Soldi

Il valore del Fondo per i risparmiatori gabbati

La norma della legge di Stabilità riconosce che i tanti ingannati dalle banche non sono investitori incauti. A partire dal piccolo imprenditore padovano che nel 2011 denunciò la Popolare di Vicenza e fu accompagnato alla porta

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Una sede di Veneto Banca – Credits: ANSA/AP Photo/Antonio Calanni

La legge di Stabilità per il 2018 contiene un risultato storico per le centinaia di migliaia di cittadini i cui risparmi sono evaporati nelle azioni delle banche fallite. Dopo discussioni e tentennamenti vari è stata approvata la creazione di un Fondo per compensare le vittime di violazioni degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza che purtroppo, com’è ormai risaputo, sono numerose in giro per l’Italia.

Da un punto di vista quantitativo si tratta di poca cosa: 50 milioni in tutto per il 2018 e il 2019, che divisi fra le decine di migliaia di risparmiatori gabbati darebbero a ciascuno un sollievo quasi irrisorio. Ma le cifra potranno aumentare e mai come in questo caso è importante il valore simbolico di ciò che è stato deciso.

Perché è importante

L’istituzione del Fondo significa anzitutto il riconoscimento politico di una distinzione che tanti non hanno voluto vedere finora: quella fra l’investitore che subisce un rovescio per aver assunto consapevolmente (in genere a fronte della possibilità di grandi guadagni) rischi eccessivi e il risparmiatore digiuno di cultura finanziaria cui le banche hanno proposto e venduto come “sicuri” prodotti che invece comportavano rischi pazzeschi.

Far seguire i rimborsi non sarà facile né veloce (e bisognerà anche vedere quale potrà essere l’entità). Ma una strada si è aperta per chi può documentare scorrettezze da parte della banca nel presentare i prodotti finanziari acquistati.

Che siano in molti è risultato del tutto evidente dal materiale consegnato alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario al lavoro da settembre, da cui si evince addirittura la consuetudine di forzare i profili di rischio compilati per legge per far apparire congrui e adeguati investimenti che non lo erano affatto.

È quel che denunciano da almeno un paio d’anni le associazioni di risparmiatori del Veneto, la regione italiana di gran lunga più colpita dalle pratiche truffaldine dove più di 200 mila risparmiatori, per lo più correntisti, sono finiti sotto le macerie nel crollo di Banca popolare di Vicenza e Veneto banca.

La storia di Patrizio Miatello

Fra i più tenaci assertori del diritto al rimborso c’è un piccolo imprenditore padovano di nome Patrizio Miatello, fondatore dell’associazione Ezzelino da Onara III, che alla difesa dei risparmiatori delle sue parti unisce le iniziative per valorizzare l’identità e il patrimonio culturale dei veneti.

Sotto la direzione dell’avvocato Rodolfo Bettiol e del tributarista Loris Mazzon, la Ezzelino da Onara si è prima costituita nel procedimento aperto dalla Procura di Roma su Veneto Banca su denuncia della Banca d’Italia, e poi si è presentata sistematicamente in Parlamento per documentare di fronte a tutte le forze politiche il dramma di tante famiglie di artigiani, professionisti e piccoli imprenditori, ma anche di lavoratori dipendenti e pensionati le cui risorse sono state azzerate dall’acquisto di azioni delle banche popolari in cui da decenni avevano i loro risparmi.

L’istituzione del Fondo è un successo anzitutto loro e di Miatello, che fu uno dei primi a dire ad alta voce che qualcosa non andava, come racconta lui stesso a Panorama.it. “Era il settembre del 2011 e all’assemblea territoriale della Confindustria di Treviso a Conegliano i relatori magnificavano la stabilità delle due popolari venete. Mi sono alzato in mezzo alla sala e ho raccontato che stavo cercando da mesi di vendere le mie quote di Banca popolare di Vicenza, perché mi servivano soldi per la mia azienda, ma non ci riuscivo. Sono stato accompagnato alla porta come un disturbatore. Nelle settimane successive la banca mi ha concesso di vendere le quote azionarie ed subito dopo ha preteso il rientro dei fidi”.

Da quel giorno la denuncia delle pratiche scorrette delle due popolari venete è diventata per Miatello una specie di ossessione. Come tale ha contribuito a far conoscere le ragioni di tanti risparmiatori e imprenditori che non hanno avuto la sua fortuna.

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