Pensioni: ecco quelle che rischiano di essere tagliate

Il presidente dell'Inps Tito Boeri propone di abbassare quelle più alte per aiutare i 55 - 65enni in difficoltà

Il neo presidente dell'Inps, Tito Boeri – Credits: Stefano Scarpiello/Imagoeconomica

Massimo Morici

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Tito Boeri. Il nome del neopresidente dell’Inps, professore della Bocconi, animatore del blog lavoce.info, rischia di rimanere indigesto a migliaia di pensionati italiani. Perché? Lo spieghiamo con una domanda: riuscirà l’economista, esponente della borghesia illuminata milanese, a trasformare Renzi nell'Amato del 2015?

L’ex premier socialista, come gli italiani ricordano, nel 1992 mise le mani nei conti correnti degli italiani: un prelievo forzoso retroattivo del 6 per mille, per risanare una situazione di emergenza nella finanza pubblica. Renzi, se darà retta ai consigli di Boeri, potrebbe decidere invece di tagliare le pensioni degli italiani.

Certo, non tutte, ma solo quelle "molto alte" che, come ha spiegato di recente Boeri in un’intervista a Ballarò, "non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l’intero arco della vita lavorativa", anche perché "c’è un problema di equità che andrebbe affrontato".

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LE RISORSE PER GARANTIRE IL REDDITO MINIMO

Il "problema di equità" di cui parla Boeri ha un costo: 7 - 8 miliardi di euro all’anno. Una cifra che servirebbe a garantire un reddito minimo ai cittadini più poveri. In particolare agli esodati, e cioè agli italiani che hanno un'età compresa tra i 55 e 65 anni e che si sono trovati spiazzati dalle recenti riforme: fuori dal lavoro, difficilissimo per loro il reinserimento in un mercato che stenta a ripartire, mentre la pensione resta ancora un miraggio.

Un problema serio, quindi, sui cui Boeri è tornato più volte nelle ultime settimane a partire da un’intervista rilasciata al Corriere della sera agli inizi di marzo.

Ma quali saranno, in particolare, i pensionati a cui Renzi potrebbe chiedere di fare un sacrificio per aiutare gli italiani che si trovano in maggiore difficoltà? Con precisione lo sapremo a giugno. Fra due mesi. Un tempo necessario a Boeri per presentare una riforma organica al governo con alcune "proposte articolate" sul fronte previdenziale.

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I PENSIONATI NEL MIRINO DI BOERI

L'economista bocconiano però resta ancora sul vago. E non fornisce ulteriori dettagli. Più preciso, invece, è Yoram Gutegeld, il consigliere italo - israeliano del governo Renzi, impegnato sul fronte della spending review. L'economista ha messo le mani avanti ai microfoni di Radio24, ricordando ai pensionati che questo discorso è stato già affrontato lo scorso anno e che "la decisione politica è stata di non toccarle".

Le pensioni alte, ha aggiunto Gutgeld, "sono già in qualche modo tassate e quindi c'è già un’intervento di equità": il riferimento è al provvedimento del governo Letta, con cui a inizio 2014 si è introdotto un prelievo progressivo per le pensioni superiori ai 7.000 euro al mese.

Oggi come un anno fa, si tratta di capire se Renzi abbia il coraggio politico di scendere fino a toccare anche le pensioni medie. Gutgeld ha parlato di una cifra attorno ai 90 mila euro: da lì in giù sono pensioni "politicamente" intoccabili.  

Per capirlo basta tornare 12 mesi indietro nel tempo: il predecessore di Gutgeld, Carlo Cottarelli, un anno fa aveva proposto di introdurre un contributo straordinario da parte di chi prende una "pensione robusta". Cottarelli allora stava parlando al 15 per cento dei pensionati. Tutti con un assegno pensionistico di 7.000 euro o più? Affatto. Il Messaggero e il Corriere della sera, allora, calcolarono che l'85 per cento dei pensionati guadagna meno di 2.000 euro al mese e che nel 95 per cento dei casi difficilmente si superano i 2.400 euro lordi.

Per arrivare a toccare una platea pari al 15 per cento, quindi, gli stessi cui Cottarelli aveva chiesto il contributo di solidarietà (poi sfumato), bisognerebbe andare a prelevare anche nelle pensioni comprese tra 2.000 e 2.500 euro al mese. Ed è quello che non vogliono i sindacati. A partire dalla Cgil: per bocca del segretario generale dei pensionati della confederazione, Carla Cantone, ha ricordato al presidente che "l'Inps è di proprietà dei lavoratori e dei pensionati e che ogni decisione andrà discussa nel merito". Boeri è avvertito.

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