Soldi

Euro debole: cosa significa per imprese e risparmiatori

La valuta si è deprezzata di oltre il 6% nei confronti del dollaro negli ultimi tre mesi: un volano per l'export e per i titoli industriali

A building lights up an Euro dollar sign

Massimo Morici

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Il dollaro manda ko l'euro. La divisa comune, che solo lo scorso maggio aveva toccato il massimo pluriennale sul biglietto verde, portandosi poco sotto 1,40, ha raggiunto il punto più basso degli ultimi due anni.

La svalutazione negli ultimi tre mesi è stata di oltre il 6% portandosi a quota 1,30. In questi giorni è addirittura scivolato sotto 1,28.

Ma è il dollaro che si sta rafforzando o l'euro che si sta indebolendo? Un po’ tutte e due le cose, rispondono gli esperti.

Gli investitori, infatti, prevedono una forte divergenza nei prossimi mesi tra la politica monetaria della Bce, che continuerà a essere ultra – espansiva, e gli annunci della Fed, che all’opposto terminerà di acquistare bond sui mercati, uno stratagemma che è servito negli ultimi due anni a sostenere il recupero dell'economia degli Stati Uniti d’America. 

"La debolezza dell’euro è probabilmente la maggiore novità degli ultimi mesi e può avere un impatto tutt’altro che secondario" spiega Claudio Barberis, head of asset allocation di moneryfarm.com, società indipendente di consulenza finanziaria che opera online.

L’euro debole ci impoverisce dolcemente e ci compra in cambio spazio per esportare e tempo per le riforme strutturali Alessandro Fugnoli (Kairos Partners)

GLI EFFETTI SULL'ECONOMIA REALE

Dal secondo trimestre 2014, dopo anni di contrazione, gli utili delle imprese dell’area euro sono tornati a crescere e la debolezza della divisa comune, spiega l'esperto, potrebbe fare da volano a una ripresa del settore privato ancora agli albori.

"L'euro debole ci impoverisce dolcemente e ci compra in cambio spazio per esportare e tempo per le riforme strutturali. La Fed, fatti bene i conti, non intende mettersi di traverso e rovinare il clima decisamente migliorato" aggiunge Alessandro Fugnoli, esperto di mercati della casa d'investimento milanese Kairos Partners, nella sua consueta newsletter di strategia di investimento.

A sperare negli effetti positivi della caduta del tasso di cambio della divisa comune nei confronti del dollaro, infatti, sono soprattutto gli operatori economici.

Per la Coldiretti, ad esempio, l'euro debole è "un'opportunità per sostenere la ripresa economica nell'attuale fase di stagnazione dei consumi interni e una possibilità per insistere sulle esportazioni extra Ue": quelle verso gli Stati Uniti sono destinate a superare 1,1 miliardi di euro nel 2014.

L'unico impatto negativo, relativo, sarà sui prezzi dei prodotti americani o provenienti da economie legate al dollaro, che potrebbero subire in Europa, per effetto del cambio con l'euro, un rincaro.

Così come, del resto, lo shopping negli States: non sarà così conveniente come negli ultimi due anni, quando la divisa comune viaggiava in senso inverso rispetto agli ultimi mesi, da 1,30 a 1,40 dollari.

La benzina, però, potrebbe costare meno: il dollaro forte, in genere, spinge in basso il prezzo del petrolio (che è decorrelato rispetto all'andamento del biglietto verde) e a cascata, in un paese importatore di materie prime come l'Italia, quello della benzina, anche se su questa commodity pesano anche altri fattori, primo fra tutti il rischio geopolitico.

COSA FARE CON GLI INVESTIMENTI
Lo scorso anno il rimbalzo del dollaro, a seguito dell'annuncio choc della Fed riguardo una diminuzione degli acquisti di titoli di Stato governativi (il cosiddetto "tapering"), scatenò un parapiglia sui mercati, con fuga di massa dai paesi emergenti, flussi consistenti di capitali verso l'Europa periferica e correzioni sull'azionario piuttosto accentuate.

Questa volta, però, lo scenario è più tranquillo, con gli Usa ormai sulla strada della ripresa, la Bce molto più decisa nell'attuare una politica monetaria più aggressiva e la Fed, d'altra parte, più prudente negli annunci.

Si prevede, infatti, che i tassi saliranno nel 2015, ma non si sa ancora con certezza in quale trimestre.

In questo contesto, per cavalcare il recupero del dollaro si può puntare su strumenti legati a questa divisa, come nel caso di Etf o Etn che investono in liquidità o tramite obbligazioni o azioni di società americane, tenendo però presente che Wall Street è ai massimi storici, mentre i tassi dei bond governativi sono ai minimi (se tornano ad alzarsi, le obbligazioni perderanno valore: la relazione con i prezzi è inversa, se salgono i primi, scendono i secondi e viceversa).

Sul fronte azionario, inoltre, il deprezzamento dell’euro da 1,40 a 1,30 potrebbe riservare sorprese positive sui titoli industriali europei, si legge in un recente report di Anima, società di gestione del risparmio basata a Milano e recentemente quotata a Piazza Affari, secondo cui il tasso di cambio euro / dollaro potrebbe continuare a scendere nei prossimi 12 mesi non solo per effetto della forza del biglietto verde, ma anche per la debolezza della moneta unica.

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