Soldi

Crisi di Cipro: le borse la temono, ma non più di tanto

Perché è un po' rientrato l'allarme sui mercati per le vicende di Nicosia

Sergio Oliverio/Imagoeconomica

Non è andata bene, ma poteva andare assai peggio. E' questo il bilancio della giornata di oggi per le principali borse europee che hanno chiuso in ribasso, ma dopo aver recuperato molto terreno nel pomeriggio. L'indice Ftse Mib Piazza Affari ha iniziato la seduta con una calo di quasi il 3% ma poi ha ridotto pian piano le perdite, fino a chiudere con una contenuta flessione dello 0,75%. Più o meno allo stesso modo (o leggermente meglio) si sono comportati gli altri listini europei con l'eccezione di Madrid, che ha subito invece una perdita di oltre l'1%.

La colpa dei ribassi, soprattutto di quelli registrati a inizio di giornata, è quasi tutto della crisi di Cipro: un paese che ora ha bisogno di aiuti dall'Ue e che, per ottenerli, deve mettere in cantiere misure drastiche, cioè un prelievo straordinario sui conti correnti tra il 6,75% e il 9,9%, a seconda delle giacenze possedute. Si tratta di una manovra che ha creato non pochi timori nella comunità finanziaria anche se il voto del parlamento cipriota sul risanamento di bilancio è slittato a domani. Non è  chiaro se i provvedimenti, che piacciono poco al mercato, andranno definitivamente in porto o verranno modificati, visto che sono ancora in corso le trattative a Bruxelles.

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In attesa di conoscere tutti gli sviluppi, gli esperti della comunità finanziaria hanno dato oggi delle valutazioni contrastanti sul piano di salvataggio cipriota, che mette le mani nelle tasche dei risparmiatori privati. Gli analisti di due case d'affari del calibro di Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno paventato un rischio-contagio per l'Europa intera. Non tanto per le dimensioni della crisi di Cipro (che ha bisogno di “appena” 10 miliardi di euro) bensì per il brutto segnale che le autorità politiche continentali stanno dando ai correntisti bancari del Vecchio Continente. Dopo il prelievo forzoso deciso da Nicosia, sorge infatti spontaneo un interrogativo: chi può assicurare che anche i greci, gli spagnoli o i risparmiatori di qualche altro paese non subiscano lo stesso trattamento? Se così fosse, verrebbe minato alle radici quel poco di fiducia che gli europei nutrono ancora nel sistema bancario continentale.

Ben più duro è stato il commento di Lars Seier Christensen, co-fondatore e amministratore delegato del gruppo danese Saxo Bank: “l’unico aggettivo che mi viene in mente per descrivere il pacchetto di salvataggio di Cipro è scioccante”, ha detto Christensen. Una tassa del 6,5% sui soldi dei piccoli correntisti e del 9,9% sui fondi dei grandi correntisti, secondo il banchiere danese, non ha precedenti nei paesi democratici ed è “una chiara violazione dei diritti di proprietà fondamentali”.

Di segno opposto è stato invece il commento di Erik Nielsen, capo-economista di Unicredit, secondo il quale la vicenda di Cipro non avrà un effetto-contagio e rimane legata  alle specificità di questo paese, che ha un sistema bancario ben diverso da quello delle altre nazioni europee (circa il 40% dei depositi sono in  mani straniere e sono arrivati spesso grazie a regole fiscali e a controlli anti-riciclaggio molto blandi). Per Nielsen, il prelievo forzoso sui conti correnti resta la soluzione migliore poiché i ciprioti non possono chiedere ai contribuenti europei di salvare il loro sistema nazionale senza fare la propria parte. Poco convinti del rischio di un effetto contagio sono anche gli esperti di Websim-Intermonte e Chevreaux, concordi nel ritenere che la vicenda di Cipro resterà un caso isolato. Anche i mercati, adesso, nutrono la stessa speranza.

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