Soldi

Olio di oliva: cosa cambia con le nuove regole sulle etichette

Le norme puniscono più severamente le frodi sul prodotto, allo stesso tempo però introducono più flessibilità sulle scadenze

olive oil greece

Giuseppe Cordasco

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Si potrebbe parlare di luci e ombre in riferimento alle nuove norme sull’olio d’oliva entrate in vigore in via definitiva proprio oggi. Si tratta in effetti di disposizioni di carattere europeo a cui ovviamente il nostro Paese ha dovuto adeguarsi. E se per un verso, come vedremo, alcune misure risultano funzionali alla nostra agricoltura, per un altro invece altre nuove regole hanno generato non poche polemiche.

Pene più severe

Cominciamo però dalle buone notizie, che possono essere riassunte in un inasprimento delle pene per chi commette frodi sul prodotto, al netto del mantenimento del reato penale di frode in commercio che ha rischiato però di esser abolito. In particolare sono state aumentate, e in alcuni casi introdotte, sanzioni per violazioni che riguardano imballaggi, informazioni sulla categoria dell’olio, designazione dell’origine, indicazioni facoltative e leggibilità delle informazioni obbligatorie. Da oggi dunque chi non rispetterà “l’obbligo di indicare in etichetta e nei documenti la designazione dell’origine, nonché la difforme designazione dell’origine anche ricorrendo a segni, figure o altro” commetterà sempre reato e rischierà una multa da 2mila a 12mila euro.

Italian sounding

In questo senso si tratta dunque di un provvedimento a noi favorevole, perché serve in particolare ad evitare che sulle etichette di oli provenienti dall’estero vengano riportate espressioni italiane o bandiere del nostro Paese. Un altro piccolo, ma significativo colpo, a quel fenomeno che va sotto il nome di “italian sounding” che, secondo le stime di Coldiretti, ruba ogni anno al nostro sistema nazionale 60 miliardi di euro di valore. Fin qui gli elementi positivi.

Imbottigliamento e scadenza

In concomitanza a queste misure, ne sono state però introdotte delle altre che invece hanno provocato, come detto, forti tensioni, anche in Parlamento all’atto della loro approvazione. In particolare molto contestata è stata la norma che di fatto abolisce l’obbligo di indicare sull’etichetta la data di imbottigliamento. Questa informazione sarà d’ora in poi sostituita infatti da una generica definizione "da consumare preferibilmente entro...". Una decisione che ha lasciato non pochi dubbi, soprattutto sul fronte dei produttori. Secondo sempre la Coldiretti infatti, l’attuale regime italiano più severo su questo fronte, stabilendo un periodo massimo di 18 mesi tra l’imbottigliamento e la vendita, garantiva una migliore qualità del prodotto. È noto infatti che dopo questo periodo alcune caratteristiche organolettiche dell’olio vadano a deprirsi. Da qui la polemica sul fatto che ora molte aziende potranno in effetti mettere in commercio anche olio più vecchio senza correre nessun tipo di rischio.

Multe Antitrust

Una circostanza che dimostra come sul fronte dell’olio di oliva ci sia ancora molta strada da fare per arrivare a garantire in maniera adeguata le prerogative dei consumatori. Da ammonimento in questo senso c’è la sentenza di condanna dell’Antitrust, che proprio in questi giorni ha inflitto pesanti multe a Lidl Italia s.r.l., Coricelli e Carapelli-Firenze, proprio per avere commercializzato come extravergine di oliva un olio diverso, con caratteristiche organolettiche inferiori a quelle fissate con legge per la classe merceologica falsamente vantata.

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