Crowdfunding: tu progetti, il web ti finanzia

È una tecnica di finanziamento che permette di recuperare fondi chiedendo piccole somme ai cittadini della rete e realizzare grandi progetti. Anche in tempi di crisi

Elaborazione grafica di Stefano Carrara

di Mikol Belluzzi e Guido Castellano

Si chiamerà Arkyd 100, in onore delle Arakyd Industries, che nella saga cult Star Wars producevano i droni Viper. In questo caso però Arkyd 100 è un telescopio spaziale che si differenzierà dai suoi simili, già in orbita nell’atmosfera terrestre, perché sarà il primo a essere completamente finanziato e utilizzato dal popolo del web grazie a una raccolta fondi planetaria. Per realizzare il progetto serve, infatti, 1 milione di dollari e la società americana Planetary Resources, che vuole collegare gratuitamente con lo spazio tutti i musei e le scuole terrestri, ha chiesto aiuto online.

Quella che una volta era la colletta nell’era di internet si chiama crowdfunding, definizione coniata negli Stati Uniti che deriva dall’unione delle parole «crowd» (folla) e «funding» (raccolta fondi). Uno strumento reso celebre da Barack Obama, che lo utilizzò per finanziare la sua campagna elettorale, e che può diventare la prevalente fonte di finanziamento ai partiti anche in Italia. Silvio Berlusconi già lo ha previsto per il futuro del suo Pdl.

Negli ultimi anni in America il fenomeno è esploso e ora sta contagiando anche il Vecchio continente, Italia inclusa. Basti pensare che a livello globale nel 2012 sono stati raccolti online oltre 2,7 miliardi di dollari, serviti per finanziare più di 1 milione di progetti. Negli Stati Uniti sono nati centinaia di siti che permettono a chiunque di pubblicare e promuovere in rete il proprio progetto (basta digitare «crowdfunding» su Google per averne la prova). Queste piattaforme web raccolgono i fondi e, dopo aver trattenuto una piccola percentuale, consegnano il capitale raccolto ai diretti interessati garantendo trasparenza e pubblicità a tutto il processo.

Se il telescopio spaziale Arkyd 100 verrà lanciato in orbita, per esempio, sarà grazie al sito Kickstarter.com, fra i più cliccati al mondo nel settore. Uno con la più alta percentuale di progetti conclusi con successo: Arkyd 100 ha già raccolto, in pochi giorni, 730.975 dollari. L’obiettivo di 1 milione è quindi vicino.

Kickstarter non è nuovo a record di questo tipo. Basti pensare al caso Veronica Mars, la serie tv con un grande seguito di fan che fu interrotta nel 2007. L’autore Rob Thomas recentemente ha scritto la sceneggiatura per portare al cinema l’eroina del piccolo schermo, ma le major lo hanno  rifiutato. Lui non si è dato per vinto e ha chiesto aiuto online proprio su Kickstarter. Per sbarcare nelle sale gli sarebbero serviti 2 milioni di dollari. In poche settimane ne ha ottenuti quasi 6. Il film si girerà.

Così come lo smartwatch Pebble, un orologio intelligente che si collega all’iPhone e ai telefoni Android. I fondatori della startup che lo ha inventato chiedevano 100 mila dollari per portare avanti l’idea. Kickstarter ha raccolto 10.266.845 di dollari in un mese. Famoso anche il caso di Book of Wonders, la più grande libreria per bambini di New York che era sull’orlo del fallimento e stava per chiudere. La piattaforma Indiegogo.com ha raccolto 100 mila dollari in una settimana.

Di collette 2.0 ce ne sono migliaia di tipi. Da quelle a scopo benefico (sono stati raccolti così oltre 20 milioni di dollari per le vittime degli attentati di Boston e più di 30 per quelle del tornado in Oklahoma) a quelle per il lancio di un telescopio spaziale. Sembra che in momenti di crisi economica e politica internet sia l’unico strumento in grado di restituire al popolo la possibilità di decidere. E il crowdfunding è un esempio calzante. Così, per finanziare progetti e favorire l’innovazione in un momento in cui lo stato non ha risorse e le banche non danno credito, è la gente a scegliere quello che dovrà avere successo oppure no. Senza intermediari. La democratizzazione dell’economia è la ragione del successo delle collette online.

