Pensioni: cosa sono i Pepp

Bruxelles vuole lanciare i fondi pensione con "passaporto europeo" che potranno essere collocati in tutti i paesi dell'Unione

Manifestazione europeista a Bucarest

25 marzo 2017. Un bambino fa sbucare una piccola bandiera dell'Unione Europea da un taglio creato in un'altra "bandiera a 12 stelle" di grandi dimensioni, portata da un gruppo di manifestanti nel corso di una manifestazione europeista a Bucarest, in Romania, nel 60° anniversario dei Trattati di Roma. – Credits: ANDREI PUNGOVSCHI/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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Si chiamano Pepp e saranno i nuovi concorrenti con "passaporto europeo" dei fondi pensioni aperti e e dei piani individuali (PIP), i due pilastri della previdenza complementare italiana. L'acronimo sta per "PanEuropean Personal Pension", prodotti previdenziali pensionistici europei.

Dopo una riflessione durata sei anni, Bruxelles li ha inseriti nella bozza di regolamento presentata a luglio scorso dalla Commissione europea con l'obiettivo di creare e sviluppare un mercato unico delle forme di terzo pilastro e dotare la Ue di uno strumento in grado di rispondere al problema della sostenibilità delle pensioni pubbliche, contribuendo allo stesso tempo al rilancio dell'economia reale.

I vantaggi per la Ue

Stando a una simulazione condotta da Ernst & Young, infatti, i nuovi strumenti paneuropei potrebbero far lievitare le masse in gestione dei prodotti pensionistici individuali fino a quota 2,1 trilioni di euro di qui al 2030.

Al pari degli altri strumenti giù esistenti di previdenza complementare, i Pepp potranno essere utilizzati dai cittadini europei per integrare l'assegno pubblico che in futuro rischia di essere sempre più magro. Del resto il problema è strutturale nella Ue dove, ad esempio, ci saranno sempre più anziani e sempre meno lavoratori attivi (15 -64 anni), un cocktail micidiale per le casse pubbliche: il rapporto tra over 65 e persone in età da lavoro (15-64 anni) è previsto in crescita dal 31,4% del 2015 al 56,8% nel 2060. 

Chi potrà collocarli

I nuovi fondi pensione europei potranno essere offerti da banche, assicurazioni, società di gestione, imprese di investimento e fondi pensione e saranno destinati a lavoratori, autonomi e dipendenti, studenti e disoccupati.

A differenza dei fondi pensione aperti e piani individuali, i Pepp saranno armonizzati a livello europeo: gli intermediari di un paese UE potranno collocarli, quindi, in tutti gli altri paesi dell'Unione anche tramite i canali di distribuzione elettronica (piattaforme web).

L'iter legislativo

Saranno istituiti tramite lo strumento del regolamento europeo: ciò lo rende immediatamente applicabile in tutta l'Unione senza che ogni singolo Stato recepisca la normativa, come succede per le direttive. In questo modo Bruxelles ha accelarato i tempi, ma dall'altro lascia poco spazio per modellare la normativa a livello nazionale, come ha fatto notare Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip).

Dal punto di vista fiscale, ad esempio, la Commissione raccomanda di estendere ai PEPP i benefici fiscali previsti all’interno di ogni singolo Stato UE per i prodotti individuali già disponibili, che in Italia sono soggetti a un'imposta del 20 per cento e danno la possibilità all'aderente di dedurre dal reddito complessivo i versamenti fino a un massimo di 5.146,57 euro.

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