Guerra dei dazi Cina - Usa: come stanno reagendo i mercati

L'incertezza pesa sui mercati azionari, ma per gli investitori gli annunci di Trump avranno un impatto solo sul breve periodo

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La copertina di un magazine cinese con Donald Trump – Credits: JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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Gli investitori continuano a temere una guerra commerciale globale, dopo l'annuncio da parte degli Usa di dazi indiscriminati su acciaio e alluminio e l'atteggiamento aggressivo verso paesi come la Cina. Gli investitori temono, insomma, che il protezionismo di Donald Trump possa avere un impatto negativo sulla crescita mondiale.

Un primo campanello d'allarme è suonato il 17 aprile, quando l'indice Zew, che misura la fiducia degli investitori tedeschi, è sceso a -8,2 da 5,1 di marzo: per l'European Economic Research è un dato peggiore delle stime degli economisti, secondo cui l'indice sarebbe dovuto calare a quota -1. Questa incertezza ha pesato inoltre sui mercati azionari, mentre quelli obbligazionari hanno visto un rialzo, con il decennale governativo tedesco tornato sullo 0,50.

Impatto limitato

A gennaio il presidente tycoon ha imposto dazi sui pannelli solari e su lavatrici su larga scala, mentre a marzo questi dazi sono stati estesi ad acciaio, alluminio e altri prodotti cinesi, anche per  contrastare i furti di proprietà intellettuale. "Di per sé, queste misure potrebbero avere un impatto limitato sull'economia statunitense. Quel che preoccupa è la possibilità che questi siano solo i primi passi, sia in termini di quel che potrebbe eventualmente succedere negli USA, sia in termini di possibili rappresaglie da parte di altri paesi" sottolinea il team di gestori multi-asset del fondo britannico M&G, ricordando che anche la Cina ha annunciato le proprie contromisure.

Una mossa a scopo elettorale

Come interpretare, quindi, queste mosse dei due paesi e quali potrebbero essere le consueguenze sui mercati? "Sul breve periodo, riteniamo che il mercato continuerà a reagire alle dichiarazioni protezionistiche del presidente americano, che per noi tuttavia rappresentano un rischio piuttosto contenuto in quanto le consideriamo fatte a scopo elettorale" assicura Gilles Guibout, gestore di AXA Investment Managers.

La maggior parte degli investitori, infatti, crede che un'escalation verso un vero e proprio conflitto commerciale non porterebbe a nessun vincitore, ma solo a perdenti di diversa entità. Pertanto in molti si aspettano che questo periodo di incertezza dovrebbe durare un altro mese, almeno fino al 22 maggio, quando si chiuderà il periodo di consultazioni pubbliche sui dazi proposti dagli Stati Uniti sui prodotti cinesi.

Una lettura in positivo

Non mancano, infine, letture in positivo che prefigurano una possibile soluzione dell'attuale stallo economico-politico tra i due paesi. "Le autorità cinesi sono preoccupate dell'impatto sul ciclo delle frizioni commerciali con gli USA, e, per la prima volta dal 2015, hanno sottolineato la necessità di supportare la domanda interna, per garantire la stabilità dell'economia. Nel gergo ufficiale, questa formula viene comunemente tradotta con politica fiscale espansiva" sottolinea infine Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners.

L'esperto ricoarda che cosi è stato anche 3 anni fa quando "lo stimolo fiscale e la riduzione delle misure anti speculazione immobiliare hanno prodotto il rimbalzo congiunturale osservato da metà 2016 in poi".

Gli effetti sul dollaro

Quali potrebbero essere gli effetti sul dollaro dell'attuale politica economica di Trump, lo ha spiegato invece Robert O. Abad di Legg Mason: "I libri di economia ci dicono che i dazi, di per sé, dovrebbero rafforzare la valuta domestica, ma è importante tener conto anche di quali potrebbero essere le contromisure dei maggiori partner commerciali degli Usa".

L'ultima volta che furono imposti dazi sull'acciaio (dall'amministrazione Bush nel 2002) il dollaro finì per deprezzarsi rispetto ad altre valute chiave: l'Ue rispose a sua volta con delle barriere commerciali e il WTO giudicò la decisione americana come una violazione delle regole internazionali. "In casi come questi, inoltre, politiche che sono percepite dai mercati come negative per il dollaro Usa possono generare un loop, per cui la minor domanda di asset denominati in dollari da parte degli investitori esteri si traduce in una pressione ribassista sulla valuta americana" conclude l'esperto.

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