Perché la crisi del mattone inglese spaventa i mercati

Sette fondi specializzati da 18 miliardi di sterline hanno congelato i rimborsi: il mercato immobiliare di Londra potrebbe subire un crollo a due cifre

Cartelli di agenzie immobiliari a Londra – Credits: Carl De Souza/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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La prima vittima della Brexit sarà il mercato immobiliare britannico. Secondo gli analisti della banca francese Société Générale i prezzi nei prossimi anni potrebbero crollare di oltre il 30% a seguito del trasferimento di molte banche e multinazionali in altre capitali europee: per operare all'interno della Ue bisognerà avere almeno una succursale in un paese membro e fra due - tre anni (o forse più, si parla anche del 2019) Londra sarà fuori.

Per ora il mercato real estate britannico è sceso del 3,6% (dati al 5 luglio 2016) in valuta locale. Lo scivolone è atteso nei prossimi mesi. Il comparto più colpito sarà il commerciale, ma a seguire l'ondata di vendite potrebbe estendersi anche al residenziale: secondo gli esperti, almeno 3.000 dipendenti senior del settore finanziario saranno costretti a lasciare la City.

Del resto, un report di PwC, uscito prima del referendum dello scorso 23 giugno che ha visto la vittoria dei "Leave", ha calcolato 70.000 - 100.000 posti in meno nel settore finanziario entro il 2020 rispetto alle stime precedenti che consideravano il Regno Unito dentro la Ue.

La fuga dai fondi immobiliari britannici

Tra gli investitori, intanto, è già scoppiato il panico. I primi di luglio sette fondi aperti immobiliari inglesi che investono direttamente in uffici e altri immobili commerciali e dal valore di 18 miliardi di sterline sono stati congelati: le società che li gestiscono hanno sospeso i rimborsi per "motivi tecnici" di fronte alle numerose richieste da parte degli azionisti di vendere le proprie quote.

Motivo? Molti fondi immobiliari aperti del Regno Unito investono per oltre l'80% del loro patrimonio direttamente in proprietà commerciali e solo il 20% in liquidità e strumenti equivalenti (REIT's).

"Sono fondi che hanno bisogno di tempo per essere in grado di vendere il patrimonio immobiliare, e cioè gli edifici, e rimborsare così gli azionisti. La loro decisione di sospendere il rimborso è nell'interesse degli azionisti di tali fondi" sottolinea Vincent Bruyère, gestore del fondo belga-olandese Degroof Petercam AM.

I vantaggi per le altri capitali europee

A sfregarsi le mani, sono invece gli operatori del settore delle altri capitali europee. "Il Regno Unito è il più grande mercato europeo per gli immobili commerciali e anche un lieve movimento di fondi in quest’area potrebbe fornire un accelerata significativa agli altri mercati europei, ad esempio a beneficio di paesi core come la Francia e la Germania" si legge in una recente analisi di BMO Real Estate Partners, divisione immobiliare della Bank of Montreal.

Secondo gli esperti della banca canadese, gli investitori dell'immobiliare del Regno Unito "non hanno perso interesse nei confronti del mercato europeo", in particolare della fascia di lusso del mercato che "beneficia di una forte domanda, di una scarsa offerta e della spesa turistica che non è UK-centrica". Anche un report pubblicato dalla società americana CBRE dimostra che molti investitori stanno guardando più da vicino alla Francia e alla Germania come aree nelle quali espandere le proprie operazioni.

La società di consulenza PMA, specializzata nell'immobiliare, ha inoltre suggerito che Parigi, Milano e Barcellona potrebbero essere le principali città beneficiarie della Brexit. "L'incertezza costituisce la minaccia peggiore per gli investimenti nel mercato immobiliare e molte società esiteranno a investire nel Regno Unito fino a quando non saranno definite nuove regole" conclude Valentijn van Nieuwenhuijzen, esperto del fondo olandese NN Investment Partners.

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