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Petrolio sopra i 50 dollari, dove può arrivare ora

Il greggio ha toccato il massimo degli ultimi 6 mesi. Le case d'affari pensano che si attesterà sui livelli attuali, ma non è detto che abbiano ragione

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Andrea Telara

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Di nuovo sopra i 50 dollari al barile, il massimo degli ultimi 6 mesi. E' il traguardo raggiunto in questi giorni dal prezzo del petrolio, con il contratto Brent sul greggio del Mare del Nord che ha davvero recuperato sprint, regalando parecchie soddisfazioni agli investitori. Sembrano infatti passati anni luce dal primo trimestre del 2016, quando le quotazioni hanno toccato il minimo di 28 dollari circa al barile. Gli investitori che in quei giorni hanno avuto il coraggio di scommettere sui rialzi dell'oro nero, hanno fatto davvero un affarone visto che oggi raccolgono un guadagno del 78%.

Quanto si può risparmiare con il petrolio ai minimi


Indovinare come sarebbero andate le cose, però, allora non era certamente facile. Alla fine del 2015, quando i prezzi erano in picchiata, infatti, c'erano case d'affari blasonate come Goldman Sachs che non escludevano addirittura una discesa dei prezzi fino a 20 dollari, pur senza specificare in quale arco di tempo. Fatto sta che quell'ipotetico calo non si è verificato, almeno per adesso. Non sempre, infatti, gli analisti internazionali hanno azzeccato in passato le previsioni riguardo all'andamento del greggio e dunque non è il caso di prendere per oro colato loro ultime stime.


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A titolo di cronaca, però, vale la pena ricordare quanto hanno previsto di recente due importanti case d'affari riguardo al Wti, il contratto derivato sul petrolio che viene negoziato sulle piazze finanziarie americane (e che si muove più o meno come il Brent). Per Bank of America Merrill Lynch, il Wti dovrebbe rimanere attorno ai 54 dollari al barile per tutto il 2016, mentre Goldman Sachs ha innalzato di recente le proprie stime sui prezzi da circa 38 a oltre 44 dollari, sempre da qui a fine anno.


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Un po' più convinti del trend rialzista sembrano essere invece gli analisti della casa di investimenti britannica Etf Securities, che a gennaio avevano azzeccato le previsioni, stimando un ritorno delle quotazioni a 50 dollari al barile nel secondo trimestre dell'anno. In un report pubblicato agli inizi di maggio, gli esperti della società d'Oltremanica hanno sostenuto che l'attuale rally del greggio ha le gambe abbastanza robuste, sostanzialmente per due motivi. Innanzitutto, la domanda di mercato del greggio seguirà un trend in crescita nel medio termine e salirà a 98 milioni di barili al giorno entro il 2020, dai 95 milioni attuali. Nello stesso tempo, l'offerta di mercato rimarrà un po' a singhiozzo e, già nell'ultima parte dell'anno, non riuscirà a tenere il passo della domanda. Le ragioni di questo fenomeno sono diverse. Una è per esempio il calo di produzione che si registra (e si registrerà) sia tra i paesi che non fanno parte dell'Opec sia tra quelli che ne fanno parte. L'altra ragione è che l'Iran, prossimo ad affacciarsi di nuovo sul mercato petrolifero dopo la fine delle sanzioni, ha bisogno di tempo per costruire le infrastrutture tecniche e commerciali che gli consentiranno di tornare a essere un grande esportatore di greggio.


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Con questo scenario di fondo, il prezzo del greggio sembra dunque destinato a imboccare la strada del rialzo. Fino a dove? A gennaio, gli analisti di Etf Securities avevano previsto il ritorno a 66-69 dollari al barile nel terzo trimestre 2016. Appuntamento tra qualche mese, dunque, per sapere se anche in quel caso c'avevano azzeccato.


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