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Istat: si ferma il calo dei consumi

Invariata la spesa annua delle famiglie. Ancora diminuzione per gli alimentari: "indica la difficoltà di arrivare a fine mese" dice l'Unione Consumatori

Negozio alimentare BIO STORE

Redazione Economia

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L'Istat ha comunicato oggi i dati sui consumi delle famiglie nel 2014

Ecco in sintesi i dati principali:

- I consumi risultano praticamente stabili rispetto all'anno precedente: si ferma quindi la discesa che aveva caratterizzato gli ultimi due anni.
- Il dato mensile di spesa per ciascuna famiglia è di 2.488,50 euro (+0,7% rispetto al 2013, +17,41 euro).
Ciò in un contesto macroeconomico che, tra il 2011 e il 2014, registra una moderata crescita del reddito disponibile e della propensione al risparmio.

- La crisi colpisce più i giovani. Per la prima volta le coppie under 35 spendono meno di
quelle anziane. Coppie con la persona di riferimento con meno di 35 anni hanno infatti una spesa inferiore di circa 100 euro a quella delle coppie di 64 anni e oltre.

- Quasi sei famiglie su 10 risparmiano sulla spesa alimentare (dato 2014). Per il
secondo anno consecutivo, inoltre, sono in diminuzione le spese per comunicazioni, alberghi e ristoranti.

Sono 25 euro i meno al mese per mangiare
"Il dato, apparentemente non negativo, non deve trarre in inganno. I consumi, infatti, non sono ulteriormente scesi semplicemente perché non erano ulteriormente comprimibili, considerato che oramai calano ininterrottamente dal 2008", ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell'Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat.

"Il calo dei consumi alimentari, ad esempio, dovrebbe far riflettere, perché è indicativo della difficoltà del ceto medio di arrivare a fine mese", ha aggiunto Dona.

L'Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati dell'Istat.
Secondo l'analisi la voce alimentari e bevande scende da 460,72 euro del 2013 a 436,06 euro del 2014, un calo del 5,35%, che su base annua significa spendere, in un solo anno, 296 euro in meno per mangiare, quasi 25 euro al mese (24,66 euro). Nel confronto con il 2008, quando in un mese si spendevano 475 euro, il calo è dell'8,2%, 467 euro in meno su base annua.


Questo il testo del report diffuso dall'Istat:

Dopo due anni di calo, nel 2014 la spesa media mensile per famiglia in valori correnti risulta sostanzialmente stabile e pari a 2.488,50 euro (+0,7% rispetto al 2013) in un contesto macroeconomico che, tra il 2011 e il 2014, registra una moderata crescita del reddito disponibile e della propensione al risparmio.

Tra il 2013 e il 2014 la spesa media mensile è pressoché invariata in termini reali, tenuto conto dell'andamento dei fitti figurativi (-0,8%), della dinamica dei prezzi (+0,2%) - che ha determinato una sostanziale stabilità del potere d'acquisto - e dell'errore campionario.

Il livello di spesa alimentare rimane complessivamente stabile (in media 436,06 euro al mese). Continua la diminuzione della spesa per carne (da 99,64 nel 2013 a 97,20 euro nel 2014), che si accompagna a quella per oli e grassi (da 15,16 a 13,79 euro) e per bevande analcoliche (da 20,61 a 19,66 euro), mentre aumenta la spesa per piatti pronti e altre preparazioni alimentari (da 9,52 a 10,5 euro).

Dopo tre anni di crescita, scende il numero di famiglie che riducono la quantità o la qualità dei prodotti alimentari acquistati (dal 62% al 59%), soprattutto nel Centro-Nord. Non si riduce la quota di acquisti presso hard discount (13%), che continua a crescere al Sud e nelle Isole (dal 12% al 15%).

Sostanzialmente stabile anche la spesa per beni e servizi non alimentari (2.052,44 euro in media al mese). Per il secondo anno consecutivo si riducono le spese per comunicazioni, servizi ricettivi e di ristorazione. Tornano, invece, a crescere dopo tre anni di calo le spese per abbigliamento e calzature, quelle per mobili, articoli e servizi per la casa, per la salute, l'istruzione, la cura della persona e gli effetti personali, soprattutto nel Nord-ovest.

I livelli di spesa più bassi, tenuto conto anche dell'ampiezza familiare, si osservano per le coppie giovani (con persona di riferimento under35), che, per la prima volta, hanno una spesa inferiore a quella delle coppie con persona di riferimento di 65 anni e oltre (di circa 100 euro).

Le famiglie composte solamente da stranieri spendono mediamente 1.644,72 euro al mese - 900 euro in meno delle famiglie di soli italiani - e destinano una quota maggiore di spesa ad alimentari, abitazione e comunicazioni.

Nelle aree metropolitane, dove la spesa media mensile raggiunge i 2.723,92 euro, (2.409,96 euro quella nei piccoli comuni), quote di spesa più elevate sono destinate all'abitazione (a seguito dei livelli più alti degli affitti e dei fitti figurativi) e ai beni e servizi legati al tempo libero (ricreazione, spettacoli, cultura, servizi ricettivi e di ristorazione).

La spesa media mensile appare fortemente eterogenea al variare del titolo di studio e del tipo di occupazione della persona di riferimento. Mediamente le spese mensili delle famiglie, con persona di riferimento con laurea o titolo di studio post laurea ammontano a 3.435,23 euro, rispetto ai 2.330,36 delle famiglie con persona di riferimento con licenza di scuola media o ai 2.750,59 se la persona di riferimento ha il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Tra gli occupati dipendenti, la spesa media mensile risulta di 2.232,47 euro tra gli operai e assimilati rispetto a 3.181,91 dei dirigenti e impiegati (+42,5%). Tra gli occupati autonomi, la spesa media mensile è di 2.872,49 euro per i lavoratori in proprio e di 3.470,63 per gli imprenditori e liberi professionisti (+20,8%).

Restano le tradizionali differenze territoriali nelle spese medie delle famiglie tra Centro-Nord e Mezzogiorno, con valori massimi osservati in Trentino-Alto Adige (3.073,54 euro) e in Emilia-Romagna (2.883,27 euro) e valori minimi per la Calabria (1.757,82 euro) e la Sicilia (1.778,86 euro). Si tratta di una differenza tra i valori medi che assume un massimo pari a 74,8%.

- Rapporto Istat, La spesa per consumi delle famiglie

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