Perché gli Stati Uniti non devono temere l'inflazione

Il mercato è stabile e perfettamente in grado di assorbire gli aumenti dei salari senza surriscaldarsi

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– Credits: Matt Cardy/Getty Images

Claudia Astarita

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Dopo il crollo di Wall Street della settimana scorsa, gli Stati Uniti temono le conseguenze di un eccessivo surriscaldamento dell'economia. La paura diffusa è che un picco di inflazione ipoteticamente innescato da un aumento dei salari possa costringere le banche ad adottare una politica monetaria più restrittiva in tempi più rapidi del previsto.

Esiste un problema inflazione?

Per fare chiarezza su quello che sta succedendo, il New York Times ha cercato di capire se un problema inflazione esiste davvero oppure no. Arrivando alla conclusione che non tutti gli aumenti di prezzi vanno considerati come negativi, e che un'eventuale surriscaldamento dipenderà molto anche dal modo in cui la Federal Reserve deciderà di reagire.

Cosa succede se l'economia cresce troppo in fretta

Il mercato americano sta attraversando una fase particolarmente positiva. L'economia cresce bene, la disoccupazione sta progressivamente rientrando, e la fiducia degli operatori è elevata. Di questo passo, però, si corre il rischio di ritrovarsi con un'economia che, crescendo troppo in fretta, generi inflazione e costringa la Fed ad aumentare i tassi di interesse per mantenere il livello dei prezzi sotto controllo.

Le conseguenze dell'inflazione

L'inflazione è quell'indicatore che misura la variazione dei prezzi nel tempo. Viene calcolata prendendo come riferimento un paniere di beni che, in linea teorica, è rappresentativo della spesa media delle famiglie in un determinato paese, ma è evidente che i livelli di consumo (e di conseguenza la percezione di un aumento dei prezzi) può variare molto a seconda delle abitudini personali.

Un'inflazione troppo alta, però, è un problema per tutti. Perché non solo il valore della moneta di fatto si annulla, ma anche perché il potere d'acquisto di stipendi e risparmi crolla, innescando un pessimismo diffuso che blocca la crescita dell'economia. Ma anche un'inflazione troppo bassa non va bene, perché anche se il potere d'acquisto dei singoli aumenta, l'incentivo a spendere e a investire viene meno.

Il tetto del 2 per cento

Dopo anni di discussioni, una grossa fetta di economisti si è ritrovata d'accordo a considerare un'inflazione al 2 per cento un'inflazione "ideale", perché in grado di stimolare l'economia senza alterare il potere d'acquisto reale delle famiglie. Ma se il 2 per cento è un valore ideale, il fatto che nel 2017 negli Stati Uniti i prezzi siano cresciuti dell'1,5 per cento non dovrebbe suonare come campanello d'allarme.

Inflazione e occupazione

La paura di un improvviso surriscaldamento dei mercati, quindi, non è tanto legata a un prossimo aumento dell'inflazione, quanto alla paura che un calo del tasso di disoccupazione possa generare un aumento di inflazione. Tra gli anni '50 e gli anni '80 la Curva di Phillips, vale a dire quella curva che mette in relazione tasso di occupazione e di inflazione, ha descritto molto bene i picchi di inflazione che sono stati registrati sui nostri mercati. Alla base di questa teoria vi è l'idea che quanto la disoccupazione è alta è facile trovare forza lavoro, mentre quando è più bassa la competizione sul mercato del lavoro aumenta, crescono i salari e con loro l'inflazione. Ed è questa la dinamica che davvero spaventa l'America, dove, in effetti, i salari stanno aumentando.

La piena occupazione è un rischio?

Secondo il New York Times, per quanto la Curva di Phillips sia stata utile in passato per descrivere l'interdipendenza tra inflazione e tasso di disoccupazione, oggi il legame tra i due fenomeni è meno netto, e comunque influenzato da tante altre variabili, come la possibilità di delocalizzare produzioni diventate troppo costose, quella di investire sulla produttività delle singole unità di lavoro raggiunti grazie alle nuove tecnologie, o la progressiva riduzione, in alcuni paesi, e l'America è tra questi, del potere contrattuale dei lavoratori.

Il ruolo della Fed

In America il tasso di disoccupazione è sempre più basso e l'economia sta continuando a crescere, ma l'inflazione resta momentaneamente sotto controllo. Resta da capire come la Federal Reserve nell'era di Jerome Powell deciderà di interpretare i segnali dei mercati. Se crederà di più alla lettura classica della Curva di Phillips, è possibile che decida di alzare i tassi di interesse per raffreddare i mercati. E questa sarebbe la scelta peggiore perché in linea con le paure che hanno fatto crollare le borse lunedì. Se invece deciderà di aspettare per vedere se davvero l'inflazione è destinata a crescere, i mercati potrebbero ristabilizzarsi in maniera automatica e gli stimoli monetari usati per combattere la crisi essere riassorbiti senza fretta.

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