Soldi

Conti correnti: protetti sì, ma non dalle mani dello stato

La crisi di Cipro insegna una cosa: per i governi europei, la tentazione di mettere le mani sui risparmi dei cittadini è purtroppo sempre in agguato

Una donna preleva contante da un bancomat (Credits:Epa/Katia Christodoulou)

Prelievo sì, prelievo no. Il governo di Cipro sull'orlo del crack si sta barcamenando ancora nel dilemma se conviene, o meno, portar via una fetta dei depositi bancari dei cittadini, per rastrellare i 5,8 miliardi di euro necessari a risanare le casse dello stato.

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Qualunque sia l'epilogo della crisi cipriota, i risparmiatori devono trarre purtroppo un prezioso insegnamento: per i governi europei, la tentazione di mettere le mani nelle tasche dei cittadini è sempre in agguato, in barba allo spirito di tutte le leggi a tutela del risparmio che, all'interno dell'Unione Monetaria, hanno reso in apparenza inviolabili i depositi bancari.

IL PRELIEVO (SCAMPATO) SUI PICCOLI DEPOSITI

In Europa, è bene ricordarlo, è stata infatti approvata nel 2009 una importante direttiva che  ha stabilito una regola ben precisa: i depositi bancari di tutti i cittadini del Vecchio Continente devono essere garantiti fino a un massimo di 100mila euro. Si tratta di un principio già presente da tempo in molti paesi, a cominciare dall'Italia, in cui esiste dal 1987 uno specifico organismo a protezione dei risparmiatori . E' il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che, fino a qualche anno fa, aveva delle soglie di garanzia sui conti correnti addirittura superiori a quelle europee: 103mila euro circa, contro i 70-80mila euro fissati in altre nazioni.

Il Fondo Interbancario, come gli altri organismi continentali, è nato però con uno scopo: proteggere i cittadini dal rischio che una banca  fallisca e lasci a bocca asciutta i clienti che le hanno affidato in custodia i propri soldi. La crisi di Eurolandia, però, ci ha ricordato che a fallire non sono soltanto le banche. Sull'orlo del crack possono finirci pure gli stati, come la Grecia o Cipro. In questi casi, gli stessi governanti europei che hanno sancito per legge l'inviolabilità dei conti correnti, si sono comportati con ben poca coerenza e, fino a qualche giorno fa, non sembravano farsi molti scrupoli nel portare via una fetta di risparmi ai ciprioti.

Nel caso di Cipro, è stato detto, il prelievo sui conti ha in teoria una giustificazione ben precisa, poiché il governo di Nicosia non è chiamato salvare una singola banca ma tutto sistema creditizio nazionale (che equivale a dire salvare il paese). Come dire: a mali estremi, estremi rimedi. E' proprio questo il principio che rischia purtroppo farsi strada in Europa dopo il crack di Nicosia: quando lo stato deve preservare se stesso, può mandare a farsi benedire anche le leggi che ha prodotto, comprese quelle che consentono (o dovrebbero consentire) ai correntisti bancari di dormire sonni tranquilli, senza essere costretti a tenere i soldi sotto il materasso.

Negli ultimi giorni, molti osservatori hanno rievocato le vicende italiane del 1992, che ricordano (seppur alla lontana) quelle vissute oggi dai risparmiatori ciprioti. Quasi ventuno anni fa,  il governo Amato decise infatti di effettuare un prelievo forzoso di oltre il 6 per mille sui soldi depositati dai nostri connazionali nei conti correnti, per salvare il paese dalla bancarotta. Certo, la situazione di allora era un po' diversa. In quel caso, infatti, l'aliquota del prelievo fu assai modesta  se messa a confronto con quella ipotizzata nei giorni scorsi dal governo di Nicosia (tra il 6 e il 10%). Inoltre, nell'Italia del '92 non bisognava risolvere (come oggi) una crisi del sistema bancario, ma c'era soltanto un governo che aveva un disperato bisogno di soldi per far quadrare i conti pubblici.

Tuttavia, come ha scritto  Alessandro Pedone, responsabile per i temi del risparmio dell'Aduc, anche allora fu seguito lo stesso, discutibilissimo principio: quello secondo cui uno Stato, pur in assenza di comportamenti delittuosi da parte dei risparmiatori, può mettere in un lampo le mani nelle loro tasche. E' un principio che, secondo Pedone, segna addirittura lo spartiacque tra autoritarismo e democrazia, indipendentemente dall'entità del prelievo: che si tratti del 6 per mille o del 6%, poco importa.

Il guaio è, purtroppo, che colpire il risparmio oggi sembra essere diventata la strada più facile da battere per i governi del Vecchio Continente. Lo sanno bene, per esempio,  gli italiani che hanno pagato l'ultima imposta di bollo, cioè la mini-patrimoniale dello 0,15% introdotta nel 2012 dal governo-Monti sui prodotti d'investimento. E' una tassa molto criticata perché, in proporzione, colpisce assai più duramente i piccoli capitali sotto i 20mila euro, che non le grandi ricchezze. Certo, l'imposta di bollo di Monti non è minimamente paragonabile (per iniquità) al prelievo forzoso sui conti correnti ciprioti ma, seppur in modo assai diverso, dimostra più o meno la stessa cosa: quando vuole, in un modo o nell'altro, la mano pubblica riesce sempre a picchiare duro sui risparmi privati.

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