Perché gli italiani risparmiano di più

Per il Censis questa è l’Italia del 2014: meno redditi, meno investimenti, zero consumi, più risparmi

INAUGURAZIONE FILIALE BPV

– Credits: Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Massimo Morici

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Che fine hanno fatto i soldi degli italiani? Partendo dal 2007, ossia dall’anno prima dello scoppio della crisi dei subprime, i consumi nei sette anni successivi si sono azzerati (-7,6%), gli investimenti nel mattone si sono dimezzati (da 807.000 compravendite di abitazioni del 2007 a 403.000 del 2013), mentre  il valore di contanti e depositi bancari è aumentato di 234 miliardi di euro.

Gli italiani hanno preferito tenere i soldi cash o fermi sui conti correnti, a disposizione per ogni evenienza: meglio stare liquidi, insomma, per fronteggiare difficoltà inattese.

La fotografia emerge dal 9° numero del "Diario della transizione" del Censis, secondo cui il 33% degli italiani teme di diventare povero e solo il 30% sente di avere le spalle coperte dal sistema di welfare, mentre la percentuale sale al 58% in Spagna, 61% nel Regno Unito, 73% in Germania e 74% in Francia.

Spiega il Censis: "In un contesto così difficile, con crescita e occupazione che non ripartono,  gli italiani pensano sia essenziale proteggersi in caso sopravvenga una malattia, la perdita del lavoro o semplicemente per fronteggiare le spese impreviste. Il 44% risparmia per far fronte ai rischi sociali, di salute o di lavoro, il 36% perché è il solo modo per sentirsi sicuro, il 28% per garantirsi una vecchiaia serena".


In un contesto così difficile gli italiani pensano sia essenziale proteggersi in caso di imprevisti

Considerando gli ultimi due anni, il trend non è affatto migliorato. Anzi. Per il Censis questa è l’Italia del 2014: meno redditi, meno investimenti, zero consumi, più risparmi.

La propensione al risparmio, ad esempio, dal secondo trimestre 2013 è passata dal 7,8 al 10%, "pure a fronte di una riduzione nello stesso periodo dell’1,2% del reddito disponibile delle famiglie e nonostante la bassa inflazione abbia attenuato la caduta del potere d’acquisto".

DOVE INVESTONO GLI ITALIANI
Le consistenze dei depositi bancari sono aumentate dai 975 miliardi di euro del 2007 a una massa finanziaria di 1.209 miliardi nel marzo 2014, con un incremento del 9,2% in termini reali, tanto che oggi costituiscono il 30% del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie.

Nell’anno prima della crisi erano solo il 25%.

Negli ultimi sette anni sono aumentati anche i soldi accantonati con assicurazioni e fondi pensione: +125 miliardi di euro (+7,2%). E anche le polizze vita sono tornate a funzionare come "salvadanaio" per molti italiani: i premi raccolti sono aumentati da 63,4 miliardi di euro nel 2007 a 86,8 miliardi nel 2013 (+21,3% in termini reali).

Dopo il crollo degli interessi sui titoli del debito pubblico (l'emissione di Bot del 15 dicembre 2011 dava un rendimento del 5,9%, a giugno 2014 era sceso allo 0,4%), le consistenze delle quote dei fondi comuni hanno ricominciato ad aumentare dal secondo trimestre del 2012: +82 miliardi di euro al marzo 2014, con una crescita in termini reali del 31%.

Le azioni sono ripartite un anno dopo, dal secondo trimestre del 2013: +140 miliardi di euro al marzo 2014, con una crescita del 17% in termini reali.

 

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