Crisi: come sono cambiati i consumi degli italiani

Rapporto Coop: la metà non va più in vacanza, l'83% fa acquisti solo in periodo di saldi, il 21% non riscalda la casa e al Sud non si compra più la carne

– Credits: Oliverio / Imagoeconomica

Massimo Morici

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La crisi dal 2000 a oggi ci ha reso più poveri. Questo lo sapevamo. Ma così poveri, con aspetti che sembrano riportare il paese indietro di decenni, no. 

È l'Italia della rinuncia, quella che emerge dall'ultimo Rapporto Coop sui consumi: il 70% dei suoi abitanti non è contento della propria condizione economica, un quarto dei residenti nel Mezzogiorno non può permettersi di comprare la carne una volta ogni due giorni, la metà degli italiani non passa più la settimana di ferie lontano da casa e il 43% delle famiglie non riesce a sostenere spese impreviste di 800 euro.

Un paese dove i consumi dal 2000 a oggi sono calati di circa 100 miliardi di euro, dove il 43% dei giovani non trova lavoro, il 24% non studia e non lavora, mentre quelli che fanno le valige e se ne vanno all'estero sono circa 80 mila ogni anno.

È l'Italia in cui ormai l'83% delle famiglie non fa acquisti di abbigliamento se non in periodi di saldi e il 21%, addirittura, non riesce a riscaldare adeguatamente la casa.

PERCHE' I CONSUMI SCENDONO E I SALARI SALGONO POCHISSIMO
 
Cambia, insomma, la spesa anche perché negli ultimi 14 anni gli italiani in media hanno visto calare il proprio reddito disponibile di 2.700 euro all'anno, pari a una perdita del potere d'acquisto del -9,8% con salari che decelerano nel privato (+1,5% l'aumento nell'ultimo anno rispetto al 2,5% nel 2000) e ristagnano nel pubblico (+0,1% l'aumento negli ultimi tre anni).

In questo scenario, si legge nel rapporto, in cui la recessione ha obbligato le famiglie a un nuovo equilibrio della spesa con meno disponibilità, gli italiani dimostrano ancora una volta grande capacità di cambiamento: risparmiano di più, compiono dolorose rinunce e rivoluzionano il proprio modello di consumo per difendere il proprio benessere.

Qualche dato, considerando una caduta dell'11% del reddito disponibile dal 2007 al 2013, il periodo colpito dalla crisi: rispetto a sette anni fa, ad esempio, sono crollati i consumi per i trasporti (-24,8%), per il vestiario e le calzature (-18,4%), per i cosiddetti "vizi", ossia per alcool, tabacco (-15,8%), per i mobili, elettrodomestici e manutenzione casa (-14,4%), per gli alimentari e le bevande non alcoliche (-12,8%) e per l'istruzione (-6,7%).

Meno accentuato il calo dei consumi per beni e servizi vari (-1,4%), per alberghi e ristoranti (-0,3%), mentre sono decisamente aumentate le spese obbligate: per l'abitazione (+4,2%) e per la sanità (+10,3%), anche se ancora ci si concede qualche biglietto per il cinema e il teatro (la spesa per ricreazione e cultura è cresciuta del 5%) e, pur di restare al passo coi tempi, per le comunicazioni, da internet agli smartphone (+19,8%)

Se migliorasse la situazione economica, conclude il rapporto, i primi ad accelerare, cioè i segmenti che hanno subito il calo più accentuato nell'ultimo anno, sarebbero i consumi per l'intrattenimento fuori casa, per spostarsi con l'auto, per passare qualche weekend fuori casa o per comprare qualche prodotto più economico nel largo consumo.

CONSUMI IN ITALIA: IL CALO E LE PREVISIONI

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