La Fed alza i tassi, l'effetto sui mercati

La banca centrale USA ha fiducia nel progresso dell'economia. Previsti almeno tre rialzi nel 2017

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Il presidente della Fed, Janet Yellen – Credits: BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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Come si aspettavano gran parte degli investitori e analisti, la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base per la seconda volta dopo il primo aumento avvenuto un anno fa (era il 16 dicembre del 2015). Non era prevista, invece, la revisione al rialzo delle sue aspettative per il 2017 prevedendo fino a tre aumenti rispetto ai due previsti alla fine di settembre.

A spingere Janet Yellen a premere sull’acceleratore sembra esser stato il piano di stimolo fiscale previsto da Trump e i segnali di crescenti pressioni sui prezzi e delle aspettative di inflazione, supportati anche dalla recente decisione dell’Opec di ridurre la produzione di petrolio.

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In attesa del programma di Trump
La sorpresa, secondo molti esperti, è che, nonostante la debole crescita degli ultimi semestri, i membri del Fomc (l’organismo interno alla Fed che decide sui tassi) hanno visto un miglioramento delle condizioni economiche e sono più ottimisti sulle previsioni di inflazione e di crescita. Ecco perché, a detta di molti esperti, la Fed pare abbia sentito la necessità di adottare un piano di rialzo dei tassi più aggressivo.

Tuttavia, non è detto che i tre aumenti verranno realmente implementati: dipende tutto dall'impatto economico delle proposte di Trump. "Mentre il mercato, e ora anche la Fed, sembra credere che il piano di Trump fornirà un impulso significativo alla crescita dell’economia per il prossimo anno, un giudizio definitivo non può ancora essere espresso. Per ora il piano fiscale di Trump consiste in tagli delle imposte sui redditi più elevati e in una riduzione netta della spesa, seppur con ampie agevolazioni fiscali per gli investitori privati al fine di incentivarli ad investire nel settore delle infrastrutture" spiega Lee Ferridge, esperto di investimenti multi-asset di State Street, il colosso americano che gestisce patrimoni per oltre 2.000 miliardi di dollari. 

Le aspettative della banca centrale potranno quindi essere valutate appropriatamente solo quando la Trumponomics si sarà trasformata in realtà. Non solo. La composizione del Fomc cambierà nei prossimi due anni. Trump dovrà nominare due governatori della Fed nel breve termine, perché ci sono due seggi vacanti nel board. "Il mandato di Janet Yellen finirà all’inizio del 2018 ed è piuttosto probabile che Trump la sostituirà con un repubblicano. Ci sono molti economisti repubblicani altamente qualificati e se uno di loro fosse nominato Presidente, non ci sarebbe motivo di preoccuparsi. Al limite la Fed potrebbe diventare un po’ più aggressiva" aggiunge Valentijn van Nieuwenhuijzen, del fondo di investimento olandese NN Investment Partners.

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L'impatto sulle asset class
Ma quali potrebbero essere l’impatto a breve sui mercati della maggiore aggressività della Fed? "I mercati finora hanno interpretato le ultime dichiarazioni della Banca centrale Usa come più falco del previsto” spiega Mitul Patel, esperto del gestore patrimoniale britannico Henderson Global Investors. "Sull’obbligazionario, i rendimenti dei Treasury sono cresciuti, spinti al rialzo dai rendimenti dei titoli con scadenze più brevi, segnalando il fatto che esiste un certo margine per incrementare ulteriormente il costo del denaro superando le attese”.

Il mercato azionario, fanno notare gli esperti, ha subito una serie di pressioni: "È infatti probabile che un inasprimento della politica monetaria faccia venir meno l'ottimismo emerso a seguito del miglioramento delle prospettive di crescita" prosegue Patel secondo cui, sul valutario, "il dollaro americano si è apprezzato, ma gli investitori dovrebbero rimanere attenti all'impatto potenzialmente negativo di una moneta più forte".

Quanto alle materie prime, le promesse di stimoli fiscali fatte da Trump porteranno quasi sicuramente l’economia americana a una reflazione, ma probabilmente anche a un aumento dell’inflazione. "Questo ha rafforzato la convinzione che la Fed adotterà una posizione più restrittiva e aumenterà i tassi in maniera più aggressiva rispetto a quanto atteso precedentemente e ciò sarebbe decisamente dannoso per il prezzo dell’oro" conclude Névine Pollini della banca privata elvetica UBP.


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