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Mps torna in borsa: cosa aspettarsi per i risparmiatori e lo Stato

Le azioni dell’istituto toscano sono di nuovo negoziabili a Piazza Affari. Molte le incognite sul loro futuro

Si preannunciava una giornata piena di alti e bassi e così è stata. La seduta di oggi della borsa di Milano ha segnato il ritorno sul listino del Monte dei Paschi di Siena (Mps) dopo quasi un anno di assenza e un doloroso piano di salvataggio della banca messo in cantiere a fatica nei mesi scorsi.  

Fin dalla mattina, il titolo dell'istituto toscano si è mosso più volte sull’altalena: dopo aver aperto a un prezzo di 4,1 euro si è impennato sopra i 5 euro per poi ridiscendere al di sotto di questa soglia. Cosa accadrà nei prossimi giorni, settimane e mesi? 

Se lo sono chiesti in molti, sia tra i risparmiatori che hanno comprato e hanno ancora nel portafoglio le azioni o i bond di Mps, sia tra gli analisti delle case d’affari che seguono il titolo del Monte del Paschi a Piazza Affari. 

Per adesso, tra gli esperti prevale la cautela: sia l’ufficio studi di Banca Akros che quelli di Equita, per esempio, hanno un rating neutrale sulle azioni e hanno fissato un prezzo-obiettivo (target price) di 4,3 euro, poco lontano da quello stabilito per il nuovo debutto di Mps sul listino.

Costi in calo, ricavi piatti

Sicuramente, oggi il Monte dei Paschi è una banca in condizioni migliori rispetto ai mesi scorsi, poiché il suo piano di risanamento prevede la vendita di ben 27 miliardi di euro di crediti deteriorati e un maxi-taglio dei costi operativi, con la chiusura di 600 filiali e la cancellazione di 5.500 posti di lavoro. Tuttavia, a detta degli analisti, ci sono molte incognite sul fronte dei ricavi che, nella migliore delle ipotesi, rimarranno piatti nei prossimi anni, visti i problemi che hanno le banche tradizionali nel mantenere le loro quote di mercato. 

Fatte queste premesse, resta aperto un interrogativo per i risparmiatori che possiedono i titoli della banca toscana. Conviene venderli o tenerli? Tra gli azionisti del Monte dei Paschi, assieme allo Stato che ha sottoscritto l’aumento di capitale necessario al salvataggio, ci sono tanti impiccoli investitori che sono stati costretti a convertire le loro obbligazioni subordinate in titoli azionari. 

Gli obbligazionisti beffati

Va ricordato, infatti, che soltanto una parte di possessori di bond subordinati (seppur maggioritaria) è stata tutelata con il salvataggio di Mps. Si tratta dei piccoli risparmiatori che comprarono le obbligazioni emesse dall’istituto toscano nel 2009 per la scalata di Banca Antonveneta, i quali potranno convertire i loro titoli subordinati in bond ordinari, recuperando il 100% del capitale.  

Ci sono però molte altre obbligazioni subordinate di Mps in circolazione, acquistate  inizialmente dagli investitori istituzionali ma finite poi, in un modo o nell’altro, anche nel portafoglio di diversi piccoli risparmiatori privati. Sono centinaia di persone che, in questi mesi, si sono rivolte aalle associazioni dei consumatori come l’Aduc, che ha raccolto diverse segnalazioni di obbligazionisti rimasti beffati. 

Con il titolo scambiato a Piazza Affari a un prezzo inferiore a 5 euro, questi risparmiatori registrano oggi una perdita di ben il 50% sul capitale versato in origine nei bond subordinati. Il consiglio di Giuseppe D’Orta, responsabile dell’Aduc per la tutela del risparmio, è di vendere le azioni anche a costo di rimetterci la metà di quanto investito, in attesa poi di fare causa alla banca per aver venduto allo sportello titoli rischiosi (i bond subordinati), sotto le mentite spoglie di obbligazioni sicure. 

Speranze di rialzo

Certo, se il titolo Mps avesse un rialzo-record in borsa,  gran parte delle perdite registrate dagli ex-obbligazionisti si ridurrebbero in maniera consistente. “Per consentire loro di recuperare l’intero capitale investito inizialmente, però, il titolo del Monte dei Paschi dovrebbe avere in borsa un’impennata di ben il 100%”, dice D’Orta che, oltre  a ritenere improbabile questo scenario, non esclude il rischio che le azioni Mps abbiano invece dei ribassi ulteriori, piuttosto che dei rialzi. 

“In tal caso”, sottolinea il consulente dell’Aduc, “c’è il rischio che l'ulteriore perdita di valore delle azioni non venga indennizzata in un’eventuale causa contro la banca, poiché la scelta di mantenere in portafoglio i titoli è riconducibile alla sola volontà del risparmiatore e non è conseguenza diretta della conversione del bond”. Meglio dunque portare a casa quanti più soldi possibile subito, in attesa di prendersi poi qualche altra soddisfazione davanti al giudice. 

A sperare più di tutti in un mega-rialzo delle azioni del Monte dei Paschi in borsa è invece il governo che nei mesi scorsi ha dovuto sottoscrivere una mega-ricapitalizzazione da 3,8 miliardi per salvare la banca toscana, mettendosi in pancia una montagna di titoli al valore unitario di 6,49 euro. 

Se per ipotesi il Tesoro vendesse ora le sue partecipazioni, incasserebbe infatti una perdita di oltre 1 miliardo di euro. Per poter tornare  “in pari” con la somma sborsata inizialmente, lo Stato deve augurarsi che le quotazioni di Mps a Piazza Affari vadano sopra il prezzo di 6,5 euro. Il tempo dirà se si tratta di speranze vane. 


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