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Dimore storiche: più sgravi fiscali in cambio di investimenti

È la proposta dell'Associazione dei proprietari. Uno studio dimostra che l'iva delle nuove attività compenserebbe il minor gettito

Castello di Gabbiano - San Casciano

Il Castello di Gabbiano a San Casciano (Firenze). Un dettaglio – Credits: ADSI

I titolari dei palazzi più belli d’Italia reclamano l’attenzione del governo. L’occasione è la trentottesima assemblea dell’Associazione dimore storiche italiane (Adsi) (dal titolo Beni culturali: oneri o risorse?) di cui fanno parte 5 mila proprietari, ma le dimore in questione (palazzi, ma anche veri e propri castelli) sono molte di più: circa 50 mila, secondo le stime della stessa associazione. 

Più sgravi fiscali in cambio di investimenti

La loro proposta è al seguente: è possibile trovare un modo per cui l’onere della conservazione e della manutenzione di queste meraviglie del patrimonio culturale italiano, che grava per legge sui proprietari, possa essere messo a frutto in modo più proficuo per tutti attraverso un alleggerimento del carico fiscale?

 

L'economista Luciano Monti ha studiato una simulazione in base alla quale una riduzione del 30% dell’Imu, se vincolata a interventi per migliorare le condizioni del patrimonio, sarebbe del tutto indolore per l’erario e forse potrebbe anche produrre qualche guadagno.

"Il minor gettito fiscale dovuto allo sgravio" ha spiegato Monti a Panorama.it "sarebbe infatti compensato dall’iva generata dalle attività economiche aggiuntive determinate dall’investimento dei proprietari". È un po’ lo stesso meccanismo che si mise in moto con gli incentivi al restauro delle facciate delle case all’inizio degli anni Duemila. In questo caso oltre al miglioramento della parte esterna, ci sarebbe una ricaduta positiva anche sulla tutela e sulla valorizzazione di spazi interni che in qualche caso sono veri e propri musei.

Quale valore?

Inutile dire che i proprietari ci sperano. È pur vero la loro richiesta non è certo irrisoria e che calcolare qual è o quale può essere il contributo di questa forma di patrimonio così diffusa nel nostro paese alla ricchezza nazionale è ovviamente un’operazione molto difficile.

Un’indicazione dell’ordine di grandezza viene da uno studio commissionato alla Deloitte Financial Advisory dall’Adsi di Firenze. Ebbene il risultato è che, solo a Firenze, su mille occupati del territorio della provincia tre sono addetti ad attività connesse alla gestione e manutenzione di dimore storiche, che il sistema gestisce circa il 6% della capacità di ricezione turistica e fornisce un gettito Imu di oltre 8 milioni, pari a circa il 4,5 per cento del totale.

Anche se a Firenze la concentrazione di dimore storiche è certamente superiore alla media non ci vuol molto a capire che i numeri relativi all’Italia sono sicuramente importanti. Dal 2011 questo patrimonio è visitabile gratuitamente una o due giornate all’anno. L’appuntamento di quest’anno è per sabato 23 e domenica 24 maggio. Chissà che un eventuale sgravio fiscale ai proprietari lo renda accessibile qualche giorno in più.

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