Fine del Quantitative Easing: l'effetto sui Btp

Quando la Bce terminerà gli acquisti sul mercato, saranno banche e fondi a comprare i nostri titoli di Stato. Ecco gli scenari secondo gli esperti

Btp_debito  Pubblico

Titoli del debito pubblico in una foto d'archivio - 12 marzo 2001 – Credits: GIUSEPPE GIGLIA/ANSA

Massimo Morici

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I dubbi sulla permanenza dell'Italia nell'Eurozona, un possibile piano di emissione di mini-BOT, un nuovo tipo di titoli di debito a breve scadenza proposti nell’intento di fare cassa, e le tardive dichiarazioni esplicite di Lega e M5S di impegnarsi a favore della divisa comune europea hanno minato la credibilità del mercato dei titoli di Stato italiani che hanno di recente subito un duro colpo. C'è voluto del tempo prima che il governo giallo-verde, grazie a un'intervista chiarificatrice del ministro dell'Economia Giovanni Tria, si decidesse a togliere ogni dubbio sulla futura permanenza del nostro paese nell'unione monetaria.

Molti investitori tuttavia guardano con attenzione la Bce: finché la banca centrale effettua gli acquisti mensili di Btp i rendimenti diffilmente schizzerebbero alle stelle. Mario Draghi, però, alcuni giorni fa ha annunciato la fine del quantitative easing: dovranno, quindi, essere altri investitori privati (fondi, banche e assicurazioni italiani e stranieri) a comprare più titoli di Stato, quando non sarà più Francoforte a farlo. Cosa potrà accadere, quindi, ai rendimenti delle obbligazioni governative italiane a partire dal prossimo anno?

Parola al più grande investitore in bond

Prima dello scoppio della crisi politica italiana, a metà maggio, lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi viaggiava attorno a 130 punti base. In questi giorni scambia poco sotto i 220 punti dopo un allargamento fino a 324 punti all’apice della crisi politica a fine maggio. Secondo Pimco, fondo californiano controllato dal gruppo Allianz che è il più importante investitore in bond al mondo, i tassi dei titoli italiani potrebbero salire ulteriormente nei prossimi mesi, ma non eguagliando la situazione vista con la crisi del debito del 2011.

"I tassi dei titoli italiani sono già saliti, provocando un allargamento dello spread di oltre 100 punti base, che è un incremento sostanziale" ha detto Scott Mather, uno dei responsabili degli investimenti del fondo, in un recente incontro con la stampa a Milano. Potrebbero salire di più? "Sì, pensiamo che questo potrebbe essere il trend, ma non come nel 2011. Alcuni elementi della discussione sono a favore della crescita, altri invece potrebbero aumentare il deficit e questo desta preoccupazione nei mercati".

Il ruolo del mercato

"La pressione sui bond dell'Italia è avvenuta nonostante la Bce sia ancora impegnata nel quantitative easing e dimostra che il mercato è molto più forte delle banche centrali se decide di prendere una direzione" aggiunge Maurizio Novelli, gestore del fondo elvetico Lemanik. "Le pesanti cadute sui Btp e il rischio di contagio ad altri segmenti del credito dimostrano che siamo vulnerabili come non mai a potenziali riduzioni della propensione al rischio e l'impatto sui tassi sfugge totalmente al controllo delle banche centrali".

Tre scenari

Peter De Coensel, responsabile degli investimenti obbligazionari del fondo belga - olandese Degroof Petercam, invece ha ipotizzato tre scenari. Il primo prevede un esito simile a quello portoghese, con il governo costruttivo sui requisiti di bilancio della Commissione Europea, crescita buona e la fiducia degli investitori che ritorna lentamente: lo spread si restringe a 150 - 175 punti base. Quello negativo vede lo spread salire nei prossimi mesi attorno 250 - 300 punti base a seguito di relazioni conflittuali tra Europa e Roma su immigrazione e politica fiscale.

E lo scenario peggiore? "Una situazione di massima tensione nei confronti dell'unione monetaria e della Commissione Europea: si perde l'accesso al mercato e le agenzie di rating spingono l'Italia a un rating non investment grade. Lo stallo fa riemergere una crisi del debito sovrano con uno spread Btp-Bund a 10 anni che raggiunge i livelli del 2011-2012 di 600 punti base, spingendo la Bce ad attivare il piano salva euro" conclude De Coensel. Staremo a vedere.

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