Patrimoni all'estero: cosa cambia in Svizzera dal 2017

Dal primo gennaio le banche hanno cominciato a raccogliere i dati dei clienti residenti all'estero e li comunicheranno a partire dal 2018 al Fisco

La bandiera svizzera – Credits: Sean Gallup/Getty Images

Massimo Morici

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Il segreto bancario è morto. E qualcuno di sicuro non griderà "evviva", almeno in Europa. Perché quest'anno finisce un'altra epoca per gli italiani con la "grana": quella degli spalloni, delle valige piene di soldi nascoste nelle auto, anche se ormai i capitali si spostano da una parte all'altra del mondo con un solo clic.

Dal primo gennaio le banche svizzere hanno cominciato a raccogliere i dati dei loro clienti stranieri che avevano depositato i loro averi nei caveau elvetici, come previsto dall'accordo sulla fiscalità e risparmio tra la Confederazione e l'Unione Europea.

Hanno 12 mesi di tempo: poi a partire dal prossimo anno trasmetteranno, almeno una volta l'anno, le informazioni raccolte all'Amministrazione federeale delle contribuzioni (il Fisco elvetico) che a sua volta li comunicherà alle autorità fiscali dei paesi Ue.

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Come si è arrivati a questo punto
Dal 2018, infatti, inizierà lo scambio automatico delle informazioni con il Fisco dei Paesi Ue sulla base degli standard internazionali elaborati dall'OCSE a cui hanno aderito un centinaio di paesi.

La comunicazione dei dati, per ora, avverà solo con le autorità fiscali dei paesi membri dell'Eurozona, tra cui l'Italia, e di altri 29 paesi extra Ue che hanno aderito all'accordo tra cui Canada, Giappone, Corea del Sud, Messico, Argentina e una serie di piccoli paradisi fiscali europei e non. Restano fuori, fatta eccezione del Sud Africa, gran parte dei paesi africani, dei paesi asiatici, caraibici, latino americani e arabi. Di certo, insomma, le banche svizzere non si svuoteranno di colpo.

Le basi legali per la "morte" (parziale) del segreto bancario sono state approvate dall’Assemblea federale già nel dicembre del 2015, ricorda la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali della Confederazione. Ma le pressioni erano cominciate ben prima, poco dopo la crisi finanziaria scoppiata nel 2008, soprattutto da parte degli Stati Uniti d'America che erano alla ricerca dei capitali dei propri cittadini nascosti all'estero.

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Il segreto solo per i cittadini elvetici

Pesanti le sanzioni inflitte dalle autorità USA alle banche svizzere, complici di aver aiutato i cittadini americani a nascondere i propri patrimoni all'estero, soprattutto UBS e Credit Suisse, ma anche banche più piccole come la storica Wegelin, la banca privata più antica della Confederazione (fondata a San Gallo nel 1741), chiusa nel 2013 a seguito di una maxi multa commissionata dagli sceriffi del fisco a stelle e strisce.

Alla fine, il segreto bancario resterà solo per i clienti svizzeri e dei paesi che non aderiscono all'accordo per lo scambio automatico delle informazioni su fisco e risparmio con Berna. Per i cittadini della Ue e dei paesi che hanno aderito all'accordo, saranno condivisi nomi, cognomi, paesi d'origine, averi e redditi dei capitali depositati nei forzieri elvetici.

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