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Mutui, cosa conviene tra tasso fisso e variabile

L’importo medio dei prestiti immobiliari è cresciuto nel 2017 di quasi l’8%. Qualche consiglio utile prima di indebitarsi

Mutui-Casa

Andrea Telara

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Un crescita del 7,6%. E’ quella che si è registrata nel 2017 per l’importo medio dei mutui casa, che ha superato abbondantemente i 128mila euro contro i meno di 120mila dell’anno precedente.

A rilevare i dati è stato l'Osservatorio di Facile.it e Mutui.it, due portali web specializzati nel confronto delle tariffe, che hanno rilevato anche un altro trend: oltre a crescere l’importo medio erogato dalle banche, lo scorso anno è salito pure il loan to value, cioè la quota del prezzo della casa che viene finanziata con il mutuo e non pagata in contanti: in media, tra il 2016 e il 2017, i finanziamenti concessi alle famiglie hanno coperto il 60% del valore dell’immobile, contro il 54% del 2016.

“L’aumento del loan to value è legato alla maggiore disponibilità da parte delle banche a concedere mutui di importi più elevati”, spiega Ivano Cresto, responsabile della business unit dei mutui di Facile.it. Tuttavia, per Cresto la crescita dell’importo dei finanziamenti è conseguenza anche della discesa dei tassi d’interesse, che ha alleggerito le rate da pagare e spinto le famiglie a indebitarsi per cifre un po’ più elevate.

Fisso o variabile?

Ecco allora che, con il costo del denaro così basso, torna d’attualità l’interrogativo che accompagna da sempre chi si accinge ad accendere un mutuo: è meglio indebitarsi a tasso fisso o scegliere il tasso variabile?

Optando per la prima soluzione, si riesce a bloccare per sempre la rata fino alla fine del piano di rimborso. Preferendo la seconda strada, invece, si ha inizialmente l’occasione di sottoscrivere un mutuo meno costoso ma si rischia di vedere aumentare le rate non appena i tassi d’interesse torneranno a salire, dopo essere rimasti inchiodati per anni attorno ai minimi storici.

Oggi, sempre secondo le rilevazioni di Mutui.it e Facile.it, oltre il 75% delle famiglie che si indebitano peferisce il tasso fisso. Si tratta di una scelta che comporta un piccolo sacrificio inizialmente ma, soprattutto se l’importo del mutuo non è elevatissimo, può rivelarsi saggia nel lungo periodo.

Chi accende un prestito da 160mila euro con durata a 25 anni per comprare una casa che costa almeno 200mila euro, per esempio, scegliendo i prodotti a tasso fisso meno costosi sul mercato come quelli segnalati dal sito di MutuiOnline paga di meno di 670 euro al mese. E’ il caso del Mutuo Giovani di Intesa Sanpaolo che, nella versione a tasso fisso con scadenza a 25 anni, ha una rata di 666 euro e un taeg (tasso annuo effettivo globale) del 2%.

Meno costi ma più rischi

Nella versione a tasso variabile, invece, lo stesso Mutuo Giovani richiede il pagamento di una rata di 608 euro, con un taeg dell’1,2%. Optando per il prodotto a interessi indicizzati, dunque, si risparmia poco più di 50 euro al mese e oltre 600 euro in un anno, ma si corre il rischio di dover poi vedere tutti questi vantaggi annullarsi nei decenni a venire. Basta infatti che il costo del denaro risalga di un punto percentuale per trovarsi a pagare una rata superiore a quella di sborsata da chi ha preferito il tasso fisso.

Discorso diverso, però, per chi ha già da tempo un mutuo sulle spalle ed è ormai vicino alla scadenza. In questo caso, mantenere il tasso variabile è una scelta in linea di massima condivisibile. Se il piano di rimborso è in fase avanzata, il capitale da rimborsare è ormai contenuto e, anche in caso di aumento dei tassi, non ci sono grandi rischi di veder impennarsi la rata.

Inoltre, non va dimenticato che Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha detto più volte che i tassi riprenderanno a salire ma, per un lungo periodo,  si manterranno comunque su bassi livelli. E se lo dice lui, che da 7 anni governa con mano ferma la politica monetaria dell’Eurozona, ci sono buone ragione per credergli.

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