Soldi

Conti correnti, cosa cambia per le spese

Un decreto del governo stabilisce che si potrà cambiare banca, senza costi, in appena 15 giorni. Ma la concorrenza incontra ancora molti ostacoli

Andrea Telara

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Cambiare conto corrente, senza spese, in un massimo di due settimane. E' la possibilità offerta a tutti i risparmiatori italiani dopo che il governo ha approvato il decreto sull'investment compact, lo stesso che riforma radicalmente il sistema delle banche popolari. L'esecutivo guidato da Matteo Renzi ha infatti dato attuazione a una direttiva comunitaria che ha lo scopo di stimolare la concorrenza tra le banche e tutelare i diritti dei correntisti. Questa direttiva prevede appunto che la chiusura di un conto corrente (per chi vuole aprirne uno nuovo e trasferirvi tutti i soldi e i pagamenti ricorrenti) debba avvenire in un tempo massimo di due settimane e senza oneri a carico del cliente. Gli istituti di credito che non rispettano le scadenze dovranno risarcire gli ex-correntisti per ogni giorno di ritardo.


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Ora, con l'entrata in vigore di queste norme, le associazioni dei consumatori si augurano di vedere i costi dei depositi bancari scendere una volta per tutte, proprio grazie all'aumento della concorrenza. Secondo l'Adusbef e Federconsumatori, infatti, i conti correnti italiani sono i più cari d'Europa e hanno un isc (indicatore sintetico di costo) che supera molto spesso i 200-300 euro all'anno, mentre Bankitalia ha calcolato invece una spesa media per i correntisti molto più contenuta: circa 100 euro ogni 12 mesi. Chiunque abbia ragione, una cosa è certa: in Italia la concorrenza tra banche non è ancora elevatissima ma sta comunque facendosi strada. Secondo una ricerca condotta lo scorso anno dalla società di consulenza Oliver Wyman, per esempio, la quota di correntisti che hanno chiuso il vecchio conto per aprirne uno nuovo ha raggiunto in 12 mesi un livello tutt'altro che trascurabile: il 16% circa. A questi clienti “infedeli”, si aggiunge poi un altro 8% di risparmiatori che hanno scelto di aprire un secondo conto, da affiancare a quello vecchio già sottoscritto in precedenza.


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Ora, con le nuove norme contenute nel decreto governativo, la competizione tra istituti di credito potrebbe subire un'ulteriore spinta. Va ricordato, però, che a frenare maggiormente il cambio di conto corrente non sono tanto i costi o i tempi di ogni operazione, su cui il governo ha deciso di intervenire con regole molto rigide. Spesso, infatti, il trasferimento del conto viene ostacolato soprattutto dalle trafile burocratiche necessarie per trasferire da una banca all'altra i pagamenti e gli accrediti ricorrenti come le rate dei mutui o il versamento dello stipendio o per portar via il conto-titoli e i risparmi investiti in fondi comuni e in polizze assicurative. Senza dimenticare, poi, altri due passaggi delicati che riguardano gli assegni e le carte di credito. La chiusura di un conto, infatti, è possibile soltanto quando ci sono delle giacenze sufficienti a coprire l'importo degli assegni ancora in circolazione e i pagamenti già effettuati con la credit card ma non ancora addebitati. Altrimenti, in assenza di fondi sufficienti, la banca ha tutte le ragioni per fare ostruzionismo e per rifiutarsi di estinguere il proprio rapporto con il cliente.


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