In Europa il crowdfunding sta vivendo un momento d’oro: nel 2012 sono stati raccolti oltre 300 milioni di euro (attraverso oltre 200 piattaforme). E anche in Italia si sta facendo conoscere. A testimoniarlo alcuni progetti che si sono appena conclusi con successo. Il primo aveva come obiettivo di riportare a Torino, a Palazzo Madama, un servizio di porcellana appartenuto alla famiglia D’Azeglio: in due mesi ha raccolto oltre 89 mila euro rispetto agli 80 mila necessari. Il secondo crowdfunding era legato ai fondi per sostenere la produzione delle opere degli artisti presenti alla mostra Vice versa alla 55esima Biennale di Venezia: in 90 giorni sono stati raccolti 178.562 euro, il doppio rispetto agli 85 mila previsti a budget. Mentre lo spettacolo scespiriano Il mercante di Venezia di Silvio Orlando andrà in scena grazie alla colletta dei 200 cittadini di Paderna, minuscolo paese del basso Piemonte.

In Italia sono circa una trentina i portali di crowdfunding attivi, forse troppi per il mercato nazionale. «Siamo in una fase emergente, iniziata nel 2011, e quindi qualche sovrapposizione è fisiologica» fa notare Ivana Pais, docente di sociologia economica alla Cattolica di Milano. «Finora funziona bene chi ha già una community di riferimento, come nel caso della piattaforma Musicraiser.com, che accetta progetti di raccolta fondi per dischi, videoclip e concerti, o come Retedeldono.it, dove si raccolgono donazioni a favore di progetti d’utilità sociale gestiti da organizzazioni non-profit».

In Italia il sito antesignano www.produzionidalbasso. com, fondato nel 2005 da Angelo Rindone, offre spazio gratuito a chi ha progetti da autoprodurre in tanti settori, dai libri a un orto: finora ha raccolto 805 mila euro su 317 iniziative. Poca cosa rispetto ai numeri americani, visto che si stima che in Italia siano poco più di 13 milioni di euro i fondi movimentati finora dal crowdfunding, di cui oltre 10 milioni solo dalle piattaforme di social lending, dove privati cittadini fanno prestiti ad altri privati.

«In Italia siamo gli unici a svolgere questo servizio, sotto la stretta vigilanza della Banca d’Italia» dice a Panorama il fondatore di Smartika.it, Maurizio Sella. «In poco più di un anno abbiamo erogato oltre 3 milioni di euro a 518 soggetti e abbiamo 5.100 persone che prestano. Ma siamo solo all’inizio, in America Lendingclub.com è arrivata a 2 miliardi di dollari e Google è entrato con una quota. La svolta potrebbe venire dalla normativa sul crowdfunding che la Consob sta preparando e che dovrebbe arrivare entro l’estate, facendo dell’Italia il primo paese nel mondo a normare la raccolta di fondi online: le start-up innovative introdotte dal decreto sviluppo potranno emettere strumenti finanziari attraverso portali specializzati in equity crowdfunding (danno azioni ai finanziatori) fino a un massimo di 5 milioni di euro. Il Jobs act di Obama lo prevede, ma è fermo sul tavolo della Sec, la Consob americana.

«Anche noi siamo stati consultati dalla Consob e abbiamo portato la nostra esperienza » aggiunge Dario Giudici, fondatore di Siamosoci.com, piattaforma che mette in contatto start-upper e investitori privati. «Noi creiamo un club deal con una decina di soci che investono da 5 a 20 mila euro ciascuno. L’operazione non si chiude sul sito, ma i futuri soci si conoscono per approfondire tutti gli aspetti della collaborazione e solo se “si piacciono” si firma».

Un percorso trasparente che in un anno e mezzo ha portato Siamosoci.com a concludere 15 operazioni, tra cui Vivamente che dopo due round di finanziamento è stata acquisita interamente dal socio americano.

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