Debito pubblico: chi ha ancora in portafoglio i Btp (e chi no)

Gli investitori stranieri hanno tolto quasi 43 miliardi di euro dal nostro paese. Ma gli italiani sono tornati a comprare

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Titoli del debito pubblico in una foto d'archivio - 12 marzo 2001 – Credits: GIUSEPPE GIGLIA/ANSA

Massimo Morici

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In finanza si può bluffare, ma fino a un certo punto. Prendiamo i nostri titoli di stato che dalla nascita del governo euroscettico M5S - Lega e, soprattutto, dopo la pubblicazione della manovra finanziaria a fine settembre, sono tornati a scottare: il rendimento del decennale è salito il 19 ottobre al 3,7 per cento, mentre il differenziale con il Bund si è portato ai massimi da cinque anni oltre i 330 punti base, superando il picco di 320 punti base di fine maggio. A fine aprile viaggiava poco sotto i 120 punti base. Cosa si cela dietro questi numeri? Il differenziale con il titolo decennale tedesco dipende, in questo caso, soprattutto dall'aumento dei rendimenti, cui corrisponde il deprezzamento dei nostri titoli: significa che sul mercato secondario, dove si scambiano le obbligazioni una volta emesse, ci sono stati più venditori che compratori di debito italiano. Ma chi ha venduto e chi ha comprato, nonostante gli annunci?

Gli stranieri che vendono l'Italia

Stando ai dati più recenti di Bankitalia, lo scorso mese di agosto banche, assicurazioni e fondi stranieri hanno venduto titoli di portafoglio italiani per 17,8 miliardi, di cui 17,4 miliardi di titoli pubblici, prevalentemente Btp. A luglio, invece, gli stranieri erano tornati ad comprare i titoli del nostro debito per 8,7 miliardi di euro, anche se gli acquisti non hanno di certo compensato le vendite di maggio e giugno, rispettivamente, a 24,9 e 32,9 miliardi di euro.

Nel complesso gli investitori stranieri hanno tolto dal piatto in 9 mesi 42,8 miliardi di euro che avevano investito in titoli italiani. I disinvestimenti, fa notare Bankitalia, hanno riguardato soprattutto i titoli pubblici (24,9 miliardi in tutto, se si considerano gli acquisti per oltre 41 miliardi tra gennaio e aprile che non compensano le vendite di quasi 58 miliardi a maggio e giugno) e le obbligazioni bancarie (12,4 miliardi).

In attesa delle agenzie di rating

Ma sono solo dati in aggregato. Per sapere in dettaglio i nomi di chi ha venduto (o comprato) nel terzo trimestre, bisognerà attendere la pubblicazione delle trimestrali e i bilanci annuali a inizio 2019 per avere i dati su ottobre e novembre, i mesi più decisivi perché i flussi risentiranno del giudizio delle due agenzie di rating Moody’s (entro il 31 ottobre) e S&P (26 ottobre) sul merito di credito sovrano italiano. La prima ha già posto in watch negativo il nostro Paese alzando la probabilità della riduzione di un notch, la seconda invece potrebbe dare un outlook negativo all’attuale BBB, come ha fatto Fitch lo scorso 31 agosto.  

I compratori italiani

In soccorso dell'Italia sono scesi già in campo gli italiani (i grandi investitori). Anzitutto, la quota detenuta da Bankitalia per conto della Bce è passata da 374 miliardi circa a fine aprile a 387 miliardi a fine agosto. Banche e fondi italiani hanno aumentato l'esposizione di 47 miliardi di euro nello stesso periodo (i dati pubblicati finora da Via Nazionale però arrivano a fine luglio), mentre le assicurazioni di 27 miliardi. E nei mesi successivi? Secondo il Corriere della sera a inizio ottobre l'esposizione del sistema creditizio nazionale al debito pubblico si era ridotta di 9 miliardi. Motivo? "Un allargamento di 100 punti (1%) può produrre in aggregato 1,8 miliardi di perdite in bilancio per i primi tre istituti del Paese, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco-Bpm".

Per saperne più

Perché i titoli di stato sono di nuovo a rischio

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