I numeri record del business della marijuana in tavola

Noccioline, biscotti e cioccolata, ma anche burro, caramelle, olio e persino pancetta alla cannabis valgono fino a un milione di dollari

– Credits: Justin Sullivan/Getty Images

Claudia Astarita

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Chissà cosa direbbe l'integerrimo ed austero George Washington se sapesse che nella capitale degli Stati Uniti d'America che porta il suo nome è ora possibile acquistare pietanze a base di una pianta dagli effetti allucinogeni come è la marijuana. A pochi passi dalla Casa Bianca e dai luoghi dove si decidono i destini del mondo, infatti, ha aperto il primo negozio di alimentari cucinati usando come ingrediente principale la pianta: alle dieci e mezza dell'8 luglio, un commesso sorridente di Top Shelf Cannabis ha venduto duecento dollari di snack dai nomi inequivocabili (Crazy Carnival Nuts, ad esempio) a un certo Al Olson, reporter del canale CNBC specializzato nel trattare il consumo di droghe leggere. È stato solamente l'inizio: Top Shelf Cannabis ha consolidato in pochissime settimane un ottimo giro d'affari. Per farsene un'idea, basti pensare che nei primi venti giorni di attività ha versato oltre ottantamila dollari di tasse, come orgoglisamente riporta il suo titolare.

Benché aprire un negozio del genere nella capitale (e usare come simbolo il profilo di George Washington intento a fumare) abbia un valore simbolico particolare, il commercio degli alimenti a base di marjuana rappresenta già un discreto business. Gli esercizi commerciali stanno spuntando come funghi su quasi tutto il territorio statunitense, seguendo l'ondata di liberalizzazioni in corso: a Denver, ad esempio, circola già il primo furgone per la vendita lungo le strade. Anche l'offerta si arricchisce ogni giorno di nuovi prodotti: inizialmente, i negozi "specializzati" vendevano semplicemente biscotti e barrette di cioccolata; oggi, si possono comprare burro, cioccolatini, caramelle, olio e persino pancetta condita con cannabis. Va di moda anche la Nugtella, versione arricchita della famosa crema di nocciole che viene prodotta dalla società Organicares di San José.

Va detto che mangiare marijuana tende a produrre un effetto più forte e molto più duraturo che fumarla. Questo per due ragioni. La prima è che il modo in cui viene assorbita dal corpo è differente: fumare fa arrivare il THC (l'agente allucinogeno) al cervello molto più velocemente e in concentrazioni più elevate, ma mangiare provoca effetti che durano molto più a lungo. La seconda è che quando si fuma si avverte immediatamente l'effetto ipnotico e si è in grado di regolare le quantità di prodotto che vengono assorbite, mantre quando si consuma un pasto a base di cannabis l'effetto arriva dopo un paio d'ore, impendendo ogni forma di autocontrollo. Sono due fattori che impensieriscono  i regolatori statunitensi e che potrebbero, una volta valutati gli effetti del boom della marjuana in tavola, indurli a fare retromarcia e a ritornare a normative più proibizioniste. La prima conseguenza sarebbe la chiusura di molti esercizi commerciali che stanno prosperando grazie alla liberalizzazione. Eppure, c'è chi crede che i profitti del business della marijuana siano troppo appetibili per non essere sfruttati, dai commercianti che incasserebbero cifre da capogiro (la legalizzazione nel Colorado ha fatto registrare vendite record per 328 milioni di dollari nel 2013, che sono salute a un milione in California), e dai governi che già fantasticano su come investire gli introiti extra generati dalle tasse su questi prodotti. 

 
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