Mutui e pignoramenti: il Governo valuta di rimettere mano alla norma

Probabile una modifica al decreto Boschi che prevede l'esproprio diretto dopo 7 rate non pagate. Preoccupate le associazioni dei consumatori

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Il cantiere di una palazzina in costruzione – Credits: Franco Silvi/Ansa

Massimo Morici

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Cosa potrebbe succedere se il governo decidesse di non apportare le correzioni al decreto Boschi che attua la direttiva Ue sui mutui che prevede il pignoramento della casa dopo 7 rate non versate?

Oggi in Aula è stata bagarre: il governo si è detto "disponibilissimo" a ritocchi che chiariscano meglio le intenzioni e lo conferma anche il viceministro all'Economia Enrico Zanetti, spiegando che gli interventi si concentreranno sul riferimento alle sette rate (previste comunque la procedura ordinaria) che dovrebbe essere cambiato "con un riferimento ad archi temporali" precisi e probabilmente anche, spiegano nella maggioranza, a una entità precisa del debito non pagata.

Altro chiarimento in arrivo quello sulla non retroattività delle nuove norme, che si potranno applicare quindi solo ai nuovi mutui. Per garantire ancora meglio che non ci siano squilibri tra le parti, si dovrebbero poi rivedere anche i criteri per la nomina dei periti che dovranno valutare i valori degli immobili.

Se questo non dovesse accadere, a provare a delineare l'eventuale scenario sono le associazioni dei consumatori.

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Cosa prevede il decreto Boschi
Per accelerare il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito (200 miliardi di euro sono le sofferenze bancarie in pancia alle banche italiane), il decreto Boschi ha cancellato l'articolo 2744 del codice civile che vieta il "patto commissorio" col quale "si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa posta a garanzia dell'adempimento passi al creditore" (e cioè alla banca).

In particolare, stando a un passaggio del decreto, la banca potrà espropriare la casa senza passare dalla sentenza di un tribunale se il cliente salta il pagamento di almeno 7 rate del mutuo.

Di qui l'allarme lanciato dai consumatori: per Adusbef e Federconsumatori il provvedimento porterà a un Far West che "oltre a mettere in mezzo ad una strada decine di migliaia di famiglie in temporanee difficoltà economiche, impossibilitate a onorare le rate di mutui e prestiti, rischia di pregiudicare i già pessimi rapporti di fiducia tra banche e utenti, la cui reputazione con il salva banche e 130.000 famiglie espropriate è a livelli minimi".

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L'aumento dei pignoramenti
Preoccupazioni eccessive? No, almeno stando alle stime dell'Adusbef effettuate sui dati raccolti in 35 tribunali monitorati, secondo cui i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari in Italia sarebbero aumentati del +108% tra il 2008 e il 2013.

Una piaga che potrebbe non arrestarsi e anzi peggiorare, quando e se le nuove regole entreranno in vigore: le ultime ricerche, fatte sempre dall'Adusbef e che risalgono a fine 2014, stimano un ulteriore aumento dell'11,6% tra il 2013 al 2014.

In numeri, stiamo parlando di 5.549 pignoramenti in 12 mesi, 20 per giorno lavorativo, con picchi a Modena, Frosinone, Ferrara, Pesaro, Catania, Monza, Cagliari.

Dal 2006 al 2014, nonostante le tutele giudiziarie del diritto e l'articolo 2744 del Codice Civile, che tentava di riequilibrare la sproporzione contrattuale tra le banche (contraenti forti) e i consumatori (contraenti deboli), secondo i calcoli dell'Adusbef sono state mandate all'asta ben 110.000 case. 

L'associazione dei consumatori segnala, inoltre, la "fatica" con cui "è riuscita a ottenere in forma verbale o scritta, l'andamento dei pignoramenti".

E segnala un'anomalia – vista la rilevanza del fenomeno: i dati relativi ai pignoramenti non sono oggetto di specifica e periodica  diffusione in forma disaggregata da parte del Ministro della Giustizia e delle rilevazioni Istat.

  

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