siano qualcosa come 27 milioni di poveri, ossia circa il 23% di quei circa 115 milioni di abitanti che complessivamente abitano attualmente il Vecchio Continente. Una situazione che dovrebbe dunque spingere con urgenza l’Unione europea a rivedere, quanto meno in parte, le politiche di forte restrizione finora adottate per combattere la crisi, perché la cura sembra essere diventata con il tempo peggiore del male che si voleva combattere.

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