Poste italiane, candidati e programmi: qual è la Posta in gioco

Chi è per la separazione della banca, chi invece vuole darle licenza bancaria. La società di Sarmi entra nella campagna elettorale

Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane (Credits: Italyphotopress / Agf / Imagesource)

Carlotta Scozzari

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La campagna elettorale si gioca anche sulle Poste italiane. Nei programmi dei candidati premier affiorano infatti progetti per la società guidata da Massimo Sarmi e controllata dal Tesoro. La lista Mario Monti traccia così le linee per il futuro: «Bisogna pensare alla separazione di BancoPosta da Poste Italiane per sottrarci alle preoccupazioni concorrenziali». Una divisione che potrebbe semplificare la cessione delle attività.

Oscar Giannino, candidato di Fare per fermare il declino, chiede invece che alle Poste, «che rappresentano la più grande rete di raccolta del Paese, venga conferita piena licenza bancaria». Al momento, infatti, la società presta denaro al pubblico appoggiandosi ad altri intermediari. Il programma del Pdl non affronta direttamente la questione (così come il Pd), ma nel 2011 il premier Silvio Berlusconi, affiancato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, benedisse l’operazione con cui le Poste rilevarono la Banca del Mezzogiorno, pensata per le imprese del Sud. Insomma, il Pdl aveva reso le Poste socie di una banca anziché trasformarle in istituto di credito o dividerle in due.

Nel 2011 le Poste italiane hanno raggiunto utili consolidati per 846 milioni (1 miliardo l’anno prima) e ricavi per 21,7 miliardi (21,8). Risultati che qualcuno giudica raggiungibili grazie proprio alle sinergie tra parte bancaria e postale e al mancato rischio di insolvenza, che peserebbe sul bilancio in caso di trasformazione in istituto di credito. Una variazione dello status quo potrebbe, poi, intaccare le munizioni della Cassa depositi e prestiti, società a controllo pubblico la cui principale fonte di raccolta è rappresentata dal risparmio postale.

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