Stipendio manager pubblici, il taglio c'è

Passa l'articolo del decreto del fare che impone la riduzione del 25% delle buste paga superiori ai 300 mila euro dei manager pubblici di società quotate

(Credits: Istockphoto)

Ilaria Molinari

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UPDATE: fino alle 21 del 5 agosto sembrava proprio che l'articolo del decreto del fare relativo al taglio del 25% dello stipendio superiore a 300 mila euro dei manager pubblici di società quotate sarebbe stato bocciato. Nella notte, il colpo di coda. E le Commissioni affari costituzionali e Bilancio del Senato hanno deciso di portarlo, questa mattina, all'approvazione diretta in Senato.

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I manager pubblici non sono tutti uguali e quindi guadagneranno stipendi diversi. E fino a qui, niente di strano. Si storce il naso però se si entra nel merito del rischio che si è corso nella serata e nella notte di ieri, di vedere bocciato fino all'ultimo dalle Commissioni affari costituzionali e Bilancio del Senato l'articolo del decreto del fare (proposto dal Governo Letta) che andava a modificare le norme sui tetti degli stipendi dei manager pubblici fissate dal decreto Salva-Italia del governo Monti in cui si prevedeva un tetto massimo di 300 mila euro ma solo per quelli alla guida di società non quotate.

Ebbene il Governo Letta con l'articolo in questione proponeva di modificare tale articolo del decreto Salva Italia mantenendo quanto già stabilito ma inserendo anche un sistema differenziato per le società non quotate (tra quelle che emettono e che non emettono titoli) e prevedendo (qui l'aspetto più rilevante) anche un taglio del 25% dei compensi dei manager delle società pubbliche quotate superiori ai 300 mila euro al momento del rinnovo degli organi di amministrazione. In un primo momento, niente da fare, le Commissioni avevano detto "no" bocciando la proposta del Governo.

Significava tornare a quando previsto dal decreto Salva-Italia e quindi mantenere il tetto di 300 mila euro sugli stipendi dei manager pubblici ma solo di quelli alla guida di aziende non quotate in Borsa, soglia pari alla busta paga del primo presidente della Corte di Cassazione.

L'irritazione da parte del Governo, nella serata di ieri, è stata immediata: Pier Paolo Baretta, sottosegretario all'Economia, aveva parlato di "Un'occasione persa", mentre Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento aveva tagliato corto: "Il Governo non può rinunciare al taglio del 25% agli stipendi dei manager delle società pubbliche quotate e non quotate che emettono titoli".

Evidentemente l'hanno capito anche i membri delle commissioni che nella notte hanno dato il via libera al taglio che sarà approvato (salvo ulteriori colpi di scena) già oggi.

(questo articolo è stato aggiornato il giorno 6 agosto alle 9.00)

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